Salutamassòreta

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Terremoto



Certo, anche il terremoto non ci voleva. Specialmente ora che l'Italia è in una fase economica che dire critica è un eufemismo. Così, malgrado i fiumi di belle parole, i cordogli e le promesse di aiuti che in tali occasioni si dispensano a piene mani, sotto sotto la solita Germania pare - e sottolineo pare - che in caso di aggravamenti "critici" del debito pubblico abbia intenzione di stringere i cordoni della borsa per quei Paesi che chiedono aiuto al Fondo di salvataggio europeo (Esm), estendendo il famoso "bail-in" anche ai titoli di Stato. Anche se per adesso è un'ipotesi, come dire: davanti agli interessi chi si ferma è perduto! 
fonte:
http://www.corriere.it/economia/16_agosto_24/proposta-germania-fc0d8b8c-6a2c-11e6-a553-980eec993d0e.shtml?refresh_ce-cp

Nonostante tutto, "Nei momenti di difficoltà l'Italia sa come fare!" dice Renzi, che promette l'impegno e la determinazione del suo governo per non lasciare da sole le popolazioni colpite dall'ennesimo terremoto.
Noi lo prendiamo in parola, e aspettiamo fiduciosi. Con preghiera che anche questa volta non si faccia fregare dai tedeschi!

fonti:
http://www.askanews.it/politica/terremoto-renzi-120-morti-garantiremo-ricostruzione-vera_711884309.htm
http://www.ilmessaggero.it/primopiano/politica/terremoto_renzi_amatrice-1927158.html
http://www.repubblica.it/ultimora/24ore/terremoto-renzi-fondamentale-tempi-certi-ricostruzione/news-dettaglio/4658110
http://www.bolognatoday.it/cronaca/terremoto-emilia-20-maggio-2012-ricostruzione-lavori.html


Migranti a Capalbio



Capalbio ha poco più di 4 mila abitanti. Quindi, secondo il sindaco, i 50 migranti assegnati dalla Prefettura a questo Comune rappresenterebbero una notevole concentrazione di persone. Ora, bisogna vedere se sono ritenuti troppi rispetto agli "intellettuali" che ci vanno in ferie, oppure agli abitanti e basta come peraltro avviene nelle periferie-ghetto di altre città. Perché alla fine 50 "poveracci" da sistemare non dovrebbero rappresentare un dramma. Soprattutto per gli "intellettuali" di Capalbio. 
E allora, cosa dovrebbe dire il sindaco di Lampedusa, Comune con poco più di 6 mila abitanti dal quale sono passati migliaia di migranti e che ne accoglie 140?
O quello di Cona, meno di 3 mila abitanti, in provincia di Venezia, dove in un anno i "profughi" ospitati sono passati da 50 a ben 712?


fonti:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2016/4-agosto-2016/migranti-via-cona-bagnoli-alfano-promette-redistribuirli-240766829986.shtml 

http://www.repubblica.it/politica/2016/08/19/news/capalbio_profughi_saviano-146221990/ 
http://www.ansa.it/sito/notizie/topnews/2016/08/18/sindaco-capalbio-troppi-50-migranti_87f09be2-490a-4995-80e1-3bc7b319ae44.html 
http://www.lanotiziaquotidiana.it/umbria/2016/08/12/immigrazione-allarme-dai-piccoli-comuni-ci-impongono-di-accogliere-i-migranti/ 
http://www.targatocn.it/2016/08/11/sommario/agricoltura/leggi-notizia/argomenti/attualita/articolo/25-migranti-ogni-mille-abitanti-anpci-non-ci-sta.html 
http://www.huffingtonpost.it/2015/06/08/profughi-lallarme-dei-piccoli-comuni_n_7535096.html

Per non parlare delle disparità numeriche registrate in tutta Italia tra un Comune e l'altro, dove quasi mai le proporzioni tra assegnazione di migranti e abitanti vengono rispettate.


fonti:
http://www.oglioponews.it/2016/07/28/migranti-comuni-scoppiano-altri-vuoti-la-situazione-nelloglio-po/ 

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2016/08/19/AS2GdHxD-migranti_razzisti_settembre.shtml
E per chi ha voglia di leggere e documentarsi meglio:
http://agriregionieuropa.univpm.it/it/content/article/31/45/i-migranti-nelle-aree-interne-il-caso-della-calabria


