Salutamassòreta

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Alluvione in Gallura

Siamo a una decina di chilometri da Olbia, nel territorio di Loiri Porto SanPaolo, nelle campagne tra Azzanì, Padru e Loiri.
La strada che vediamo conduceva dalla borgata di Azzanì alla frazione di Azzanidò, una manciata di case sparse sulla collina abitate soprattutto da allevatori e pastori.

La furia del torrente, gonfiatosi spaventosamete dopo le piogge incessanti di questi giorni, ha letteralmente spazzato via la strada, travolgendo alberi e macchia mediterranea, isolando gli abitanti del piccolo borgo.

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Alluvione in Gallura - 2

Qui, invece, siamo a Santa Giusta, all'uscita della superstrada per S. Teodoro-Nuoro, dove c'è il bivio per Vaccileddi e La Castagna. La strada è stata invasa dai detriti portati dal fiume in piena ed è interrotta. Dovunque, come avvenne anche lo scorso anno, desolazione e rovina.
Mentre dall'alto l'elicottero dei Carabinieri sorvola la zona, la gente del posto, piuttosto arrabbiatina, accusa la mancanza di interventi per la pulizia dell'alveo del fiume che ogni volta, e sempre peggio, è la causa di questi disastri.
Anche il cane si lamenta perché non c'è più un albero in piedi.
E poi si chiedono le sovvenzioni per le calamità naturali...


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Malasanità


Pare che ci siano una novantina di morti al giorno causati da errori medici e carenze del sistema sanitario. Io penso che siano tutte bufale (come quelle alla diossina), inventate per vendere più giornali, e non ci credo.
Non ci credo perché sto benissimo e ho una salute di ferro. Un amico, incontrato giorni fa per la strada, mi ha chiesto:
"Oilà, chi si vede! Come te la passi? Ti trovo bene. Sei davvero in forma. Ma... dimmi un po': cosa fai per mantenerti così?"
"Semplice - gli ho risposto - non vado mai dal dottore! Ciao"

Maltempo

video

Miei cari friends, questa clip l'ho filmata proprio davanti a casa mia ieri all'ora di pranzo. Dovete sapere che sotto a quel tombino girevole c'è un canale, coperto molti anni fa, dove ci viene scaricato un po' di tutto: acque piovane e, credo, anche le fogne. Quest'ultima ipotesi si deduce dal forte odore di merda, oltre alla carta igienica e alle... salme postprandiali, che il tombino, quando piove molto, erutta per la strada tra l'immensa felicità di tutti gli abitanti della zona.
Volevo portare i nipotini a fare un giro sul tombino, ma poi mia moglie mi ha ricordato che nipotini non ne abbiamo e ci sono rimasto molto male. Pazienza, aspetterò...
Tanto, il tombino fa così tutte le volte che piove... e allora, prima o poi, i nipotini ce li porterò.

Effetto serra


Un bel giorno sentiremo un botto e... non ci sveglieremo più. Se un botto sarà.
Altrimenti, potrebbero esserci state assegnate dalla sorte anche altre possibilità: spazzati via dalla piena del torrentello vicino a casa, quello dove prendiamo sempre i ranocchi, dopo intere settimane di pioggia battente; o inceneriti dal sole sulla spiaggia mentre ci stiamo spalmando l'ultimo velo di crema a "protezione 3 per pelli delicate"; oppure "trombati" per aria da un vortice improvviso - potrebbe essere l'uragano Ugo - che ci scoperchia il tetto di casa e ci porterà chissà dove. Perché noi, quel giorno, tutto stavamo aspettando meno che Ugo.
Dimentico qualcosa? Ah sì, la grandine: chicchi grossi come palline da tennis e duri come la pietra che in due minuti ci riducono la macchina nuova da fare schifo. E dobbiamo anche finire di pagarla...
Eppure quel brav'Uomo lassù, se davvero è stato Lui, ce l'aveva data proprio bella e anche garantita, questa terra. Era partito dal Caos, mettendo tutte le cose al loro posto, in perfetto ordine, e noi, al Caos, ci siamo ritornati. E abbiamo fatto scadere la garanzia...
Francesco Dotti

Amori impossibili



Sarò greve.
Cose del genere si sentono sempre più spesso, e delle violenze sulle donne sono piene le cronache di tutti i giorni. Purtroppo.

