Salutamassòreta

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Disordini Roma-Napoli

Quegli imbecilli mascalzoni che hanno sfasciato i vagoni del treno che li trasportava a Roma per la partita di calcio Roma-Napoli (vagoni che appartengono a tutti perché tutti li abbiamo pagati - anche i genitori degli imbecilli mascalzoni e gli stessi mascalzoni imbecilli -), si dovrebbero vergognare. Se gli riesce. 
Spero che la Polizia li riconosca tutti e che faccia pagare loro i danni. E' ora di smetterla. 
Poi volevo aggiungere una cosa. Durante il telegiornale ho visto che molti di questi esagitati, alla stazione e davanti ai poliziotti, "sfilavano" bendati e armati di spranghe, bastoni, mazze e altri aggeggi con i quali non volevano certo "scambiarsi un segno di pace". 
Perché la Polizia non è intervenuta? Domani voglio provare ad andare in centro bendato, con un tubo di ferro da 1/2 pollice e la catena  del motorino di mio figlio che pesa 6 Kg (la catena, non mio figlio), per vedere se qualcuno mi ferma. 
Se non mi ferma nessuno, giuro che espatrio.

P. S. (aggiunto il 1 settembre, alle ore 09.10)
Chioso, dicendo che stamani ho sentito alla radio e letto sul giornale che i mascalzoni imbecilli di ieri erano più di un migliaio, e che addirittura hanno fatto scendere dal treno i passeggeri regolari (assurdo, inconcepibile per un Paese che si dichiara civile!). 
Secondo il Questore di Napoli, i "tifosi" avevano il biglietto e sono stati tutti controllati prima che salissero sul treno. E i bastoni, le spranghe e le catene che si sono visti alla stazione, li hanno trovati già sul treno? O erano bastoni e spranghe liofilizzate, così è bastato bagnarli un po' per farli tornare normali?
Su "La Stampa" di oggi (1 settembre 2008), a pag. 7, in un articolo a firma di Guglielmo Buccheri leggo che per una circostanza imprevedibile (pare che un tifoso si sia sentito male) s'è aperta una falla nel cordone dei controlli e così i mascalzoni sono riusciti a passare. 
Una volta saliti sul treno, poi, è successo il finimondo.
Quando gli esagitati mascalzoni sono arrivati alla stazione Termini, la Polizia, che li stava aspettando, li ha caricati sui pullman diretti allo stadio e li ha accompagnati a vedere la partita. 
A vedere la partita!! Ma come?! Io credevo che li aspettasse per portarli in galera!
Che cosa si voleva dimostrare: che lo Stato è tollerante? Che in fondo "sono ragazzi un po' turbolenti" e che una volta passato il cinque in condotta e il grembiule si ravvederanno? 
Ma perché non li chiudete una buona volta questi maledetti stadi. Basta con le partite dal vivo. Simili spettacoli non hanno niente da spartire con lo sport. D'ora in poi le partite ve le vedete in televisione. Fino a quando non cambierete registro. 
Lo stesso vale per gli ubriachi e i drogati al volante, gli assassini, i ladri, i delinquenti. 
Gli si tolga la patente a vita, gli si sequestri la macchina e si iscrivano in una sorta di "libro nero" in Prefettura, alla Motorizzazione o dove vi pare. Quando andranno a ricomprarsi la macchina, perché venga loro intestata, dovranno dimostrare di avere la patente e di non essere iscritti nel "libro nero". E se dovessero pensare di farsela comprare da qualcuno della famiglia, si potrebbero estendere ulteriormente i controlli. Insomma,  il sistema prima o poi si trova. 
Se si vuole. Oppure anche con loro bisogna essere tolleranti? 
Ormai siamo diventati uno Stato di tolleranza.
Ma seguitando a dar prova di debolezza e ogni volta, davanti anche a fatti gravi come questo, si lascia correre, allora, come si dice, siamo davvero arrivati alla frutta. 
Tutte cose che, mi pare, alcuni anni fa aprirono la strada al Fascismo.
Francesco Dotti

Alitalia ed esuberi


Come ci avevano promesso - perché Berlusconi le promesse le mantiene - la cordata d'imprenditori che dovrà rilevare Alitalia (Ah, l'Italia!!) c'è. 
Ora si dovranno sistemare alcune cosette coi soliti sindacati per quanto riguarda il personale in più da riconvertire - si parla di 5-6 mila dipendenti - ma, ci assicurano, "nessuno finirà in mezzo a una strada"
Ce lo auguriamo. Il lavoro è una cosa seria e, molto banalmente, rimanere senza non si può. Forse d'ora in poi qualcuno dovrà tirare la cinghia, ma se è vero che qualche spreco in passato c'è stato, allora bisognerà accettare le nuove condizioni. Anche se rivolte verso il basso. 
Non si possono invocare nuovi scioperi, improduttivi e certamente dannosi per la costituenda società, ma sarà invece necessario lavorare e produrre, contenendo al massimo i costi, per andare subito in attivo. Intendo dire, molto semplicemente, che gli imprenditori che partecipano a questa "rifondazione" della Compagnia non sono certo dei poveracci e finora hanno campato benissimo con le attività che svolgono. Quindi, se a loro conviene quest'accordo lo faranno, diversamente non moriranno certo di fame. Sono gli "altri" ad avere bisogno e perciò qualcosa dovranno cederla. Non è un ricatto, è solo una legge economica. 
Volevo fare anche la battuta su "Alitalia a Fantozzi...", pensando a Fracchia e al mitico capitano Tombale di Villaggio, ma ve la risparmio.
Francesco Dotti 