Tra l'altro, sono appena rientrato proprio da Capalbio stamattina dopo aver tenuto una conferenza sul tema: "Masturbazione e adolescenza del gallo cedrone nel contesto del rinnovamento della DC da De Gasperi a Gary Cooper".
Un successone!
Ciao e buona domenica a todos

Burkini: sì o no



Ora ci mancava anche la polemica su come bisogna andare vestiti al mare...
Ricordo che da ragazzo mi capitava di vedere le mie cugine che andavano in spiaggia quasi vestite, e così un giorno mi sono informato e ho saputo da mio cugino più grande che avevano... le loro cose. Cosa fossero queste cose lo venni a sapere più tardi, ma non mi meravigliai, non mi misi a ridere, né tantomeno polemizzammo col bagnino o col sindaco di Forte dei Marmi (in vacanza andavamo lì).
Perciò ritengo che ognuno - uomo o donna che sia - possa andare al mare vestito come gli pare, anche da... Zorro, se lo desidera, senza che a nessuno venga in mente d'impedirglielo. Magari gli rideranno dietro e lo piglieranno per scemo, ma sono fatti suoi. In sostanza, credo che la libertà e il rispetto delle donne debbano essere garantiti - e le nostre leggi lo sanciscono - a prescindere da come vanno vestite e dalla religione che osservano. Senza tanto "cavillare" su questo o quel particolare come spesso facciamo, ma scegliendo di volta in volta la strada da percorrere.
Non ritengo giusto, invece, perché mi pare che sia anche contro la legge, che si vada in giro col volto coperto. E questo vale anche per le donne che indossano il burqa. Che poi bisogna vedere chi veramente si potrebbe nascondere sotto simili "palandrane". Specialmente di questi tempi, in cui si sente e si legge di tutto. E se un poliziotto volesse identificarle e chiedesse loro un documento, come farebbe a riconoscerle? Dal colore del burqa? E se nel frattempo quello della foto lo avessero messo a lavare o lo avessero buttato perché era vecchio e ne hanno indossato un altro, quanti documenti con quante foto di burqa dovrebbero avere? 

Campagna antitabagismo



Che il fumo non sia benefico per la salute lo sanno tutti. E quindi è giustissimo scoraggiare chi lo pratica, o chi pensa di dedicarvisi. Ma allora perché non estendono simili campagne pubblicitarie anche agli alcolici? 
Forse, l'alcol, è meno dannoso delle sigarette? E, se poi dovesse passare la legge sulla liberalizzazione delle droghe "leggere", dove le metteranno le scritte e le immagini: sui pacchetti di "erba" per gli spinelli?
Inoltre, visto che che dedichiamo sempre più attenzioni nei confronti dei minori e delle signore incinta, un discorso a parte lo riserverei a chi porta il proprio pargolo a spasso in carrozzina in mezzo al traffico cittadino, col naso quasi all'altezza delle marmitte. Anche se "catalitiche". E non solo...
Perché non respirano di certo aria d'alta montagna!
 
fonti:
http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/ambiente/veleni-insospettabili/veleni-insospettabili/veleni-insospettabili.html 
http://www.peacelink.it/consumo/a/34065.html 
http://www.sharingtechnology.net/Tecnologie/Environment/petrol_petrolio_gasoline.html 



