Salutamassòreta

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Costituzione Italiana


"Born blind"
La Costituzione Italiana ha sessant'anni. E li dimostra tutti...
A proposito di Italia, poi, mi è venuta in mente un'altra cosetta. Da un po' di tempo si parla dell'inno di Mameli - scritto da Goffredo Mameli e musicato da Michele Novaro.
C'è chi lo canta, chi lo stona, chi lo fischia (vergogna!), chi lo legge e chi lo... storpia. Infatti, giunti alla strofa "Stringiamci a coorte..." (che è il modo esatto di pronunciarla), quasi tutti cantano "Stringiamoci a corte...". Sbagliato! Non è la stessa cosa.
E anche il significato cambia. "Corte", più o meno sappiamo tutti che vuole dire cortile, dimora, reggia o insieme dei familiari del re o gentiluomini del suo seguito, codazzo di ammiratori, lusingare o colmare di attenzioni qualcuno, ecc. ecc. Mentre la "Coorte", ai tempi dei Romani, era ciascuna delle dieci parti in cui veniva suddivisa la legione romana, e in questo caso il Mameli intendeva, in senso figurato, proprio la schiera dei soldati - o dei cittadini - uniti a difesa della Patria.
Altra importante annotazione, dovendo rispettare la metrica, e quindi il ritmo
della poesia (che trae origine proprio dalla lunghezza dei versi e delle parole), se ci fate caso ambedue le forme - quella giusta e quella sbagliata - tornano perfettamente. Ma se il buon Mameli avesse dovuto scrivere: "Stringiamoci a coorte", senza togliere quella "o", apparentemente così insignificante, il ritmo del verso sarebbe andato a farsi fottere! Infatti, trattandosi di versi senari (nei quali l'accento tonico cade sulla quinta sillaba: "strin-giam-cia-co-ò-rte" e poi, per finire: "siam-pron-tial-la-mòr-te") e altri quinari, o pentasillabi, in chiusura ("l'Italia chiamò" "I vespri suonò", ecc. ecc.), il nostro amico Goffredo non poteva fare diversamente e ha dovuto levarsi dalle palle quella "o" che gli avrebbe guastato tutta la poesia. Vi sono piaciuto?
Con affetto, sempre vostro
Francesco Dotti

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