Salutamassòreta

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Camorra


Commercianti e "magliari" i camorristi nel napoletano, mafiosi-imprenditori nel casertano, dove si costruiscono interi quartieri.
Ora, se a comprare da qualche guappo un paio di pantaloni e una maglietta di marca contraffatta invero si rischia pochino - e magari è anche roba buona -, non dovrebbe essere la stessa cosa per l'acquisto di un appartamento, soprattutto se tirato su coi proventi della vendita di armi e di droga, oppure sfruttando la prostituzione, la monnezza e il gioco clandestino.
Ciò che è emerso nel corso della interessante puntata di "Porta a porta" andata in onda ieri sera, è ancora una volta il quadro desolante di una Campania oltraggiata dal malaffare, ma soprattutto da carenze sociali e politiche di dimensione storica.
Un fenomeno a tutti noto da anni che, nonostante gli sforzi di Polizia e Carabinieri - sostenuti oggi anche dalla provvidenziale presenza dell'esercito -, oltre all'impegno di qualche prete coraggioso, sembra impossibile arginare. Di più: sostituendosi allo Stato, ora la camorra diviene società stessa. Complici coloro che la subiscono e che ne condividono i valori negativi.

Così, ascoltando le testimonianze in studio e guardando i filmati, ingenuamente mi sono chiesto se tra le tante iniziative intraprese, oltre alle tonnellate di analisi minuziose e ricorrenti sull'argomento, peraltro incontestabili, siano stati osservati con attenzione quei soggetti sospettati di attività illecite e criminali e come queste persone, senza arte né parte, abbiano potuto accumulare sì tanta ricchezza da poter costruire palazzi e quartieri. In fondo, conoscendo già le "famiglie" malavitose, basterebbe tenerne d'occhio qualche componente seguendone l'evoluzione economica nel tempo. Se non aveva né soldi né un lavoro a venti-venticinque anni, com'è possibile che dopo una decina d'anni sia diventato ricco e potente e abiti in ville lussuose e viaggi in Ferrari?
E poi, nel caso dei costruttori, per ottenere permessi e concessioni non bisogna avere determinati requisiti "certificati" per legge? Verrebbe da pensare, allora, che tutto questo non dovrebbe essere possibile se non vi fosse, probabilmente, la complicità di qualche "ufficio" che conta. Che, anche se non vi partecipa attivamente, è comunque responsabile. O no?
Credo che siano più o meno queste le domande che l'uomo della strada si fa.
E poi, ancora, com'è possibile che le stesse forze dell'ordine, per avventurarsi nei quartieri più a rischio, tra scugnizzi, "muschilli" e qualche guappo da strapazzo, debbano farlo come i marines in Iraq? Degrado urbano, scarsa prevenzione e mancanza assoluta di mezzi di dissuasione di massa = degrado sociale e delinquenza. In premio, però, a chi delinque e senza aver compiuto alcun percorso rieducativo, lo Stato magnanimo concede l'indulto: qualsiasi reato uno abbia commesso ha diritto a tre anni di sconto. Come al supermercato. Un bel messaggio davvero!
Nessuno, per carità, chiede di ricorrere al napalm o ai carrarmati, però anche sentirsi costretti a cedere le armi non mi sembra giusto. Soprattutto per chi i delinquenti è chiamato a combatterli, ma anche per quella gente perbene che, in questi quartieri, ha la sventura di viverci. Perché non siamo nelle favelas brasiliane, ma in Italia.
Si parla anche di scuola e di strutture parallele che possano in qualche modo ricostruire il tessuto sociale. Li chiamano "centri per la legalità". Ma se molti ragazzi, con la complicità delle loro stesse
famiglie, non frequentano neppure la scuola dell'obbligo, figuriamoci se andrebbero all'oratorio, a teatro o al cineforum! Ve l'immaginate i camorristi e gli aspiranti guappi che giocano a dama in parrocchia, o discutono tra di loro dei capolavori di Billy Wilder?
Certo che, anche qualora si riuscisse a compiere questa difficilissima opera
moralizzatrice, se oggi non c'è lavoro neppure per le persone oneste e per chi ha studiato, come camperebbero i nuovi "legalizzati"? Quali speranze, in cambio della recuperata onestà?
Arrendersi e capitolare, allora? Spero proprio di no. Che fare? Mi dispiace, ma non lo so. Io faccio solo retorica da quattro soldi.
E poi, non pretenderete mica che vi risolva io tutti i problemi? Eccheccazz!!...
Francesco Dotti

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