Cyberbullismo e leggi



La rete è ambigua, e l'intenzione di stringerne le maglie farà sì che prima o poi qualcuno ci s'impigli. Devo dire che, detto così, il nuovo disegno di legge che punisce e inasprisce le pene per coloro che, nascondendosi dietro l'anonimato (che poi alla fine tanto "anonimato" non è perché prima o poi ti trovano) "martirizzano" il loro prossimo con video, foto e scritti, mi trova perfettamente d'accordo. La libertà di pensiero, di espressione e d'opinione, sono convinto che non dovrebbe mai scadere nella brutale offesa che molto spesso "bulli" e "cyberbulli", compresi i "cybercitrulli", utilizzano per colpire non solo chi con loro è in disaccordo ma anche chi, di loro, in fondo se ne fotterebbe pure. Se non fossero chiamati direttamente in causa...
Ognuno, solo perché ha una connessione internet ed è iscritto a un blog (non sarò mica io?) o a un social (non sono io!), si sente autorizzato, nella sua stupidità e nelle proprie relazioni interpersonali, a vomitare insulti e accidenti addosso a chi gli pare. Senza pensare che - oltre a far del male - rischia di fare anche una figura meschina! Per giunta, chi lo fa è anche un vigliacco, perché nella maggior parte dei casi si nasconde dietro l'anonimato, o uno pseudonimo, ma non ha il coraggio di venirti a dire in faccia quello che pensa guardandoti negli occhi. Un discorso a parte lo farei per la pedopornografia e chi la utilizza e diffonde, insieme ad altre schifezze e chi ci bazzica intorno, ai quali "utenti" riserverei un trattamento personale. Che non vi dico qual è perché non ve lo voglio dire. Ma lo penso.
Ma da qui a limitare, totalmente e senza differenze, la libertà di esprimere il proprio dissenso in maniera civile e costituzionalmente consentita, credo però che ce ne corra. E qui un ruolo importante lo giocano prima di tutto l'educazione e l'intelligenza di chi ne vuol fare uso. Le quali educaz. e intellig., senza scomodare Freud e la psicanalisi (o pissicanalisi, come si dice nei social), concorrono a fornire l'individuo di quelle basilari regole morali necessarie a vivere insieme agli altri in società frenando i propri istinti. 
Per spiegarla pari pari: se uno non mi dà la precedenza allo Stop non lo posso prendere a colpi di cric e cacciavitate nelle gengive. Chiaro? Ma nemmeno urlargli che cià la sorella puttana, altrimenti i colpi di cric e le cacciavitate me le dà lui. Anche se sbaglia, perché non è riuscito a frenare, per prima cosa allo Stop e subito dopo i suoi istinti.
Detto tutto ciò papale papale, utilizzare questa legge ad hoc per agganciarci e limitare anche la Satira e il diritto di esercitarla in modo sano e corretto - rispettando appunto queste regole -, credo che sarebbe la più grande idiozia che un governo possa fare. Ve l'immaginate le serate in tivvù senza poter più vedere Crozza che imita Renzi o Razzi? Per giunta pagando anche il canone all'"Inquisizione"?  
fonti:
http://www.lottaquotidiana.it/editoriale/articoli-dell-editoriale/1682-cyberbullismo-l-altra-faccia-del-web.html 
http://www.repubblica.it/tecnologia/sicurezza/2016/08/06/news/cyberbullismo_norme_piu_rigide-145477550/ 
http://gayburg.blogspot.it/2016/08/il-disegno-di-legge-sul-cyberbullismo-e.html 
http://www.ultimavoce.it/una-legge-cyberbullismo-diventa-bavaglio/ 

Libertà di espressione




Non so se ve ne siete accorti, ma ormai è sempre più difficile - e talvolta anche pericoloso - trovare le parole adatte per definire qualunque cosa o qualcuno senza rischiare il linciaggio mediatico. Così avviene che il "politicamente corretto", proprio perché spinto all'eccesso, stia diventando una questione di lana caprina. Mi riferisco alla feroce, e secondo me inutile, polemica esplosa sul web a proposito delle atlete olimpioniche di tiro con l’arco, definite “cicciottelle” dall’estensore di un articolo apparso su un quotidiano. Certo che se invece del vezzeggiativo “cicciottelle” avesse scritto “ciccione”, “grassone”, “pingui”, “trippone”, “buzzone” o quello che vi pare, avrei capito. Magari avrebbe fatto meglio a non scrivere nulla, limitandosi a un titolo più scarno e “asettico” che descrivesse l’evento sportivo e basta. Ma da qui a licenziare - o minacciare di farlo - una persona per un aggettivo che secondo me non intendeva certo offendere ce ne corre.
fonti:
  
Così, soprattutto quando si parla al “femminile”, da un po’ di tempo le accuse di sessismo volano come aquiloni al vento. Naturalmente senza alcun riferimento ironico o sarcastico nei confronti di chi, gli aquiloni, li fa volare. Ci mancherebbe! Mi accuserebbero subito di… aquilonismo.
Allora, pensandoci più attentamente, mi soccorre la pubblicità televisiva. Una delle tante, per intenderci, è quella delle “supposte effervescenti” che addirittura mostra come e dove s’introducono. Una animazione così ben fatta che la supposta ti pare di averla già nel culo!
fonte:

