Salutamassòreta

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Mare e vacanze



E' scoppiata l'estate! Tutte le spiagge sono piene e le strade per arrivarci intasate dal traffico e dai lavori estivi in corso. Soprattutto in città, dove già si circola a stento tutto l'anno nonostante le "soluzioni a raso", i "tunnel modello Prandini" e le "sopraelevate", per i quali, discutendo fino alla noia e discettando se la soluzione "a imbuto" non fosse migliore di quella "a imbuto con tappo", gli incaricati dei lavori all'epoca decisero che la più pratica e funzionale sarebbe stata la soluzione "a caso", nella sua variante "a casino". Così, per spostarti con la macchina, devi essere perlomeno l'esorcista. A meno che non ti alzi alle 4, prima che il gallo canti tre volte, e rientri dopo Carosello. Allora, cioè partendo alle 4, forse riesci a muoverti e puoi sperare di trovare un posto libero in qualche spiaggetta fuori mano - cosa alquanto difficile, perché di quest'isola ormai tutti conoscono tutto -.
Anche così, però, la pace dura solo fino alle 11,30, perché dopo arrivano i turisti di mezzogiorno; quelli che se ne fottono dei melanomi e delle raccomandazioni dermatologiche, e se non ti sposti ti piantano l’ombrellone nel culo. Perché loro hanno pagato la vacanza e hanno più diritti di te. Questo nei giorni feriali. Il sabato e i festivi, invece, cambia tutto. Perché a questa moltitudine si uniscono gli “indigeni” – quelli che ancora lavorano, perché i disoccupati e i cassintegrati, in quanto liberi da impegni, vanno al mare insieme ai turisti -, e il traffico raggiunge livelli intollerabili. Soprattutto per noi che non ci siamo abituati. Per non parlare degli ingressi al mare a pagamento, ormai sistemati, con la complice acquiescenza di molti Comuni, in quasi tutte le spiagge più belle. Perciò, se non vuoi pagare, o ti fai il bagno nei vivai delle cozze, al porto, o sennò torni a casa e dalla disperazione ti butti nella vasca da bagno, sperando di affogare. Se non hanno ancora tolto l'acqua.
Ora, siccome io non ho mai avuto né la vocazione della vittima, né quella del tollerante sopportatore, non mi accontento, come molti fanno e mi dicono di fare in questo particolare periodo: cioè di bagnarmi nel mare dei "poveri".
No, pergiove! Io, il mio sacrosanto bagno, lo voglio fare nel mare "sardo", quello vero, limpido e smeraldino, quello dei dépliant che richiama ogni estate milionate di turisti accaldati, di quelli che in televisione si lamentano perché arrivano alla terza settimana del mese, e che quasi quarant'anni fa mi convinse a fermarmi in quest'Isola bellissima.
Per questo odio l’estate, specialmente luglio e agosto, più l’ultima settimana di giugno e la prima di settembre. Ma allora, quando cazzo ci devo andare al mare?
Così stamani io e mia moglie ci siamo fatti ancora una volta coraggio, e per non perdere tempo siamo partiti presto, già abbigliati “da mare”: costume, sdraiette e ombrellone aperti in anticipo in macchina, asciugamani dispiegati sui sedili e materassino parzialmente gonfiato. Io guidavo indossando anche la maschera e il boccaglio (perché tutte le volte perdo tempo a cercarli nella borsa e, mentre rovisto invano, qualcuno arriva e mi frega il posto).
Non ho messo le pinne, perché la pedaliera della mia Panda giallo ottimista è troppo stretta, e schiacciando tutti e tre i pedali insieme si guida maluccio.
Insomma, vi dicevo, stamani abbiamo raggiunto una località che credevamo quasi sconosciuta (qual è non ve lo dico, così non passate parola ai vostri amici) - ma della quale vi allego ugualmente qualche foto sperando non sia facilmente identificabile, così vi rendete conto della parola “sconosciuto” quando da queste parti si parla di spiagge -, e finalmente siamo riusciti a farci il bagno. Poi, verso mezzogiorno, sono arrivati i turisti incuranti dei melanomi e del buco nell'ozono, alcuni coi quattrozampe al seguito – molti dei quali si erano portati anche gli amici abbandonati sull’autostrada -, e così quel piccolo buco di paradiso in un attimo s'è stracolmato di gente.
Io e mia moglie, che ci capiamo al volo, ci siamo guardati per alcuni secondi e prima che qualcuno ci infilasse un ombrellone nel culo, quatti quatti, senza dare nell’occhio per non fare figuracce, nascondendoci dietro al materassino e parlando in dialetto greco-bavarese, ce ne siamo tornati a casa un po’ delusi, sperando di affogare nella vasca da bagno.
Francesco Dotti

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