Salutamassòreta

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Casello ferroviario - 2



Alla periferia di Olbia, dalle parti dove abito, c'è una stradina che costeggia la ferrovia e che, dopo aver attraversato la bella campagna gallurese, fatti alcuni chilometri, porta alla piccola borgata di Enas. E' una stradina molto frequentata, soprattutto dagli amanti del footing e dai ciclisti, proprio perché lontana dal traffico cittadino e da qualsiasi genere d'inquinamento. Anche se non è raro scoprirvi, depositati in qualche angolo, dei vergognosi cumuli d'immondizia.
La ferrovia, poi, è quella "principale", nel senso che se vuoi andare a Cagliari o a Sassari i treni, ancora quelli coi motori diesel, passano solo di lì. E c'è anche un binario solo.
Io ci vado spesso, non in treno ma a piedi o in bicicletta, di solito prima che tramonti il sole, perché c'è una luce meravigliosa. Le ocre gialle dei campi e dell'erba secca si scaldano e virano al bruciato, così come le ombre gettate dai cespugli e dai lecci cangiano nelle garanze brune e nell'oltremare, mentre il cielo alterna le sue tinte tra il cobalto e la garanza rosa con lievi velature ocra all'orizzonte. Insomma è uno spettacolo! Ebbene, lungo questa stradina fuori dal tempo, seguendo la ferrovia, a distanza di alcuni chilometri l'uno dall'altro, ci sono alcuni vecchi caselli ormai dismessi, coi muri scrostati e sommersi alla base dai rovi, ma che per me hanno un fascino particolare.



Così, quando l'ispirazione mi assale (cosa sempre più rara in questi ultimi tempi), mi porto dietro gli attrezzi del mestiere e butto giù quello che posso. Più che altro sono appunti, impressioni tirate su carta con semplici matite acquerellabili e che poi, una volta rientrato a casa e seduto al mio deschetto, tento di sviluppare e rifinire mantenendo vive e intense quelle emozioni al momento suscitate.

4 commenti:

luigi ha detto...

Facile che ti lasci affascinare da bellezze che tu sai cogliere e descrivere e mostrare con grande intensità. I tuoi lavori diventano esemplari per la personalità e la voglia di non mollare. Eppoi... grazie per essermi amico nel mio 'mondo di colori'. Ciao.

CeccoDotti ha detto...

Ciao caro Amico, ho visto i tuoi ultimi lavori: la spiaggia di Rosapineta, Velo, il cui cielo acquoso fonde il paesaggio in una nebbia irreale; poi le belle foto della delicata Condino e la mostra degli acquerelli dei "grandi" e quella dei bambini. Tutto questo, descritto con la poesia di cui sei capace, ci mostra delle immagini quasi fuori dal tempo ma che, grazie a Dio, esistono e sono stupendamente reali. Ecco, forse è proprio qui che mi piacerebbe vivere...
Ti abbraccio e ti ringrazio perché sai donarci tutto questo.
A presto, Francesco

P.S. ho visto il bel libretto che avete stampato, e perché altri possano ammirarlo ho pensato di mettere su blog il link della Editrice Veneta.
Spero che non dispiaccia a nessuno.

Alex ha detto...

Ciao Cecco, i tuoi acquerelli sono davvero belli. E non sai quanto mi piace l'ispirazione che hai avuto da un luogo così fuori dai canoni, e dotato di una sua bellezza atipica. Molto bella questa rappresentazione di posti isolati e un pò tagliati fuori, ma pregni di fascino e interesse.

CeccoDotti ha detto...

Ciao carissimo Alex, grazie per le belle parole. Ti rispondo qui, anche se ogni tanto vado sul tuo blog. Ma anche se mi dimentico di inserire qualche commento mi godo ugualmente i tuoi bei lavori. Puliti e disegnati benissimo. Io, invece, sono più pasticcione. E poi ho fretta di concludere. Pensa che molte delle località che dipingi le ho conosciute anch'io. Prima di arrivare in Sardegna sono stato due anni all'aeroporto di Ghedi, e mentre tu stavi nascendo io, con la mia "500" grigio-topo con il volantino sportivo in legno "Momo" e le gomme "larghe", correvo dietro alle tedesche, tra l'archetto di Sirmione, Limone, la rocca di Manerba e Riva del Garda.
Spesso, poi, da Riva salivo a Idro e dopo aver fatto il giro del lago rientravo a Brescia da Lumezzane. Avevo 21 anni. Bei tempi!
Ma allora, invece che agli acquerelli, pensavo ad altro...
Un abbraccio, Francesco