Salutamassòreta

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Campagna elettorale


Ho sognato che ero andato a votare. Ne avrei fatto volentieri a meno, ma dopo essermi abbuffato per giornate intere di opinioni altrui, dopo aver tirato tardi tutte le notti coi costanzi e coi mentana, dopo aver sentito i ferrara, i vespa porta-a-portér, i lerner e tutti gli aruspici in voga sui teleschermi nazionali e privati profondersi nei più variopinti e apodittici pensieri, anch’io, nel sogno, appecorandomi al volgo, mi ero oniricamente diretto alla vòlta dei seggi. A prima vista ero disorientato e non riuscivo a legger chiaro nel viluppo di stemmini e distintivi, coccarde e patacche, fregi e rosette, e tutto il resto degli iniziatici blasoni commissionari di camarille e movimenti, compresi i peristaltici... “Sarà, questa mia scelta, oggettivamente felice?” pensavo mestamente. “Le preferenze da me espresse, qual miserando e incasinatissimo elettore, apriranno finalmente nuovi orizzonti tra i fumi e le ceneri della Repubblica di sempre?” Infatti, giunto nello scomparto delle profezie elettorali, sprofondavo nella motriglia delle schede, sempre più numerose e policrome, cercando invano di liberarmi dagli intrighi del “Movimento dei Cercatori di Lumache”, dalle mene del “Partito dei Sofferenti di Colecisti”, affrancandomi con difficoltà dalle occhiate invitanti dell’”Associazione per i Diritti dell’Orso Dispeptico”. Poi, ricordando un favore che dovevo a un amico che aveva trovato un lavoro in nero a mio figlio, nonostante gli ammiccamenti dell’“Alleanza dei Mangiatori di Trippa del Sabato Sera”, mettevo una crocetta piccola piccola sul “Movimento per l’Evoluzione del Bigattino”. D’altronde anch’io, come l’”amico” procacciatore di lavori, sono un accanito pescatore e la salute di questa bianca, simpatica larvetta non può essermi indifferente! “Che sia un incubone pazzesco causato dalla frittata di cemento armato e salsiccia mangiata la sera prima?” pensavo nel dormiveglia. Mi giravo e rigiravo nel letto, sommerso da suini e acidi rigorghi, e nello stranguglione finale di un’apnea quasi mortale mi apparivano i soliti scenari post-elettorali, le solite losche coalizioni nelle quali ci si trastulla come con le figurine dei calciatori. Eccoli, i tavoli dei “progressisti”, dei “poli”, degli “ulivi”, dei “centri”, intorno ai quali si ruzzava in improbabili stabilità che avrebbero assicurato - questo è certo – ancora a tutti un posto al sole. Vedevo il perpetuarsi di untuosi tentativi di camuffamento dei ribaldi per un “nuovo” che nuovo non è; li vedevo, mentre facevano ricorso a equilibrismi matematici che si consumavano, come sempre, nelle logiche spartitorie delle comode poltrone di primissima fila. Le immaginavo, le personali e sempre più sfrenate mire dello strapagato popolo dei Culi Sudati; le ammucchiate elettorali succedersi in una sarabanda di alleanze fantasiose: un verminaio di centri che diventavano destre, dei centro-sinistra che mutavano in centri a sinistra dei centro-destra. Che incubo! Riuscirò a svegliarmi? Anche se le vigorose piallate dei giudici di “Mani pulite” avevano in qualche modo frantumato i malversatori, i camaleonti si erano presto trasformati in schegge politiche incapaci di governare il Paese. Che visione angosciosa e opprimente! “Vuoi vedere che ci continueranno a prendere tutti quanti per i fondelli?” pensavo. “E se gli esordienti rampichini delle “nuove proposte” fossero peggiori dei loro predecessori?” mi dicevo, nei tormenti del sogno da frittata. Eppure li avevo uditi, dai vespa, dai mentana, dai costanzi, dai ferrara e dai lerner, mentre si alternavano ai catodici consigli per gli acquisti. Li avevo uditi, nottetempo, frammisti a improbabili visioni di famiglie felici, di giardini fioriti, di stuoli di sorridenti vecchietti dalla non più ipertrofica prostata e dalle dentiere diamantine saldamente attaccate alla volta palatina, lieti per la guarita incontinenza alla tedesca e per la sicura addentatura alla francese, parlarci di pensioni, d’indulti e di bicamerali. Li avevo uditi, tra il frinire di allegre topine saltellanti sui materassi, sgambettanti sui campi di tennis e nelle palestre che, “anche in quei giorni particolari” di “flusso leggero”, si sentono tranquille perché “maxi” è più lungo e più largo. Ha le ali e, soprattutto, non fa male. Li avevo uditi, tra alcolizzati pescatori di campane e attempati meccanici di vecchi aeroplani sbiellati che salvano puledri sull’orlo di precipizÎ mentre fanno partorire la ciuca, parlare di pil e di competitività. Li avevo uditi, grufolare tra le miracolose ricette per un’Italia vincente e guarita, piena di bond argentini e di finanziarie, ma soprattutto europea. Affollatamente europea! Che apocalittica apparizione! Intanto (nel sogno?), il metamorfico debito-abisso pubblico cresceva quasi soffocandomi. L’ignobile retaggio di quell’inarrestabile virogenesi politica, resistente a qualsiasi vaccino, ed il cui vincitore era ancora una volta l’Equivoco, mi avviluppava tra le sue spire. “Altro che occupazione, altro che Maastricht, altro che risanamenti!” pensavo con crescente agitazione mentre mio figlio era già stato licenziato. Mi era venuta la bocca amara... mi sembrava di avere la lingua di cartone... 
Dovevo svegliarmi... ora... subito! È mai possibile che una frittata, anche se di cemento armato precompresso, sia la causa di tutto questo putiferio? Che siano state le cipolle? O la salsiccia? Ma poi, la frittatona, l’ho mangiata ieri sera... o, forse, non è stato per caso la sera prima? Ma sì, che scemo, l’avevo mangiata proprio due notti fa! Allora... vuoi vedere che sono sveglio?... Pensa un po’ che fregatura!
Francesco Dotti

1 commento:

Anonimo ha detto...

Ciaooo Cecco!!! COme va? Guarda, questa tua vignetta non sbaglia asslutamente! Si cambia solo la "MASCHERA"... tutto il resto sarà un ciclo e "riciclo" di personaggi già noti...