O le altre, dove a tutte le ore del giorno, pranzi e cene compresi, le varie aziende ci propinano video del “gentil sesso” impegnato a promuovere una miriade di prodotti che, oibò, dai materassi ai pannolini per finire agli assorbenti con annesso odore di urina in ascensore nella stragrande maggioranza dei casi fanno cadere l’attenzione unicamente sull’aspetto fisico di chi li reclamizza  - ragazze belle e quasi sempre poco vestite - e non certo sul prodotto. D’altra parte, se queste immagini le vediamo vuol dire che dall’altra parte c’è chi ha accettato di vendersi.
Poi ci sono anche programmi - tantissimi – dove i culi e le curve femminili si sprecano, che possono piacere oppure no. Certamente io li preferisco a quelli dove si parla di politica, oggi divenuti pesanti e noiosi soprattutto perché di politica ci si discute addosso, spesso contrapponendosi violentemente senza dialogare.
Concludendo, a conti fatti, parlando al femminile ma non al “femminista” e dilatando la mia riflessione, credo che l’arma della seduzione si possa manifestare anche solleticando, perché no? certe fantasie erotiche e soprattutto discutendone liberamente senza tuttavia scadere nella volgarità gratuita. E io, per esempio, che non mi chiamo Freud ma che appartengo alla fortunata generazione dei reggicalze, ricordo che quando vennero soppiantati dai collant andai profondamente in crisi. Perciò, non siamo ipocriti e bacchettoni. Che vogliamo fare: mettere un bel burqa a tutte e chi s’è visto s’è visto? Sennò per quale motivo a Capodanno alle nostre care compagne regaliamo dei graziosi e intimamente “perversi” completini rossi? Che per dimensioni e trasparenze non sono certo come quelli che indossava mia nonna. Altrimenti, se di buon augurio e di fortuna si tratta, invece delle mutande basterebbe semplicemente un piatto di lenticchie. A proposito, si potrà dire “mutande”?

 

Regno Unito


Ditemi la verità: vi sono mancato? Noo?... Come sarebbe a dire?... A me invece sì che mi siete mancati! Eccome! Però la mia è stata un'assenza giustificata. In breve, sono volato in Inghilterra. Niente di speciale... la "Brexit" non c'entra, né tantomeno la politica o il bilancio della Banca d'Inghilterra con l'abbassamento dei tassi e le stime sul pil. Semplicemente sono andato a trovare alcuni amici d'infanzia, che vivono e lavorano là da qualche anno e che sperano che non li rispediscano in Italia. 
Così, alcuni giorni fa io e la mia Signora abbiamo preso l'aereo - l'ultima volta che lo abbiamo fatto è stato per Parigi - e abbiamo fatto il salto della Manica. Siccome, come del resto mi era già capitato in Francia a mia insaputa, avevo sentito dire che quasi tutti gli alloggi di certi Paesi europei difettano nella fornitura di alcuni sanitari da bagno tipo il bidè, questa volta sono partito preparato e me lo sono portato da casa. In verità non è stato semplice, specialmente quando abbiamo dovuto superare il controllo dei bagagli, ma siccome avevo rinunciato ad una parte di quello a mano, peraltro consentito nella misura di colli due, al posto di uno zainetto mi sono portato il bidè. 
In un primo momento l'addetto al bagagliaio ha storto un po' il naso, ma quando gli ho raccontato tutte le mie avventure nei bagni degli hotel parigini e i perigliosissimi equilibrismi tra vasche e lavandini al solo scopo di nettarmi doverosamente le intimità mi ha lasciato passare. 


La parte più difficile è stata quando, una volta saliti a bordo, la hostess pretendeva che lo mettessi sotto al sedile del passeggero anteriore, e siccome non c'entrava neppure con le binde allora mi ci sono seduto sopra allungando le cinture. Comunque siamo decollati alla volta di Gatwick - che sarebbe un aeroporto come quelli nostri che abbiamo in Sardegna, solo che è un po' più grande e devi fare diversi chilometri a piedi prima di arrivare dove devi arrivare ma senza sapere dove sei arrivato -, e dopo un paio d'ore abbondanti di volo siamo felicemente atterrati. 



