Salutamassòreta

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Autarchia

Il calcio, da anni non è più uno sport. E' un'industria. Con un costo della manodopera, anzi, del "piededopera", che ha raggiunto livelli insostenibili che vanno oltre il suo realistico valore di mercato e, quindi, nel tempo destinata a fallire. O, come le aree dismesse, ad avviarsi verso una sorta di "riconversione". Soprattutto morale.  
Per quanto riguarda i suoi diritti televisivi, in questi giorni tutti sembrano preoccupatissimi. Senza partite in tivvù, intendo quelle da vedere "gratis", ora potrebbe diventare più difficile conquistarsi il consenso del popolino. Cosa accadrebbe se la gente, invece di guardare la televisione (ahimè tutta), cominciasse a pensare o a leggere (pericolosissimo!) e osservare in maniera critica la vita politica del proprio Paese?  
Ma non preoccupatevi. Un accordo si trova sempre, prima o poi. E, prima o poi, vedrete che lo troveranno. Basta pagare. 
Diverso è, invece, quando a farne le spese è la povera gente. I prezzi dei generi alimentari, soprattutto di grano, riso e mais, aumentano e questi aumenti sono stati motivati, oltre che dal rialzo del prezzo petrolio, dall'accentuarsi dei bisogni - anche i Cinesi e gli Indiani si sono accorti che non si vive di solo riso - e dal maggior consumo delle "materie prime" che però iniziano a scarseggiare. Così entrano in ballo le speculazioni, gli esosi passaggi di mano dal produttore al consumatore con il conseguente aumento dei prezzi. Vi ricordate quando si buttava via il latte? E le arance e i pomodori che finivano spremuti sotto le ruote dei trattori? Qualcosa evidentemente non ha funzionato. 
Perciò io avrei un'idea. E, come diceva Totò: "A me mi piace". Considerato il fatto che molte regioni italiane (Sardegna, Sicilia, Puglia, Emilia Romagna per citarne alcune) in passato sono state considerate il "granaio d'Italia", incrementando in questi territori la coltivazione di quei cereali "a rischio" si potrebbe, in un'autarchica visione futura - mettendo da parte in questo particolare momento di crisi le leggi che regolano i mercati internazionali -, riorganizzare l'agricoltura indirizzandola verso una produzione che ci assicuri perlomeno l'autosufficienza. 
In Sardegna, per esempio, si potrebbe interrompere la coltivazione di villaggi lungo le coste a favore di piantagioni di mais, grano, orzo e altre simili graminacee. I turisti, invece del gommone o la moto d'acqua, si porterebbero ciascuno una motozappa con la quale, durante la vacanza, dissoderebbero il giardino della villetta preparando i solchi per la semina e, l'anno venturo, verrebbero per il raccolto. Lo sai che vantaggio per l'isola!
Se anche questo non bastasse, allora propongo di piantare cereali anche nei numerosi campi di calcio disseminati su tutto il territorio nazionale. Quante volte, durante una partita di calcio, ci siamo sentiti allenatori o commissari tecnici e abbiamo detto "io farei questo, io farei quello"? Alzi la mano chi non l'ha detto! 
E allora, che male c'è se la domenica ci sentiamo un po' agricoltori? In fondo sarebbe per il nostro bene. Vorrà dire che, invece di andare a vedere la squadra del cuore, i tifosi potrebbero controllare le mutiche e le spighette, o le pannocchie e le cariòssidi e prendendere a calci, di tanto in tanto, qualche vorace lepidottero.
Prima che ci manchi il pane e a qualcuno venga in mente di darci le brioches...
Maria Antonietta François Dottì

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