Alabarde spaziali


Personalmente non ho mai creduto nella politica del presidente americano George Walker Texas Ranger Bush, e penso che il suo modo d'agire sia stato sbagliato fin dall'inizio. 
Ci metto in mezzo anche Ronald Reagan, perché anche lui in questo campo certamente non si è tenuto da parte...
Imporre "democrazia" e "libertà" a suon di cazzotti è facile, soprattutto se uno è grosso e forte. E gli Americani, anche se non sono i più grossi in assoluto, per ora sono senza dubbio i più forti. Per questo possono fare ciò che vogliono. Naturalmente a casa degli altri e dovunque ci sia da menar le mani. Lo so che molti di loro, che si sono sacrificati per liberarci dal nazismo, oggi riposano nei tanti verdissimi e ordinatissimi cimiteri sparsi un po' in tutta Italia, e sarò loro eternamente riconoscente. Li ho anche visitati, molti di quei cimiteri - tra questi anche quello polacco di Montecassino, dove ci sono le spoglie di oltre mille soldati della III e V Divisione polacca caduti per noi -, e ogni volta ho provato una stretta al cuore per tutti quei ragazzi morti, uscendo da quelle visite ogni volta commosso e profondamente turbato. Ma loro, con le guerre, non c'entrano. Hanno fatto solo il loro dovere di soldati ed eseguito degli ordini. Impartiti da politicanti ciechi e senza scrupoli, da "strateghi" guerrafondai e da ingorde multinazionali. Anche l'attacco all'Iraq di Saddam Hussein in nome delle presunte "armi di distruzione di massa" - peraltro mai trovate -, nonostante le contrarietà del Consiglio di sicurezza dell'ONU e l'avversione al conflitto della maggior parte della gente comune e della Chiesa cattolica, sono un esempio di come una certa opinione pubblica americana in fondo condivida l'idea di giocare volentieri a "braccio di ferro". A partire dallo sterminio degli Indiani d'America. E se l'intervento americano in Iraq alla fine è stato in parte tollerato perché avrebbe posto fine ai crimini orrendi di cui Saddam si è macchiato, anche gli americani nel carcere di Abu Grahib non sono stati certamente teneri e "democratici" coi loro prigionieri.  
Ora staremo a vedere cosa succederà nella Georgia filoamericana e filoisraeliana, con le due regioni separatiste appoggiate da Mosca. E' chiaro che la Russia, trovandosi l'America a un tiro di sputo e oggi più interessata a sistemare "scudi e alabarde spaziali" piuttosto che a stanare il vecchio Osama Bin Laden, interpreti come una minaccia questa ulteriore espansione della Nato. A questo punto, come si comporterà l'Europa "cerchiobottista", la cui diplomazia corre sul filo del "e ora con chi mi devo schierare?" 
Se, come sempre accade, invece del personale arricchimento - allargamento dei propri confini, acquisizione di giacimenti minerari e pozzi di petrolio, vendita di armi più o meno "intelligenti" (tutte le armi sono stupidissime) e mine antiuomo, traffici di droga e di "pezzi di ricambio umani" e via discorrendo -, si perseguissero fini universalmente più nobili, vòlti a migliorare la vita di tutti con una maggiore offerta di servizi sociali e donando almeno il superfluo agli altri che non hanno nemmeno di che vivere, il mondo sarebbe migliore e le speranze non morirebbero mai. Se tutti quei ragazzi-soldato, invece di andare in giro per il mondo a sparare, ammazzando e facendosi ammazzare, fossero rimasti a casa loro a "produrre lavoro", molte nazioni che oggi sono sull'orlo del fallimento per le immani spese militari sostenute probabilmente godrebbero di una più florida economia. E questo a vantaggio di tutti. 
Anche se c'è chi sostiene il contrario, dicendo che le guerre, con la conseguente corsa agli armamenti e la successiva "ricostruzone", rilanciano l'economia. Anche la Cina, in apparente contraddizione con quanto sta combinando in Tibet, ultimamente sembra orientata verso il dialogo e dichiara di non appoggiare le bellicosità di Mosca. 
Sarà... ma non credo a una sola parola di ciò che dicono. Solo i fatti contano. 
Però non fateci caso, perché io scrivo solo stronzate.
Francesco Dotti

Panem et circenses


Era nell'aria. Al grido di "Aridatece i circenses!", l'accordo tra la Lega Calcio e la Rai s'è fatto.
Più o meno 50 milioni di euri (un centinaio di miliardozzi del "vecchio conio") per due anni. Una bella sommetta, non c'è che dire.