Caccia alla... lepre


 Certo che spararsi addosso per una lepre vuol dire che si è proprio toccato il fondo...
Buona caccia!

Kamikaze


Afghanistan: ieri, oggi... e domani?

"Peace keeping": se ho letto bene, sintetizzando, dovrebbe essere la capacità di aumentare il dialogo tra gli attori di un conflitto, creando le condizioni per una pace sostenibile;

"Peace building": questo dovrebbe servire a migliorare i rapporti tra gli attori di un conflitto.
Un po' come è successo in Congo tra il '98 e il 2003, ma le origini sono anche più vecchie, in quella che è chiamata la Guerra Mondiale Africana. Ha coinvolto diverse nazioni, sempre africane e un mucchio di gruppi armati, anch'essi africani, che se le sono date di santa ragione. Ve li ricordate i Tutsi e gli Hutu? Ecco, sono loro. Morti, feriti, invalidi, profughi, malattie, fame, soprattutto tra i bambini che sono quelli che ci rimettono di più.
Dopo l'invio dei Caschi blu dell'Onu e alcuni tentativi di contrattazione internazionale, viene firmato un "accorduccio" di pace che serve a poco perché gli scontri continuano nonostante la presenza dell'Onu.
Infatti, come accade, oltre all'odio atavico che divide da sempre alcuni popoli, dietro a tutto ci sono anche le immense risorse minerarie di cui il paese è ricco e che fanno gola a mezzo mondo.
E si sa che quando ci sono i soldi di mezzo non si arriva da nessuna parte;


"Peace forcing": un po' come dire "Ah, non volete fare la pace? Allora ve la faccio fare io!"
Così, visti gli scarsi risultati dei "keeping" e dei "building", ora si passa ai "forcing".
E siamo in Afghanistan.

Si inviano truppe armate, viste dagli indigeni più o meno come i pidocchi dal parrucchiere, con il compito di controllare le zone a rischio, presidiare i seggi elettorali per votazioni di cui nessuno tiene conto, mentre gruppi di matti armati fino ai denti scorrazzano su impolverati e ammaccati pick-up, brandendo minacciosi kalashnikov e sparacchiando per aria. Per non ammazzare nessuno. Perché se vogliono ammazzare qualcuno non gli sparano mica. Ci mancherebbe!
Prima lo spellano vivo, poi gli fanno la manicure tagliandogli direttamente le mani, poi ancora passano ai nasi, alle orecchie e infine scendono verso il basso, proprio all'altezza delle palle.
Alla fine, siccome non hanno più niente da tagliare, gli tagliano anche la testa. Tanto, ormai, a cosa gli serve?
Ma non le vedete le immagini in televisione? Come fai a portare una democrazia di tipo occidentale in posti del genere?
E' vero, tra questi matti ci sono ancora una volta i bambini innocenti, che non ne hanno colpa. E poi qualche altro che vorrebbe vivere tranquillo. Ma per metterli d'accordo tutti ci vorranno dei secoli, altri morti e tanti soldi.
Perché allora non mandano i Caschi blu dell'Onu anche nel mio condominio?
Perlomeno durante le riunioni.
Francesco Dotti

Monte Santo - Grande Guerra




Nel post "Gallura in fumo", parlando degli incendi che hanno distrutto alcuni dei punti più belli della Sardegna, vi avevo detto che le immagini di quella tragedia mi ricordavano una vecchia foto della Grande Guerra, scattata sull'altopiano del Carso credo da mio Padre quando, poco più che ragazzo, vi prese parte.
Così oggi l'ho cercata, quella foto, frugando tra gli album di famiglia. E l'ho trovata. Perché fosse più "vera" non ho fatto alcuna correzione e ho lasciato anche la pagina dell'album, uno di quelli con la copertina in cuoio sbalzato e con le strisce in pelle marrone per chiudere la legatura.
C'è, sotto, scritto a penna, il nome "Monte Santo", e la data: "1915-18". Questo monte, teatro di sanguinosi scontri, si trova in territorio sloveno, a nord-est di Gorizia, vicino a Nova Goriça.