 Questo sopra è l'estremo lembo nord della Sardegna. 
Si vedono chiaramente - per chi come me li conosce perfettamente - il promontorio di Capo Testa e il paese di Santa Teresa di Gallura

Mentre questa è Nizza. 
In basso, sul mare, l'aeroporto Côte d'Azur, e in alto Cap-Ferrat


 Mentre qui (foto sopra e le altre sotto) siamo sopra l'Inghilterra





Immaginando che ai controlli in uscita avrebbero potuto farmi delle storie per l'insolito bagaglio, durante il volo avevo smontato le bretelle dallo zaino di mia moglie e le avevo messe al bidè, che poi mi ero caricato sulle spalle. In principio ho dovuto faticare un po' per spiegare all'inserviente della sicurezza inglese che quello che portavo in spalla era un prototipo di zainetto non ancora in commercio, e forte dei tre anni di militare a Oxford col mio inglese quasi perfetto gli ho promesso che una volta rientrato in Italia se mi lasciava il suo indirizzo gliene avrei fatto avere uno. E siccome non aveva mai visto un bidè in vita sua, mi ha creduto sulla parola. Gente educatissima e cordiale, gli inglesi. Ho ancora negli orecchi i "tenchiù" del brav'uomo in uniforme. 
All'aeroporto, dopo averci messo una buona mezz'ora prima di trovare l'uscita giusta seguendo il serpentone umano e i cartelli indicatori - tutti rigorosamente in gaelico stretto con leggere inflessioni in Newfoundian Irish, escluso l'italiano e il sardo -, abbiamo incontrato gli amici che ci stavano aspettando per portarci in auto a spasso per il Sussex, dove fanno i tassisti e organizzano viaggi, e in seguito mostrarci l'alloggio. 
"Mi raccomando, ci avevano detto, siete ospiti a casa nostra, e per l'intera vacanza non vi dovete preoccupare di nulla!"
Ora, forse non tutti sanno che in Inghilterra le case o sono grandissime e costano un pacco di soldi, sia in affitto che in vendita, oppure sono piccolissime come quelle dei sette nani con due mezzi nani che sono la cucina e il bagno.  




Ecco, i nostri amici abitano in uno di questi naneschi alloggi - non quelli delle foto! :) -. Con gli altri due mezzi-servizi nani. Dignitosissimo, ma sempre minuscolo è, e naturalmente senza bidè. Quello che mi ero portato appresso, siccome in casa non ci sarebbe mai potuto entrare, mi avevano detto di parcheggiarlo da un loro amico pittore che ha una galleria d'arte in centro. Non avendone mai visto uno prima d'ora neanche lui, non c'è voluto molto a convincerlo che era un busto in maiolica delle Fiandre che avevo esposto alla Biennale di Venezia il mese scorso e che il sindaco di una contea vicina mi aveva commissionato per abbellire una rotatoria in fase di costruzione alla periferia della sua città. Tornando alla nostra sistemazione amicalcasalinga, se per loro (non avendo figli) il minimonolocale va bene e avanza, in quattro più le valigie per noi è diventato quasi da subito un vero dramma. Anche se molto generosamente ci avevano offerto la camera da letto trasferendosi loro a dormire nel tassì con le nostre valigie. Poi, siccome ci hanno spiegato che da queste parti non si usa fare visite ma ci si incontra tutti al pub (e che pub! Vedi le foto sotto), non hanno neppure mai sentito la necessità di avere una sedia in più oltre alle uniche due che possiedono. Così mangiavamo a turno, in piedi, come i pendolari sul treno all'ora di punta...




Tra l'altro, gli incontri serali o mattutini degli abitanti della monomini home, cioè noi, dovevano avvenire rispettando rigorosamente i sensi unici alternati nel corridoio-trincea e nell'ingresso alquanto angustino, scavalcando le valigie, le scarpe, e qualche altro ingombro, pena un tremendo incagliamento di arti, asciugamani e spazzolini da denti dal quale veniva spesso difficile districarsi. Così, dopo tre giorni ci siamo trasferiti in un albergo vicino. Nel quale ovviamente mancava il bidè.