Autarchia

Il calcio, da anni non è più uno sport. E' un'industria. Con un costo della manodopera, anzi, del "piededopera", che ha raggiunto livelli insostenibili che vanno oltre il suo realistico valore di mercato e, quindi, nel tempo destinata a fallire. O, come le aree dismesse, ad avviarsi verso una sorta di "riconversione". Soprattutto morale.  
Per quanto riguarda i suoi diritti televisivi, in questi giorni tutti sembrano preoccupatissimi. Senza partite in tivvù, intendo quelle da vedere "gratis", ora potrebbe diventare più difficile conquistarsi il consenso del popolino. Cosa accadrebbe se la gente, invece di guardare la televisione (ahimè tutta), cominciasse a pensare o a leggere (pericolosissimo!) e osservare in maniera critica la vita politica del proprio Paese?  
Ma non preoccupatevi. Un accordo si trova sempre, prima o poi. E, prima o poi, vedrete che lo troveranno. Basta pagare. 
Diverso è, invece, quando a farne le spese è la povera gente. I prezzi dei generi alimentari, soprattutto di grano, riso e mais, aumentano e questi aumenti sono stati motivati, oltre che dal rialzo del prezzo petrolio, dall'accentuarsi dei bisogni - anche i Cinesi e gli Indiani si sono accorti che non si vive di solo riso - e dal maggior consumo delle "materie prime" che però iniziano a scarseggiare. Così entrano in ballo le speculazioni, gli esosi passaggi di mano dal produttore al consumatore con il conseguente aumento dei prezzi. Vi ricordate quando si buttava via il latte? E le arance e i pomodori che finivano spremuti sotto le ruote dei trattori? Qualcosa evidentemente non ha funzionato. 
Perciò io avrei un'idea. E, come diceva Totò: "A me mi piace". Considerato il fatto che molte regioni italiane (Sardegna, Sicilia, Puglia, Emilia Romagna per citarne alcune) in passato sono state considerate il "granaio d'Italia", incrementando in questi territori la coltivazione di quei cereali "a rischio" si potrebbe, in un'autarchica visione futura - mettendo da parte in questo particolare momento di crisi le leggi che regolano i mercati internazionali -, riorganizzare l'agricoltura indirizzandola verso una produzione che ci assicuri perlomeno l'autosufficienza. 
In Sardegna, per esempio, si potrebbe interrompere la coltivazione di villaggi lungo le coste a favore di piantagioni di mais, grano, orzo e altre simili graminacee. I turisti, invece del gommone o la moto d'acqua, si porterebbero ciascuno una motozappa con la quale, durante la vacanza, dissoderebbero il giardino della villetta preparando i solchi per la semina e, l'anno venturo, verrebbero per il raccolto. Lo sai che vantaggio per l'isola!
Se anche questo non bastasse, allora propongo di piantare cereali anche nei numerosi campi di calcio disseminati su tutto il territorio nazionale. Quante volte, durante una partita di calcio, ci siamo sentiti allenatori o commissari tecnici e abbiamo detto "io farei questo, io farei quello"? Alzi la mano chi non l'ha detto! 
E allora, che male c'è se la domenica ci sentiamo un po' agricoltori? In fondo sarebbe per il nostro bene. Vorrà dire che, invece di andare a vedere la squadra del cuore, i tifosi potrebbero controllare le mutiche e le spighette, o le pannocchie e le cariòssidi e prendendere a calci, di tanto in tanto, qualche vorace lepidottero.
Prima che ci manchi il pane e a qualcuno venga in mente di darci le brioches...
Maria Antonietta François Dottì

Gazprom


"E se a qualcuno venisse in mente, ora che arriva l'inverno, di chiuderci i rubinetti del gas?"

Veltroni a Denver

Veltroni è a Denver per la convention dei Democratici americani. 
Al grido di "Yes, we can!", parlerà dell'economia italiana suggerendo ricette per come mantenere le promesse elettorali? 

