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Cagliari


Cagliari - tra le centrali Via Dante e Via Sonnino, troviamo la Piazza San Cosimo, dove è ubicata la bellissima Basilica di San Saturnino


Recentemente restaurata, la Basilica è il più vecchio monumento religioso paleocristiano della Sardegna, la cui parte più antica risale al V - VI secolo


E questo è l'acquerello che ho disegnato. Non è proprio uguale, ma...

Penso positivo



Stamani, come del resto ho fatto anche ieri e l'altro ieri, non sono andato al mare. Ma anche prima dell'altro ieri non siamo andati al mare. E' da quando siamo rientrati da Cagliari che non andiamo al mare. Non mi andava proprio di fare la fila sui ponti interrotti, o lungo i percorsi obbligati e ad ostacoli creati per la realizzazione delle ultime rotatorie, e così, in attesa che un giorno o l'altro prenderemo la decisione di andarci alle sei di mattina, a questo benedetto mare, ho acceso il ventilatore e sono rimasto a casa. Ormai lo faccio da un po', e anche se ho un'artrosi eolica da ventilatore che mi ha quasi paralizzato il braccio destro (tanto, che mi frega: io sono mancino!), a casa mia sto bene e faccio quello che mi pare.
Mi sono seduto sul divano, circondato da penne e da libri, e dopo tre sigarette ho iniziato a pensare. Poi, di pensiero in pensiero, ho rivissuto i giorni trascorsi a Cagliari lontano dalle mie cose, lasciate a casa accatastate un po' dappertutto e frutto di anni di acquisti in nome del consumismo. Eppure, nonostante a Cagliari non avessi portato nulla di quelle cose, non ne sentivo la mancanza. Tutt'altro. A Cagliari mi è tornata la voglia di dipingere, di andare in giro senza meta per la città, e si è risvegliata in me quella curiosità che credevo perduta. Quella che, la mattina quando riapri gli occhi, ti fa vedere il giorno che inizia come uno completamente diverso e nuovo che ti spinge a saltare giù dal letto come quando avevi vent'anni. A Cagliari mi sono comprato una scatoletta di acquerelli, senza marca, qualche pennello a buon mercato - e pensare che a casa ne ho di tutti i tipi di pelo e di misura, alcuni addirittura mai usati - e un blocco di carta, anonimo anch'esso. Che emozione, ricominciare daccapo! E dal nulla, quasi. E poi, finalmente un tavolo libero: sul quale trovare immediatamente quello che occorre. Non come a casa mia, dove da tempo regna un disordine "stratificato". Infatti, nel mio, diciamo "studio", è accaduto come per la crosta terrestre: ci sono le ere geologiche. Dal periodo "Bozzettiàno" e "Disegnàno" (formazione e realizzazione delle prime idee), sono giunto all'"Oleìfero" e "Temperàssico" (prime composizioni a olio e a tempera), per transitare nell'"Acrilicocène Informale Superiore" e "Acquerelliano" (metamorfismo artistico a placche, con emersione finale delle acque). Tutti terminati nella formazione della definitiva "Crosta Tavolinica", cioè la già citata stratificazione di quanto venga quotidianamente appoggiato sui miei tavoli da lavoro.
Così capita spesso, purtroppo, che passi delle ore, se non delle intere giornate, prendendomela anche con quell'innocente di mia moglie, nella vana ricerca di qualcosa che "Elisaaa! Eppure lo avevo messo qua!". E la stessa cosa accade per i lavori "archiviati" col compiutero sulle centidecine di ciddì e divvuddì, che hanno saturato ogni anfratto dei miei scaffali.
Per non parlare di quelli "parcheggiati", prima della masterizzazione, sui ben quattro hard disk da svariati giga che la recente e progressiva caduta dei prezzi del mercato informatico, oltre all'invenzione della superfluocrazia, mi hanno fatto acquistare asservendomi all'aumento dei bisogni e favorendo la domanda interna. Ho tutto, continuavo a pensare, ma non sono felice. Perché? Forse, sono diventato superfluo anch'io? Intendo per me stesso. Ho l'armadio pieno di roba, tutta di poco valore, ma vesto sempre le solite cose. Lo stesso accade per le scarpe, quasi tutte acquistate dai cinesi ai saldi: neppure fossi un millepiedi. Addirittura ho due dentiere: non si sa mai, mi suggerì il mio odontotecnico di fiducia, metti che una ti si rompa prima di un incontro importante. Come faresti?
Così sono diventato eccedente, anche per me stesso. Gettare via tutto, quindi, e cambiare radicalmente vita, o gettarsi, insieme a i ciddì, ai divvuddì, alle dentiere e a tutto il resto?
Essere, o non essere: that is the question.
Francesco Dotti