Ma torniamo al nostro viaggio-soggiorno in terra anglosassone che, complice un vissuto quotidiano di fantozziana memoria, avrebbe di lì a poco assunto sfumature grottesche, ciniche e beffarde. In sostanza, abbiamo sbagliato tutto: il periodo, a cavallo tra luglio e agosto; e l'organizzazione del viaggio, che andava ben programmato per tempo e affidato a chi queste cose le fa per mestiere. Ma soprattutto lasciar perdere le visite agli amici, che anche se molto generosi e fanno piacere alla fine condizionano e legano. Infine, informarci meglio sul clima locale e sul tempo prima di partire mettendo in valigia almeno una felpa pesante e un giubbino impermeabile. E magari pure un paio d'ombrelli...
"Invece di andare subito a casa, ha esordito a un certo punto il tassista più anziano entusiasta del suo nuovo programma, vi facciamo visitare Brighton. Sono certo che vi piacerà. E' bellissima!"
E così siamo arrivati a Brighton, dove nel frattempo aveva iniziato a piovere.
Arrivati a destinazione e lasciata la macchina in un parcheggio a pagamento - perché in Inghilterra si paga tutto, anche l'aria quando gonfi le ruote al distributore: 50 penny per quattro minuti, e per fare in tempo devi arrivare coi tappini già tolti prima di partire da casa -, ci siamo incamminati mestamente sotto una pioggia fitta per le vie del centro. Io, che avevo paura che mi si bagnasse la macchina fotografica, ho scattato qualche foto da sotto l'ascella e il poco che vedete è quello che sono riuscito a fotografare.




Peccato davvero, perché Brighton è veramente bella e avrebbe meritato di più. Soprattutto il Royal Pavilion e il suo magnifico parco pieno di fiori, che abbiamo dovuto visitare quasi di corsa sotto la pioggia battente. 






All'ora di pranzo abbiamo trovato asilo in un'ottimo ristorante italiano (finalmente!), dove abbiamo mangiato benissimo e siamo stati trattati come in famiglia. Figuratevi che sono stati così gentili da festeggiare il compleanno della mia Signora - 84 anni compiuti in volo, e portati benissimo insieme alle valigie - servendoci un ottimo tiramisù tra gli applausi dei presenti. Io mi sono ingoiato quasi intera una pizza meravigliosa. Erano anni che non ne mangiavo una così buona!!
Questo, il loro sito web: http://pizzavip.co.uk/
e quest'altro, per chi ha "feisbùc":
https://www.facebook.com/Very-Italian-Pizza-421916151286753/
 
Il pomeriggio del giorno seguente, dopo Brighton siamo andati ad Arundel, una bellissima cittadina di origini medievali di circa tremila abitanti, situata lungo le sponde del fiume Arun e nella quale ancora oggi si respirano secoli di Storia Anglosassone. Da un momento all'altro mi aspettavo che da dietro un muraglione sconnesso uscisse uno sgherro di Guglielmo il Conquistatore, reduce dalla battaglia di Hastings, gridando: "Altolà, fellone, dove credi andare?!"














 
Ciò che ci ha colpito maggiormente di Arundel, a parte ovviamente lo splendido castello di epoca normanna e lo sgherro di Guglielmo, è stata la musica all'aperto nel parco sul fiume, e l'imponente e austera cattedrale di St. Mary (dove all'interno stavano suonando della musica sinfonica, che ho registrato... senza volume! ☺☺). E poi i colori della pittoresca architettura inglese: con le case in legno pitturate di bianco o con i mattoni a vista, i tetti spioventi e le finestre ad arco sporgenti dall'edificio - le bow-windows - e gli splendidi giardini curati e fioriti. Ma soprattutto quei fiori, che trovi in giro messi un po' dappertutto, appesi ai muri e ai lampioni delle strade. Ma non solo ad Arundel.