Olbia: le giostre e il Museo



L'altra mattina, stanco di girare per gl'immondezzai, ho fatto una capatina in centro, di fronte al Comune. Lì, a pochi passi dal Palazzo, alcuni scavi effettuati nell'ottobre del 2006, durante il rifacimento delle rete idrica cittadina, portarono alla luce i ruderi della pavimentazione di una piazza romana, risalenti al I sec. d.C. Per mantenerli visibili e renderli accessibili ai visitatori, tutt'intorno furono anche costruiti una ringhiera metallica e alcuni scalini.
Nessuno, però, né allora né di recente ha pensato di apporvi un cartello che desse questo tipo d'informazioni, o aggiungerne delle altre che io non conosco. Per inciso, la stessa cosa va detta di altri scavi, anch'essi presumo di epoca romana, eseguiti nel grande parcheggio automobilistico - questo, sì, indicato a chiare lettere - della Via Nanni.
Mentre ero lì davanti al Comune con la mia macchinetta fotografica digitale da soli 3 megapixel, si avvicinarono a me due turisti dall'inequivocabile accento piemontese.
Li riconobbi subito che erano piemontesi, perché parlavano proprio come Fassino.
Mi chiesero cosa fossero quei "sassi" e risposi loro quel poco che sapevo, e che avete appena letto innanzi al mio scritto. Poi, girando il coltello nella piaga, mi domandarono informazioni anche sul Museo Archeologico: dove fosse e se fosse turisticamente visitabile.
Risposi che il Museo era là, sul mare, e lo si poteva benissimo visitare. Però solo dall'esterno, perché da quanto ne sapevo il Museo, ahimè, era chiuso da tempo. O meglio, a dire il vero è stato aperto qualche volta, ma solo per occasionali esposizioni di quadri e fotografie.
Peccato, perché vi sono custoditi molti reperti che testimoniano le antiche origini di Olbia: la testa di un Ercole, risalente al II sec. a.C, i resti di alcune navi romane bruciate e affondate dai Vandali nel V sec. d.C., numerose monete, vasellame e altri oggetti di notevole interesse storico. Comunque, dissi, nel caso lo avessero trovato chiuso anche quella mattina, non si dovevano perdere d'animo. Qualcuno, previdentemente, aveva sistemato nella piazza antistante il nulla delle divertentissime giostre, e un giro sull'ottovolante o sulle macchinette avrebbe senz'altro placato le loro turistiche curiosità.
Così li osservai da lontano, palliducci e sandaluti - lei con la paglietta, lui anche coi calzini -, mentre sconsolati gironzolavano davanti alle grigie transenne e al ferrigno cancellone chiuso, nella speranza, vana, di trovare qualche vandalo che li facesse entrare.
Francesco Dotti
ANCORA SUL MUSEO DI OLBIA(aggiunto il 14 settembre 2008, alle ore 22.13)
Finalmente oggi ho letto sul quotidiano "La Nuova Sardegna" che il Museo di Olbia riaprirà i battenti. Questa volta in maniera regolare e definitiva.
Una struttura del genere, sia per la bellezza della sua architettura, sia per l'alto contenuto storico che attiene alla città di Olbia, non poteva assolutamente restare chiusa. Soprattutto in periodi di intensa attività turistica.
Grazie all'Assessore alla Cultura Giovanni Cassitta e a tutti coloro che, dimostrando attenzione e sensibilità, renderanno possibile questo risultato.

Francesco Dotti

Certezza della pena

A proposito dei due poveri cicloturisti olandesi violentati, picchiati selvaggiamente e derubati dai due pastori rumeni, avendo letto alcune dichiarazioni del ministro Maroni nelle quali si accennava ad un eventuale "rimpatrio" dei colpevoli, faccio alcune considerazioni.
Dalle ultime agenzie sembra che il magistrato ne abbia convalidato il fermo, anche se il loro avvocato ha annunciato che si sono già "pentiti". Hanno fatto in fretta! 
Addirittura, siccome uno dei due pastori ha protestato la sua innocenza, visto come funziona la giustizia in Italia, si potrebbe riuscire perfino a dimostrare che "trattavasi di pastore protestante", applicando le attenuanti generiche. Sappiamo tutti che di questi tempi, quando viene tirata in ballo la religione - basta ascoltare le discussioni sulle moschee - non si sa più che pesci pigliare...
Ma, se dovessero condannarli, avendo commesso il reato in Italia ed essendo i due rumeni cittadini comunitari, la pena dovrebbe essere scontata in carcere oppure in qualche residence turistico sull'Adriatico? Considerato il tipo di reato, io spero vivamente che li condannino. Con l'aggravante che non possano pubblicizzare nuove marche di jeans, né occhiali da sole e tantomeno orologi. Neppure a cucù.
Inoltre, se il ministro Maroni ha detto: "...se per un cavillo tra una settimana escono, li rispediremo in Romania", evidentemente ciò significa che potrebbero anche non scontare la pena in Italia. Addirittura non scontarla affatto. La qual cosa, lasciatemelo dire, considerati i proclami ante-elezioni sulla sicurezza pubblica sbandierati dalla Lega, significherebbe un voltafaccia del ministro che verrebbe letto dai più come un vero e proprio "giramento di maroni"
Però, se li rispediscono in Romania e lì non li puniscono, questi due ceffi potranno ritornare in Italia quando vorranno. Tanto, visti i controlli che si fanno da noi, chi li ritrova più?
Concludo dicendo, questa volta seriamente, che per reati gravi come questo, ed altri di cui le pagine dei giornali sono piene, commessi da cittadini comunitari, il nostro Paese dovrebbe, prima di rispedire i colpevoli a casa loro, concordare con il paese d'origine le pene da comminare. Con la garanzia scritta che vengano applicate. Altrimenti è solo aria fritta.
Francesco Dotti