Dirigibili

Poi, visto che c'ero, ho cominciato a sfogliare quel vecchio album. Quante volte l'ho fatto...
Mi sono ricordato di altre immagini, anche quelle sempre scattate dal Babbo con una vecchia Agfa 6x9 a soffietto, con la custodia rigida in cuoio marrone. Me la regalò nel 1964, quando ero militare, sapendomi appassionato di fotografia, e io la smarrii come un bischero nelle campagne intorno a Novara, quando ebbi il mio primo (ed unico) incidente in macchina.
Si vedono le fasi di un incidente occorso a questo dirigibile, forse dopo che era uscito dall'hangar.


La didascalia, anch'essa scritta a penna sul cartoncino dell'album, riporta scritto: "Torino 1915-18". Torino c'è, e si riconosce anche dalla Mole Antonelliana nella foto in basso a destra, sotto i rottami dell'incidente, ma del dirigibile non sono riuscito a sapere nulla. Né a quale "classe" appartenesse, né come si chiamasse (che forse sono la stessa cosa?).
Ho provato a cercare anche su internet, ma non sono riuscito a trovare nulla.
Così, se qualcuno di voi potesse aiutarmi lo ringrazierei sentitamente e alla prima occasione gli offrirei anche un caffè.
Magari corretto, mi voglio rovinare...



Ieri notte mi ha chiamato quel segugio di mio cognato, quello che scova i dirigibili meglio e prima dei cani da tartufo, e mi ha detto:
"Caro Palle, t'ho trovato quello che cercavi! Ecco: qui ci sono tutti i sommergibili che vuoi".
"Quali sommergibili? Io volevo i dirigibili. Di-ri-gi-bi-li... quelli che volano!"
"Stavo scherzando! Te li ho mandati per posta. Guardali".
E infatti, nella posta, ho trovato la foto di un dirigibile che mi è sembrato uguale al "mio", che però non so se posso mettere sul blog per via del copyright. Ora m'informo.
Si tratta di un M1 o di un M2. La differenza tra i due modelli sta solo nella potenza dei motori: 2 Maybach da 250 Hp il primo, 4 Wolsely da 125 Hp il secondo.
Poi, quando saprò da quale "cilindro" mio cognato ha estratto queste informazioni, andrò a vedere e forse potrò dirvi di più. Ma intanto dovete aspettare qualche ora.
Ce la farete, cela?

Caproni CA-100


Anche questa bella immagine fa parte dell'album del Babbo.
Qui, a sinistra, un suo caro amico: il Cap. Pilota Marino Scotti (credo che fosse dell'Ardenza, vicino a Livorno), comandante dell'8° Gruppo Caccia.
Mi sono permesso di metterlo sul blog per ricordarlo con affetto e rendergli l'onore che merita, anche a nome del Babbo, ma se a qualcuno non facesse piacere è sufficiente che me lo dica e lo rimuoverò subito.
Dietro, scritti a matita, vengono riportati anche il luogo e la data dello scatto:
"Aeroporto di Elmas - Sardegna - 1933". Però manca il nome del velivolo.
Anche in questo caso mio cognato, che ormai conoscete tutti, me lo ha trovato: pare che si tratti di un Caproni CA-100, usato per l'addestramento.
In quello dietro, contrassegnato col nr. 3, si vedono infatti due posti di pilotaggio.

Miramare - Trieste


Questo è il Castello di Duino, vicino a Trieste, come lo fotografò sempre il Babbo ancora nel 1915-18.
E' probabile che all'arruolamento gli abbiano chiesto:
"Tu, Dotti, cosa vuoi: il Mannlicher-Carcano '91, o l'Agfa 6x9?"
E lui avrà risposto prontamente:
"La seconda va benissimo, mio Generale!"
Così oggi mi viene il dubbio che il Babbo, invece di fare la guerra, abbia preferito andare in giro a scattare fotografie.


Chissà come sarà adesso, a distanza di una novantina d'anni, quella pianura che si vede in primo piano...

P.S. 
Ringrazio il Sig. Luigi Tessitori per avermi suggerito l'esatto nome del castello fotografato dal Babbo, che non è quello di Miramare, come erroneamente avevo scritto, ma di Duino.