Spiagge e leggi salva coste - 2


Queste sono le ultime immagini della "finta spiaggia" di Sos Aranzos, scattate la mattina del 27 giugno 2009, verso le 10,30



Stamani ci sono tornato, alla "finta spiaggia" di Sos Aranzos, per vedere se trovavo qualche novità.
In effetti qualcosa, rispetto alle immagini del 20 febbraio scorso, è cambiato: ci sono gli ombrelloni verdi e qualche macchina parcheggiata.
D'altra parte, la stagione balneare è appena iniziata...


Il cancello, a febbraio chiuso, stamani era aperto. Un cartello avvisa che è vietato l'accesso alle auto. A parte quella parcheggiata all'interno dello spazio forse ad esse riservato.
E' probabile che il divieto riguardi solo chi intende arrivare fino al mare, o quasi.
Così, per ora, niente da obiettare. Ma nella foto successiva, se fate attenzione, si vede chiaramente una macchina, con tanto di portapacchi sul tettino, parcheggiata tra i cespugli nei pressi delle casette, quasi sulla spiaggia.
Che si tratti di qualche turista "raccomandato"? O che, magari pagando un "pedaggino", ha avuto il permesso? Misteri della stagione turistica...


Sulla destra dell'ultimo ombrellone verde, quasi tagliata dal bordo della foto, la macchina alla quale mi riferisco.
E poi, oilà! Rieccolo, il nostro "amico" tubo! Lo avete riconosciuto? Non l'hanno mica levato, ci mancherebbe! Ormai fa parte del panorama!


Sullo sfondo, fra tubi e stracci "reggisabbia", i nostri cari bagnanti in vacanza


Un po' di cemento in "colata" e qualche avanzo di telone affiorante tra gli scogli.
Niente paura: tutto regolare!


Tubo, teloni stracciati, ombrelloni... Tutto compreso nel "pacchetto-vacanza"!


Un giretto sulla spiaggia "vera", e uno sguardo a quella "finta", che è ancora lì. Col suo bel telone, che nessuno ha ancora rimosso.
Evidentemente è segno che ci può stare.
..


Un po' come se, per fare un esempio, andassi a Viareggio e mi portassi dietro qualche tonnellata di sassi da mettere sulla spiaggia, perché mi piace la scogliera e tutta quella sabbia mi rattrista e non posso fare i tuffi.
Potrebbe essere un'idea... Quando capito a Viareggio, mi informo alla Capitaneria di Porto e faccio domanda anche al Comune.


Qui siamo sulla spiaggia "finta". Di fronte, appena verso destra, si vede un bel "tondino" da 16: di quelli che si usano per armare il cemento. Sta lì, piantato saldamente, in attesa che qualcuno (potrebbe essere anche un bambino sfuggito al controllo dei genitori), inciampando, se lo pianti da qualche parte. Gli tiene compagnia l'altro "tondino", sempre da 16 e sempre piantato per terra, che si intravede a sinistra, dove c'è il cespuglio verde.


Eccolo: qui l'ho fotografato da vicino, così lo vedete meglio.
Evidentemente avrà un regolare "permesso" per stare lì.
O no?


Infine, la "ciliegina" sulla torta.
Se volete qualche indicazione per raggiungere la località che vi ho mostrato, è semplice: basta andare sempre a diritto dopo il cumulo d'immondizia che trovate sulla vostra destra.

Quando vedete il mare, siete arrivati.


Come sarebbe a dire: "quale immondizia"? Questa, perbacco!!!
Comunque, almeno il mare c'è...

Spiagge e leggi salva coste


Tutte queste foto sono state scattate il 20 febbraio 2009, verso mezzogiorno

Panoramica di un tratto di costa nei pressi di Sos Aranzos


Quella "cosa" di colore chiaro al centro della foto panoramica, a dx delle casette, è la "nuova spiaggia" che ha colpito la mia attenzione.
Sullo sfondo, Golfo Aranci e il promontorio di Capo Figari


Questo è il cancello d'ingresso, semiaperto. Continuando, a destra del muretto di recinzione, c'è un passaggio attraverso il quale si raggiunge la "spiaggia"


Siamo quasi arrivati... A terra, le impronte di grossi pneumatici


Ed eccola, la nostra "spiaggia"


Il colore, ammettiamolo, non è proprio quello delle spiagge della Sardegna.
Pneumatici a parte...