I lupi e il gregge

Roma, Italia, Europa: l'ennesimo episodio di violenza si è consumato. Questa volta su una coppia di ignari turisti olandesi, colpevoli di sognare un mondo "normale" e di aver deciso di girarlo in piena libertà sulle loro biciclette. 
Ora, in sede di giudizio, sarei curioso di conoscere le argomentazioni degli avvocati difensori di quei due figùri che hanno stuprato, violentato, offeso e picchiato selvaggiamente due innocenti. Lasciando loro addosso dei segni indelebili che nessun ospedale e nessuna cura riusciranno mai a rimarginare. 
Sarebbe giusto, anche per dare un segno che non ne possiamo più e che sono stati abbondantemente superati tutti i limiti del tollerabile, che l'intero popolo italiano si costituisse altruisticamente parte civile, a cominciare da me, contro quei "lupi". E contro altri come loro. 
Di qualunque nazionalità essi siano, e soprattutto perché episodi del genere non succedano più.
Francesco Dotti 

John McCain



Non so voi, ma io ho notato una straordinaria somiglianza del senatore McCain con l'immortale Chaplin. 
Così...

Lettera aperta a Rupert Murdoch

    
 
 Leggo che Rupert Murdoch, uno degli uomini più ricchi del globo terracqueo, isola dei famosi compresa, ha rinunciato a ben il 14% del suo stipendio (poco più di 31 milioni di dollari) e ora percepirà solo una ventisettina di milioni. Sempre di dollari. Siccome mi pare anche di aver letto da qualche parte che intende investire in India per l'installazione di nuovi canali televisivi, a questo punto avrei una richiesta da fare al signor Murdoch: lo sa, signor Murdoch, che c'è un paese in Sardegna, che si chiama Perfugas, dove non arriva ancora l'Adsl? A Perfugas ci sono un sacco di attività che ne trarrebbero vantaggio: la banca, la Guardia Medica, la farmacia, le agenzie assicurative, concessionari di automobili, ristoranti e agriturismo, negozi di arredamento, gommisti, carrozzieri, supermercati, caseifici, rivendite di materiali per edilizia, alcuni professionisti, oltre il Comune i Carabinieri e la Lega Pensionati. 
E pensare che in alcuni paesi che distano pochi chilometri c'è, l'Adsl, e funziona alla grande. Ma a Perfugas ancora no, e non si sa perché. Eppure le linee telefoniche istituzionali - la Telecom - ci sono, perché la gente il telefono lo usa e manda anche i fax. Io, l'altro giorno, per farLe un esempio, ho parlato con un amico per telefono e poi mi ha passato anche il babbo. Ci sentivamo benissimo: nessun disturbo, nessuna interruzione, una conversazione perfetta. Ma quando gli ho detto, al babbo del mio amico, che gli avrei mandato una E-mail, mi ha risposto: "E che roba è? Roba che si mangia?" Quando gli ho spiegato che bisogna avere l'Adsl, prima ha pensato che fosse una malattia infettiva e mi ha detto subito che lui stava benissimo e che aveva fatto da poco tutti i controlli sanitari, risultati perfetti, e poi, subito dopo, a una marca di abbigliamento sportivo. 
Ha capito, signor Murdoch, a che punto siamo rimasti? E poi ci parlano di progresso e di globalizzazione... Ma ci facciano il piacere, ci facciano! 
Perciò, signor Murdoch, la mia richiesta è questa: perché non ci pensa Lei? E' ricco, potente, pieno di idee; in fondo per Lei sarebbe un gioco da ragazzi, oltre che sempre un investimento, perché gli utenti questo servizio lo pagherebbero come lo pagano tutti gli altri. Io di queste cose non ci capisco nulla, sennò Le direi signor Murdoch, si fa così e così. Ma per me la tecnologia è turco. Riesco a malapena a cambiare una lampadina. Guardi, Le ho fatto anche due belle caricature che, se Le piacciono, sono disposto a regalargliele (le può anche scaricare direttamente dal blog cliccando col tasto destro del mouse, e poi "Salva immagine col nome"). Ma faccia qualcosa, La prego, per portare l'Adsl a Perfugas. 
Grazie per l'ospitalità e voglia gradire i miei più distinti saluti, 
Francesco Dotti (telematico preoccupato)

Trapianti

Contrordine, compagni!