 
Anche se io, in confidenza, se mi è permessa una digressione, appeso ai muri e ai lampioni, ci avrei messo volentieri quello che ha insegnato agli inglesi a fare il caffè...☺☺ 
Per fortuna i nostri amici conoscevano dei posti dove il caffè si riesce a bere buono; non proprio come quello italiano ma comunque gli si avvicina molto... Peccato che anche qui il tempo non ci abbia aiutato, perché ogni tanto il sole veniva oscurato da minacciosi nuvoloni neri che ci scaricavano addosso improvvise secchiate d'acqua costringendoci a cercare riparo in qualche pub. Dicono che questa è l'Inghilterra, e che il clima è così quasi tutto l'anno meno che in primavera. Forse, se fossimo venuti a giugno, come le rondini, saremmo stati più fortunati. Chissà...
Verso sera, non sapendo più in quale pub andare perché li avevamo visti quasi tutti, stanchi degli “assaggini” - la maggior parte dei quali d’influenza culinarcoloniale a base di spezie e salsine -, siamo rientrati verso l'albergo passando per Worthing. In effetti, a parte qualche eccezione come l’ottimo fish and chips e il chicken tikka (ma senza panna, yogurth, peperone e probabilmente il tikka, lasciando solo il curry, la cipolla e poco pomodoro, che alla fine dovevi andare in cucina e cucinartelo da solo) la British cuisine non mi ha entusiasmato molto. E, badate bene, parlo solo per me e non si deve offendere nessuno. Per carità, in Inghilterra ci sono un sacco di piatti buonissimi e gustosi, ma se non li conosci e non sai già in partenza cosa prendere, basandoti solo sul menù che ti portano al ristorante la scelta non è facile. Soprattutto perché il menù è scritto in... inglese, e i piatti hanno nomi e cognomi "strani". Un aiutino magari è possibile averlo buttando l'occhio sul piatto del vicino di tavolo, se lo servono prima di te... E poi troppe spezie, troppo burro, troppo fritto, troppe uova, troppa salsiccia e bacon, tanto che alla fine ti sogni un bel piatto di spaghetti con la pomarola e il basilico, o un riso in bianco condito solo con l’olio d’oliva, quello buono. 
Mi è piaciuta molto, invece, la patata al forno cotta con tutta la buccia e poi incisa in quattro e ricoperta solo col cheddar cheese, che poi è un formaggio giallognolo, non molto bello da vedersi ma saporito, che ci viene grattugiato sopra a grosse scaglie. Una ricetta semplice e gustosa, che se mangiata a cena ti riempie lo stesso la pancia e dormi tranquillo. Che ci volete fare, io mi accontento di poco. Del resto anche in Italia, parlando della semplice pizza, mangio solo la “margherita”, e la chiedo con poco pomodoro e quattro-capperi-quattro. E se per caso me ne mettono cinque, uno me lo faccio togliere.
Tornando a parlare del clima inglese, almeno di quello che abbiamo trovato durante la nostra permanenza rispetto a quello che avevamo lasciato in Sardegna (caldo torrido e notti insonni), tutto sommato non siamo stati male e almeno di notte si riposava bene. Naturalmente a parte la quasi costante e noiosa pioggerellina che faceva seguito agli improvvisi scrosci d’acqua e ci rovinava le giornate; un po' di fresco fuori programma, a causa del quale mi sono dovuto accattare una felpa di pile da 19-sterline-quasi-20, e il ventaccio che mi scompigliava i riccioli.


   
Così, quando usciva il sole, accompagnato dai fedeli e preziosissimi amici, ne approfittavo per continuare il mio tour fotografico in giro per il Sussex.
Un’altra mèta interessante è stata Chichester, con la sua bellissima cattedrale fondata nel 1075. La Cathedral Church of the Holy Trinity, ovvero la Cattedrale della Santa Trinità, visibile addirittura dal mare, è l’unica – così dicono – ad avere cinque navate e un campanile staccato dalla chiesa stessa. Peccato che… indovinate un po’, avesse ricominciato a piovere. 





Infine, davvero bella la vecchia Bmw col sidecar che ho fotografato nel parcheggio dove avevamo lasciato la macchina.






 
Volevamo passare anche da Southampton: una bellissima città del Sud Est inglese, nella contea dell’Hampshire e proprio di fronte all’isola di Wight, il cui porto è uno dei maggiori della costa meridionale del Regno Unito ed è ricordato perché da qui salpò, il 12 aprile del 1912, alla volta di New York il transatlantico Titanic, ma ci siamo accontentati di rintanarci nel solito pub aspettando che spiovesse… 
Al ritorno da Chichester, siccome stava uscendo di nuovo il sole, non volendo rischiare di arrivare fino a Southampton – tanto, il Titanic era già… partito -, abbiamo pensato di fare un salto a Littlehampton, un’altra amena e caratteristica cittadina del Sud Est, proprio alla foce del fiume Arun.

 La foce del fiume Arun 

Dove, lasciatemelo dire e aiutatemi a dirlo, ho mangiato il miglior fish and chips che mai mi sia capitato di mangiare durante la nostra vacanza!





Anche qui meravigliosi giardini e passeggiate fiorite, case variopinte e tutto ciò che questa incredibile Inghilterra stava regalando a noi, piccoli e sprovveduti viandanti. Però, quando piove...



Ora, siccome sto diventando matto con l'impaginazione perché scritte e immagini non vengono inserite come voglio io ma come gli pare a blogger, e le devo togliere... poi rimettere... poi controllare... poi ritogliere... e poi rimettere, così mi sono rotto le palle e ci vediamo un altro giorno. 
Magari domani. Forse...
 


Continua...

A presto!