Però... è proprio sul mare...
Per forza, sennò che spiaggia sarebbe, non vi pare?


La "spiaggia", con annesse le casette. Oppure sono le casette con annessa la "spiaggia"?
Boh! Fate un po' voi...


La "spiaggia" finta (a destra) che si innesta (a fatica) con quella naturale...


In questa immagine si vedono chiaramente i teloni di contenimento della nostra "spiaggia" artificiale


Qui, oltre al sabbione grigiastro di considerevole spessore, possiamo ammirare uno "scoglio telato", tipico come tutti sapranno dei fenomeni esogeni che caratterizzano le coste sarde in prossimità della stagione turistica


Ancora il nostro bel telone che sostiene il sabbione...


Qui, invece, siccome qualcuno non si voleva sciupare i piedini camminando sugli scogli per arrivare alla barchetta, ha pensato bene di cementificare la scogliera.
Così, si fa! Eccheccazz...!!


Qui, oltre ai soliti teloni, come variante al panorama, qualcuno ha deposto anche un bel tubo arancione che arriva quasi fino al mare. Non pullulano, forse, le coste sarde, di tubi arancione?


Perbacco!! E' proprio lungo, questo tubone!
Da notare gli sfigati teloni, irrimediabilmente rovinati dall'inclemenza dell'infame scogliera...


Ancora il tubo


Eccolo di nuovo, il nostro "tubo marino", con teloni, scogli & panorama


Questo tubo, panoramizzato dai teloni scogliati, mi ha colpito davvero.
E così, per la gioia dei vostri Spett. Occhi, lo rimetto!



E questo chiusino traboccante di tubi?
Saranno i parenti di quello di sopra?...


Infine le casette, per la cui edificazione immagino che sia stata rilasciata una regolare autorizzazione. Immagino...


Ancora casette, tubi affioranti, chiusini che si integrano perfettamente con la natura circostante. Sabbia finta compresa...


Interno di una delle casette e del quadro elettrico...


Come sopra, ma con panorama di Capo Figari

E ora vi racconto come sono arrivato fin qui.

Qualche tempo fa, prima dell'incidente in bicicletta, complice la bella giornata di sole che questo lungo inverno volle regalarmi, decisi di farmi un giro verso il mare. E, vivendo sopra un'isola, non ebbi che l'imbarazzo della scelta. Diressi quindi il cofano della mia Panda color "giallo ottimista" lungo la panoramica che porta verso Golfo Aranci e mi fermai in prossimità della nota località costiera chiamata Sos Aranzos.
Costeggiando il villaggio, percorsi la stradina che scende verso il mare e parcheggiai nei pressi di una casetta dalla destinazione ignota circondata da una recinzione con un cancello verde semiaperto. Mentre ammiravo sullo sfondo il bel panorama di Capo Figari e Golfo Aranci, venni attratto da una "spiaggia", la cui rena aveva però un colore diverso dalle altre spiagge che, se pur piccole, abbondano lungo questo tratto di costa. A prima vista mi sembrò cemento.
Cemento?! Stiamo scherzando? A chi verrebbe in mente di cementificare una spiaggia?