Ci risiamo con i fraintendimenti da parte dei soliti maligni; e naturalmente le pronte e necessarie smentite da parte del Palazzo non si sono fatte attendere. 
Che ci volete fare: siamo fatti così...

Mare e vacanze



E' scoppiata l'estate! Tutte le spiagge sono piene e le strade per arrivarci intasate dal traffico e dai lavori estivi in corso. Soprattutto in città, dove già si circola a stento tutto l'anno nonostante le "soluzioni a raso", i "tunnel modello Prandini" e le "sopraelevate", per i quali, discutendo fino alla noia e discettando se la soluzione "a imbuto" non fosse migliore di quella "a imbuto con tappo", gli incaricati dei lavori all'epoca decisero che la più pratica e funzionale sarebbe stata la soluzione "a caso", nella sua variante "a casino". Così, per spostarti con la macchina, devi essere perlomeno l'esorcista. A meno che non ti alzi alle 4, prima che il gallo canti tre volte, e rientri dopo Carosello. Allora, cioè partendo alle 4, forse riesci a muoverti e puoi sperare di trovare un posto libero in qualche spiaggetta fuori mano - cosa alquanto difficile, perché di quest'isola ormai tutti conoscono tutto -.
Anche così, però, la pace dura solo fino alle 11,30, perché dopo arrivano i turisti di mezzogiorno; quelli che se ne fottono dei melanomi e delle raccomandazioni dermatologiche, e se non ti sposti ti piantano l’ombrellone nel culo. Perché loro hanno pagato la vacanza e hanno più diritti di te. Questo nei giorni feriali. Il sabato e i festivi, invece, cambia tutto. Perché a questa moltitudine si uniscono gli “indigeni” – quelli che ancora lavorano, perché i disoccupati e i cassintegrati, in quanto liberi da impegni, vanno al mare insieme ai turisti -, e il traffico raggiunge livelli intollerabili. Soprattutto per noi che non ci siamo abituati. Per non parlare degli ingressi al mare a pagamento, ormai sistemati, con la complice acquiescenza di molti Comuni, in quasi tutte le spiagge più belle. Perciò, se non vuoi pagare, o ti fai il bagno nei vivai delle cozze, al porto, o sennò torni a casa e dalla disperazione ti butti nella vasca da bagno, sperando di affogare. Se non hanno ancora tolto l'acqua.
Ora, siccome io non ho mai avuto né la vocazione della vittima, né quella del tollerante sopportatore, non mi accontento, come molti fanno e mi dicono di fare in questo particolare periodo: cioè di bagnarmi nel mare dei "poveri".
No, pergiove! Io, il mio sacrosanto bagno, lo voglio fare nel mare "sardo", quello vero, limpido e smeraldino, quello dei dépliant che richiama ogni estate milionate di turisti accaldati, di quelli che in televisione si lamentano perché arrivano alla terza settimana del mese, e che quasi quarant'anni fa mi convinse a fermarmi in quest'Isola bellissima.
Per questo odio l’estate, specialmente luglio e agosto, più l’ultima settimana di giugno e la prima di settembre. Ma allora, quando cazzo ci devo andare al mare?
Così stamani io e mia moglie ci siamo fatti ancora una volta coraggio, e per non perdere tempo siamo partiti presto, già abbigliati “da mare”: costume, sdraiette e ombrellone aperti in anticipo in macchina, asciugamani dispiegati sui sedili e materassino parzialmente gonfiato. Io guidavo indossando anche la maschera e il boccaglio (perché tutte le volte perdo tempo a cercarli nella borsa e, mentre rovisto invano, qualcuno arriva e mi frega il posto).
Non ho messo le pinne, perché la pedaliera della mia Panda giallo ottimista è troppo stretta, e schiacciando tutti e tre i pedali insieme si guida maluccio.
Insomma, vi dicevo, stamani abbiamo raggiunto una località che credevamo quasi sconosciuta (qual è non ve lo dico, così non passate parola ai vostri amici) - ma della quale vi allego ugualmente qualche foto sperando non sia facilmente identificabile, così vi rendete conto della parola “sconosciuto” quando da queste parti si parla di spiagge -, e finalmente siamo riusciti a farci il bagno. Poi, verso mezzogiorno, sono arrivati i turisti incuranti dei melanomi e del buco nell'ozono, alcuni coi quattrozampe al seguito – molti dei quali si erano portati anche gli amici abbandonati sull’autostrada -, e così quel piccolo buco di paradiso in un attimo s'è stracolmato di gente.
Io e mia moglie, che ci capiamo al volo, ci siamo guardati per alcuni secondi e prima che qualcuno ci infilasse un ombrellone nel culo, quatti quatti, senza dare nell’occhio per non fare figuracce, nascondendoci dietro al materassino e parlando in dialetto greco-bavarese, ce ne siamo tornati a casa un po’ delusi, sperando di affogare nella vasca da bagno.
Francesco Dotti