Ufficiale di Cavalleria austriaco


Anche questa credo che l'abbia scattata il Babbo. Probabilmente, vedendolo, l'ufficiale austriaco avrà detto:
"Blitz und Donner! Hier ist Dotti mit ihre 6x9 Agfa Kamera! Wir sind auf das Pferd!"
Che, più o meno, tradurrei:
"Tuoni e fulmini! C'è il Dotti con la sua macchina fotografica (Agfa 6x9)! Allora siamo a cavallo!"
E fu così, per merito del Babbo, che nacque la cavalleria austriaca. Ragazzi, questa è Storia!

Exit strategy


Come cittadino, ma soprattutto come ex militare, sono vicino alle famiglie di tutti quei poveri ragazzi che hanno dato le loro giovani vite per aiutare gli altri. Già, gli altri.
Mi chiedo, infatti, che senso abbia restare in un Paese, in questo caso l'Afghanistan, ma va bene ugualmente per il Kosovo o per l'Iraq, se non perché "obbligati" a farlo da accordi internazionali presi sempre e soprattutto con l'America. Non sono un esperto di politica estera e perciò dirò un sacco di fesserie, ma non credo che tutto questo finirà presto. Purtroppo. Quindi, alla mia maniera, esprimo un sunto delle mie riflessioni, naturalmente da prendere con debita distanza proprio perché sono ignorante. Ma sono comunque le mie riflessioni e, qualora lo voleste, potrete sempre smentirmi.
In Kosovo, come "sentinelle della pace", ci siamo già da quindici anni e anche lì, dopo tutti i morti che ci sono stati, ancora oggi ogni tanto muore qualcuno: vuoi per un incidente, vuoi per i postumi di qualche malanno derivato dall'uranio impoverito. Dice che ci siamo, oltre che per gli aiuti umanitari, anche per favorire la pacifica convivenza delle diverse etnie, quella albanese e quella serba, che allo scoppio della guerra rivendicavano il possesso del territorio, ciascuna utilizzando forze militari (rispettivamente Uck e i "pulitori etnici" di Milosevic), mafie e criminalità varie. Oltre a parecchi servizi segreti nei quali anche buona parte dell'Occidente ha sguazzato, mettendoci del suo, perché aveva interesse a farlo. Insomma, anche se non me ne intendo, credo che dietro a tutto ci sia un gioco talmente sporco che nessuno potrebbe mai ammettere. Detto questo, più in generale, sono convintissimo che se due non si possono vedere e si odiano, prima o poi, appena ti giri dall'altra parte, tenteranno di farsi fuori. Ed è dai tempi dell'impero Ottomano che Serbi e Albanesi non si possono vedere (più o meno dal 1300), e per metterli d'accordo non basteranno altri sette secoli.
Per l'Iraq è addirittura peggio, perché c'è in ballo la religione. La scusa della guerra, oltre all'invasione del Kuwait, furono le fantomatiche "armi di distruzione di massa" peraltro mai trovate, gli equilibri geopolitici delle regioni confinanti, il petrolio soprattutto, e la caccia a quel fregnone di Osama Bin Laden che, se avessero voluto, lo avrebbero trovato subito. Bastava cercarlo dov'era. E anche lì morte e distruzione, che non è ancora finita, perché ancora si salta per aria.
Ora c'è l'Afghanistan, un paese povero che si regge in piedi col traffico d'oppio in cambio di armi e tritolo. Il breve periodo di riforme "laiche" portato avanti dal governo di Taraki (in seguito assassinato) durò poco per l'opposizione del clero islamico e per le ingerenze russe, viste come il fumo negli occhi dai soliti americani (governo Carter), i quali aiutarono segretamente i mujaheddin islamici e integralisti, d'accordo anche col Pakistan, per abbattere i "laici" filo-comunisti sostenuti dalla Russia.
E si arriva all'invasione russa, respinta dai mujaheddin appoggiati sempre dall'America, questa volta di Reagan, ed elevati al nobile ruolo di "combattenti per la libertà". Tra questi fa la comparsa anche il nostro amico Osama Bin Laden. Quello ancora introvabile. O incercabile. Anche in questo caso centinaia di migliaia di morti e invalidi tra civili e militari. Bella roba davvero!
Ma non è finita qui, perché tra le fazioni ora inizia la guerra civile per aggiudicarsi l'Afghanistan. Fondamentalisti mujaheddin, del nord e del sud, filosovietici sconfitti, pashtun, servizi segreti, talebani con quel figlio di madrassa del mullah Omar, studenti coranici e chi più ne ha più ne metta iniziano a prendersi a cannonate, ad amputarsi nasi mani e genitali e a farsi saltare per aria. Avendo sempre dietro, almeno per un po', gli Stati Uniti, i quali, dopo essersi resi conto che stavano appoggiando dei terroristi che ogni tanto attentavano anche alla loro sicurezza, piano piano si sono defilati.