Così, incuriosito, decisi di andare a vedere più da vicino. Un sentiero sulla destra mi suggerì il percorso da seguire. Lo imboccai, e dopo una decina di minuti arrivai sulla... "spiaggia cementata". Capperi!... Non era cemento: era sabbia! Grigia, brutta, diversa dalle altre, ma sabbia. Sistemata opportunamente su alcuni grossi teloni appoggiati sul terreno, e chiaramente visibili nelle fotografie a corredo dell'articolo.Tutt'intorno, le tracce di grossi copertoni mi indicavano che probabilmente qualcuno era comodamente arrivato fin lì con un fuoristrada o con un camioncino. Avevano anche costruito alcune casette di legno, di quelle che d'estate vengono utilizzate come "concessioni demaniali marittime per finalità turistico-ricreative".
Per chiarirci meglio le idee, mi sembra opportuno iniziare dall'art. 28 del Codice della Navigazione che individua nelle pertinenze del demanio marittimo:
a) il lido, la spiaggia, i porti, le rade;
b) le lagune, le foci dei fiumi che sboccano in mare, i bacini di acqua salsa o salmastra che almeno durante una parte dell'anno comunicano liberamente col mare;
c) i canali utilizzabili ad uso pubblico marittimo.
Detto questo, e scusate se è poco, ci sono le leggi regionali, con relative deliberazioni e/o determinazioni che ne disciplinano l'uso, ma che vi risparmio perché le potrete comodamente trovare, come ho fatto io, su internet.
Vi cito un paio di quelle più significative, tra cui la Legge 05/02/1992 n° 104, relativa all'assistenza, all'integrazione sociale e ai diritti delle persone disabili che, sempre previa autorizzazione e concessione, garantisce loro l'accesso al mare;
e la Determinazione 514/D del 6 aprile 2005, della Regione Autonoma della Sardegna, Assessorato Enti Locali, Finanze e Urbanistica del Servizio Centrale Demanio e Patrimonio, che riguarda la "Disciplina delle attività esercitabili sul demanio marittimo" così definite:
- Sono strutture balneari in concessione le porzioni di arenili assentiti da questo Servizio in cui vengono posizionate strutture di facile rimozione (gazebo - sdrai - lettini - ombrelloni etc.) al fine di offrire all’utenza i servizi legati alla balneazione e/o elioterapia.
- Sono stabilimenti balneari le aree demaniali marittime in cui insistono strutture stabili destinate alla balneazione ed all’elioterapia.
La quale Determinazione, all'art. 2 ("pulizia delle spiagge, servizi igienici e primo soccorso") recita:
a) Nelle spiagge libere l’igiene e la pulizia, i servizi igienici ed il primo soccorso dovranno essere assicurati dalle Amministrazioni Comunali (....)
b) E’ vietato l’abbandono, l’interramento e la discarica, sia a terra che a mare, di ogni tipo di rifiuto e/o altri materiali.
c) Al fine di garantire il mantenimento delle aree limitrofe alle zone demaniali marittime assentite in concessione, i relativi concessionari hanno l’obbligo di curare la pulizia e predisporre appositi contenitori di rifiuti.
Seguono - da me omesse per non tediarvi - altre leggi e deliberazioni, con integrazioni e modifiche che non cambiano la sostanza di quanto sopra esposto, oltre alle relative pene per i contravventori.
La spiaggia in questione (per la cui realizzazione voglio sperare che ci siano state tutte le autorizzazioni necessarie), se può essere una notizia, è chiaramente visibile anche su Google Earth.
Aggiungo le solite foto, a completamento di quanto ho visto, e lascio a voi, Spett. Pubblico, le conclusioni.

Con affetto,
Francesco Dotti

Padrongiano: la beffa continua


Alcune immagini del... ponticello sul fiume dei guai






Un altro anno è passato ed eccoci ancora qui!
Intendo dire a fare la fila davanti al solito semaforo, sul solito ponte sul solito Rio Padrongiano ancora interrotto.
Forse, dato che di anni ne sono passati tre, pensano che ormai ci abbiamo fatto l'abitudine, e che quindi lo accettiamo come abbiamo imparato ad accettare le alluvioni inattese, le grandinate improvvise, le finanziarie e la... supposta continuità territoriale.
Tempo fa mi capitò di leggere alcune relazioni sul piano urbanistico e paesistico comunale, in cui gli accreditatissimi estensori si erano sperticati enunciando "modelli spaziali di accessibilità fondati su una serie di assi di servizi urbani per rendere scorrevoli i flussi di traffico nell'area urbana, alleggerendo la pressione sulla fascia costiera...", e via via esponendo e dichiarando.
Belle parole, ma in questo caso sono rimaste solo chiacchiere.
E poi, come se non bastasse, i sempiterni "lavori in corso" che bloccano la città. Ora gli è presa la "fissa" delle rotatorie. Così, quando vedono un incrocio più larghino degli altri, dàlli coi compassi a disegnare cerchi sulle strade!


Per finire, questa è la foto di Via Borromini (siamo vicinissimi al vecchio Ospedale, nei pressi dei poliambulatori di Via Canova, a un passo dal Viale Aldo Moro).
Ci sono solo venti metri di terra e polvere, con buche assortite e fango quando piove, che separano due strade asfaltate.

Oltre a quel cespugliaccio secco, in mezzo, che fa da spartitraffico. Che lo abbiano lasciato come "area verde", visto che Olbia è al decimo posto in Italia per verde pubblico, oppure perché stanno pensando che ci starebbe bene un'altra rotatoria?