La "nostra" spiaggetta - 1


Eccolo, il "nostro" ultimo piccolo angolo di paradiso preso d'assalto dalle truppe turistico-umanitarie inviate nell'isola per salvarla dalla crisi e dalla fame che ci attanaglia

La "nostra" spiaggetta - 2

Traffico - 1

Traffico - 2


Traffico - 3


Allora, vi bastano per dire che c'è traffico? E non c'era alcun incidente. 
Almeno nel raggio di una decina di chilometri

Gita al mare, con ansia e panini




L’altra mattina mi svegliai scoprendo di essere più incazzato del solito. Me ne accorsi allorché, complice il caldo atroce che da giorni ci opprimeva e di notte non ci faceva chiudere occhio, tentai invano di far mangiare una manciata di semi di girasole al pappagallo per le minzioni notturne che ho sotto al letto, convinto che, in quanto pappagallo, ne fosse ghiotto.
Poi, aperte le finestre e vista la magnifica giornata di sole, mi feci coraggio e dissi a mia moglie: “Basta, con la paura del traffico e delle file! Oggi si va al mare!”.
Così mettemmo nella Panda nuova color “giallo ottimista” i due sgabelletti da spiaggia, nuovi anch’essi; l’ombrellone grande; due asciugamani; la borsa-frigo con le acque dissetanti; la scatola nera del progetto ministeriale “Guidi sicuro se eviti il muro”; il navigatore satellitare, usato e acquistato su internet, che mi avverte degli autovelox e delle file, e ci avviammo felici come pasque verso i desïati lidi.
Presi con me, non si sa mai,
anche
la nuova “Piantina degli Ingorghi e dei Lavori in corso di Olbia”, stampata appositamente per i turisti, con allegato il “Vademecum del Sopravvissuto alle Code e alle Buche” e, a 30 all’ora, dietro una colonna infame diretta verso il mare, restammo quasi subito imbottigliati per 45 minuti nella fila formatasi al semaforo perpetuo del Padrongiano (vedi post precedente, del 5 agosto: "Vacanze alternative - 1" ), non segnalata dal navigatore usato che ha solo la mappa dell’Alta Brianza. Passata la fila e gabbato lo santo, come si dice, riprendemmo il viaggio.
“Oggi ci facciamo un bel bagno nelle acque azzurre del golfo di Orosei”, gridai esultante a mia moglie imboccando spensierato lo svincolo per Nuoro.
Arrivati a Siniscola verso le 11, superati tre ingorghi rapidi da soli 25 minuti cadauno e attraversato il centro dell’amena cittadina in meno di mezz’ora, finalmente potevamo dire di avere a nostra disposizione l’intero litorale.
Verso le 13,30, sotto un sole di rame a 40 gradi che non se ne poteva più dal caldo, oltre la muraglia umana di bagnanti con ombrelloni, sdraio con bagnanti, pedalò a due piani, e vu cumpra’, vedemmo in lontananza qualcosa che luccicava e che vagamente ci ricordava il mare. Un amico ci aveva detto che lì avremmo trovato facilmente posto; che lui c’era stato due volte, a dicembre e a marzo, e non aveva trovato nessuno. Già, ma ora siamo in agosto e, nonostante la crisi sbandierata ai quattro venti, lì, dove diceva il mio amico, c’erano solo posti in piedi.
Intanto, a proposito di venti, se n’era levato uno di scirocco, mostruoso, le cui raffiche fortissime facevano volare via ombrelloni, stuoie e sgabelletti, lasciando solo i pedalò, i bagnanti e i vu cumpra’.
Così, alle due del pomeriggio, con un sole di rame che scioglieva l’asfalto, abbandonati i sandali la cui suola si era nel frattempo vulcanizzata col manto bituminoso della SS 125, evitando i miraggi e raccomandandoci ai santini da collezione che tengo sul cruscotto, acquistati in edicola – prima uscita sei santini più il povero Padre Pio, a € 1,99 –, decidemmo di rifugiarci all’ombra di qualche pineta, da quelle parti numerose lungo il litorale.
Però non avevamo tenuto conto che da qualche anno le amministrazioni locali hanno la facoltà di imporre un pedaggio per molti accessi al mare, pinete comprese, e se non hai quella che si chiama una botta di culo a trovare un ingresso libero, con la scusa del parcheggio per la macchina, per farti qualche ora di mare ti devi svenare. A meno che tu non decida di lasciare la macchina lungo la carreggiata, prima dell’ingresso, farti un paio di chilometri a piedi sotto il sole e carico come un mulo alpino, e passare la giornata a pregare che nessuno nel frattempo ti abbia fatto la contravvenzione per divieto di sosta. Anche se l’hai parcheggiata bene e hai lasciato lo spazio sufficiente per due Tir.
Ma chi se ne frega! pensai. In fondo, avevamo ancora i panini col salame, l’acqua fresca, gli sgabelletti e gli asciugamani. Così, con la Panda un po’ meno ottimista, ci infilammo in una stradina in mezzo al bosco e finalmente, senza pagare pedaggi ed esosi balzelli, alle 15.30 giungemmo ai margini di una pineta, proprio sul mare che lambiva una bassa scogliera aguzza di punte rocciose, nei pressi della borgata di Santa Lucia.
Il vento di scirocco intanto era rinforzato, il mare spumeggiava e gli spruzzi ci arrivavano addosso. Una ventata, più forte delle altre, mi fece volar via lo sgabelletto scagliandolo sulla portiera della Panda sempre meno ottimista e, proprio mentre aprivo il panino per chiedere a mia moglie se mi poteva aggiungere una fettina di salame in più, la malefica folata scirocchesca mi portò via tutte le altre fette lasciandomi il panino vuoto. Fui salvato solo dalla generosità di mia moglie, che mi dette una parte del suo al quale era volata via solo la metà del coperchio, lasciando per fortuna intatta l’imbottitura salamesca.
Finito il “pranzo”, non potendo fare il bagno viste le condizioni del mare e della infìda scogliera, fatta almeno la pipì (non controvento, perché non sono mica scemo!), decidemmo che forse sarebbe stato meglio rientrare a casa. Incazzati come iene e col fegato a pezzi, io, mia moglie e la Panda ormai giallo epatite, prendemmo la via del ritorno.
Giunti a casa, verso le 17, nella fresca penombra delle pareti domestiche e sotto una doccia ristoratrice, ci abbandonammo a una isterica risata liberatoria sognando spiagge deserte e mari meravigliosi.
Francesco Dotti (turista a caso)

Bulli e sanzioni




Piano piano le cose stanno cambiando. Ed è giusto che cambino partendo proprio dalla scuola, dove si dovrebbe formare l'individuo-cittadino. Peccato che non ci abbiano pensato prima. Intendo "prima della fuga dei buoi", perché molti danni sono stati fatti e sarà duro correggerli. Basta prestare un po' d'attenzione a quello che si sente nei telegiornali. Sballi, droga, stupri, violenze di ogni genere, i cui responsabili sono sempre di più degli adolescenti. Io chiamerei in causa soprattutto le famiglie, assenti e colpevolmente distratte, oltre a molta inutile e dannosa televisione da quattro soldi. Anzi, se fossi lo Stato, alle famiglie chiederei addirittura i danni. Morali e materiali, per avere contribuito a guastare una società divenuta incapace di svolgere il suo principale ruolo che è quello della civile convivenza tra i cittadini, nel rispetto dei diritti ma, soprattutto, dei doveri. Alla faccia del sessantotto, che pur avendo avuto anche da noi qualcosa di positivo (lotte dei lavoratori per i salari e il lavoro, diritto allo studio per tutti, parità fra uomini e donne, lotta alle discriminazioni razziali, l'ambiente ecc.), ritengo sia stato il maggior responsabile del rifiuto dell'autorità costituita e, più in generale, passatemi il termine, di questo "sfascismo".
Perciò: sì a nuove norme sulla disciplina scolastica, la "condotta", appunto, che concorrerà alla valutazione finale insieme alle altre materie; sì ai grembiuli - naturalmente anonimi e, per favore, almeno questi non griffati - che finalmente coprano inguini più o meno implumi, fondi schiena e mutandine sfacciatamente esibiti, e pantaloni "bracaloni" col cavallo fino ai ginocchi e tasche posteriori all'altezza del piano poplitèo. Tutti uguali, per un maggiore senso di appartenenza.
Le diversità dovranno emergere non nei piercing o nei tatuaggi, ma solo nel profitto. Ci vorrebbe anche una sorta d'inamidatura muscolare, per evitare quell'andazzo strascicato da "come mi sento stanco eppure non ho fatto un cazzo ma mi sento stanco", ma non si può chiedere tutto insieme. E poi, vivaddìo, la ricomparsa tra i libri di testo dell'EDUCAZIONE CIVICA. Che dovrebbe essere la principale materia di studio, insieme all'Italiano.

E spero anche nel ritorno del latino. Che serve a imparare l'italiano e un sacco d'altre cose.
E i rimandati e i bocciati? Semplice: che studino di più o che ripetano l'anno.
Francesco Dotti (gerarca, esarca, oligarca e podestà)

Verona... più fedele?


Il "Pacchetto sicurezza" farà presto le prime vittime? A Verona, verrà applicato il decreto (ormai diventato legge) varato dal ministro dell'Interno Maroni, che sanziona con multe salatissime chi contratta prestazioni sessuali per la strada.
Ora speriamo che altri sindaci seguano l'esempio di Flavio Tosi, primo cittadino della città scaligera. Era ora!