Sono vent'anni che vivo a Olbia, e sono vent'anni che questa strada è così.
Mi chiedo: non si poteva fare una rotatoria di meno e asfaltare venti metri di strada?

Ma tornando al nostro ponte "maledetto", dovete sapere che le prime spiagge raggiungibili (Lido del Sole, Le Saline, Porto Istana, Murta Maria, Li Cuncheddi, Capo Ceraso, Porto San Paolo, Porto Taverna, verso San Teodoro), con annessi gli ultimi villaggi turistici da poco realizzati, distano solo pochi chilometri e sarebbero percorribili in alcuni minuti. Anche in piena stagione turistica. Ma con un ponte fatto bene.
Il 20 novembre 2006, in un articolo pubblicato sul quotidiano La Nuova Sardegna a firma di Enrico Gaviano, si parlava di un finanziamento di 2 milioni di euro deliberato il 16 novembre dello stesso anno dalla giunta regionale sarda allora presieduta da Renato Soru.
Questi soldi, si dice nell'articolo, sarebbero serviti al compartimento della Sardegna dell'Anas per il rifacimento del ponte sul Rio Padrongiano e mettere fine, una volta per tutte, a uno sconcio che sta durando da troppo tempo e che rischia di compromettere un turismo talvolta dichiarato in stato pre-agonico(?).
La domanda, che mi pare lecita visto che si tratta di denaro pubblico e quindi anche mio, è: che fine hanno fatto questi soldi? Ci sono ancora? E, se ci sono, perché non si è ancora provveduto a realizzare i lavori necessari? Non sarà mica colpa di Berlusconi e del G8?...

Francesco Dotti

Referendum 2009



Credo che tutti, più o meno, si aspettassero questi risultati. Al di là dell'istituzione referendaria, giusta e pertanto intoccabile. E, naturalmente, al di là delle facezie più o meno satireggianti che ne vengono fuori, e dei ballottaggi, dei quali non mi occupo.
In ogni caso, considerato il lento e inesorabile declino della politica - intesa come arte di governare e amministrare - ci sarà da meravigliarsi se in seguito qualcuno andrà anche a votare. Rebus sic stantibus.
Francesco Dotti (io ho votato)

Albero marinato con vela



Ancora una volta mi ripeto. Lo so. Mi ha colpito una sorta di immobilismo creativo che, gira e rigira, mi fa disegnare sempre le solite cose. L'unica nota positiva potrebbe essere che questa "glaciazione" mi serve come allenamento. Perdonatemi.

Berlusconi e La Russa

Hanno talmente le idee confuse che quando gli intercettatori hanno sentito che La Russa difendeva Berlusconi hanno subito pensato all'ennesima ragazzotta straniera in cerca di pubblicità. E così, mentre si continua a investigare con noiosa insistenza su cosa fa il premier nell'intimità delle pareti domestiche, io qui a casa mia sto morendo di caldo ma nessuno si preoccupa di me. Eppure sono quasi tutto il giorno in mutande.
Quasi quasi mi fotografo da solo e poi metto le foto su internet.
Perciò, per ingannare il tempo, in attesa che la temperatura scenda (anche oggi 35° qui a Olbia) e mi torni la voglia di disegnare, ho pensato di mettere sul mio simpatico blog alcune fotografie scattate durante la mia permanenza a Cagliari.
Magari non c'entrano nulla col titolo che ho dato al post, ma se qualcuno non conosce ancora questa bella città e i suoi dintorni spero che possa farlo attraverso le mie immagini.
Buona visione e a presto risentirci. Magari col fresco.



i fenicotteri nello stagno di Molentargius


tramonto da Monte Urpinu (guardate che strano: non c'è una luce accesa e sembra che la città stia dormendo...)


lampione stradale nella Città vecchia


vele notturne, al Porto


il bellissimo vascello da crociera "Mercedes", al Porto


terrazzini e stucchi in Via Antonio Giovanni Piccioni


ancora un terrazzino in Via Piccioni, e poi andiamo a fare un giro verso il mare...


Questo è il golfo di Villasimius, la ridente e rinomata località balneare lungo la costa visibile sullo sfondo. Per raggiungerla da Cagliari, da Via Piccioni, è sufficiente andare verso il mare e seguire le indicazioni per Villasimius


Qui siamo ancora a Villasimius, sulla spiaggia del "Riso" (credo che si chiami così), il cui mare limpido non ha davvero niente da invidiare ai Caraibi


Una panoramica della spiaggia del "Riso"

Allora, vi sono piaciute? A me sì.