Dopo gli attentati alle torri gemelle, individuato in Al-Qaeda il responsabile, gli americani si sono un po' incazzati e hanno preteso la consegna di Bin Laden (Osama, per gli amici). Al rifiuto talebano è seguito l'attacco americano (la rima mi è venuta per caso). Ancora morti, storpi, macerie e dolore tra civili e militari, fino all'insediamento del petroliere Karzai, in forte odore CIA. Le successive azioni di guerriglia dei talebani costringono i paesi della Nato ad inviare truppe, tra le quali ci sono anche i nostri militari che, spediti lì in "missione di pace", spesso la trovano. Per sempre.
Tutto questo per coprire gli schifosissimi interessi dei "signori della guerra", che con le guerre si rimpinguano le tasche per poi mettersi giacca e cravatta e dire cose sensate in televisione e sui giornali. Vado a vomitare.

Francesco Dotti

Nucleare? No, grazie



Anche se siamo circondati da centrali atomiche e se paghiamo cara l'energia che usiamo, secondo me non credo che sia una bella pensata voler costruire centrali nucleari in Italia.
Oltre al rischio di possibili incidenti e della durata media di una centrale (dai 20 ai 30 anni), c'è quello delle scorie prodotte dalla fissione, e l'altro, non meno preoccupante, della radioattività liberata, liquida o gassosa, di elementi come il Trizio, il Cesio e il Sempronio.
Naturalmente, mi direte, le scorie si possono sempre buttare in mare. Tanto, chi le vede? Vero. Poi, però, capita che qualcuno si penta. E parli. E così si viene a sapere - oh, meraviglia! - che il Mediterraneo, dove ogni estate ci bagnamo allegramente e il cui pesce finisce sulle nostre tavole "perché fa bene" e contiene gli "omega 3" (e se invece fosse "Cesio 137"?), potrebbe pullulare di navi affondate e piene di veleni. Mi vengono i brrrrividi!!
Francesco Dotti (ambientalista, sì, ma non stronzio...)

Pesce sega

Terry



Questa è Terry, la gattina che abita a casa di mio figlio, mentre dorme (la gatta, non mio figlio). Chissà perché l'avranno chiamata Terry, quando invece è sempre sul divano...
Però è davvero dolce e affettuosa

Fiori



Oggi sono andato a trovare mio figlio. Quello che abita in campagna, e che il giorno in cui mezza Gallura se ne andò in fumo anche la sua casa corse lo stesso rischio...
In giardino, dopo le vampate dell'incendio, ora sono ricresciuti i fiori. Cosi ne ho fotografato qualcuno con una vecchia, ma gloriosa, Olympus C-2100UZ (che sta per "ultra zoom") di soli 2 megapixel, usando la funzione "macro". Non so se qualcuno di voi la conosce, ma nonostante sia una delle prime fotocamere digitali, credo che abbia un obiettivo davvero fantastico. E anche i colori, che non ho assolutamente corretto lasciandoli così come la macchina li ha registrati, mi sembrano molto belli. Ci ho fatto anche la foto alla gatta, ci ho. Però senza macro.



Questi non so che fiori siano (forse una piccola bouganvillea... buganville... buganvillea... o come caspita si chiama), ma sono stato colpito dal contrasto tra il colore fucsia-rosso-violetto-chiaro viola-polvere dei petali e quello del fiore centrale, avorio chiaro-latte miele-paglierino. Insomma, dei bei colori.
Accidenti, ma ne volete sapere di cose! Non siete mai contenti!!

La fotocamera è sempre la stessa, perché non potevo mica comprarne una nuova. Ve l'ho detto che mio figlio abita in campagna... che dovevo fare secondo voi: andare in città e comprare una macchina nuova per fare quattro fotografie e magari farvi contenti? Uffa!!



Questo qui non lo conosco davvero. Comunque sono sicuro che è un fiore



Questa è la margheritona di prima, ma dietro mi sono accorto dopo che c'era una vespa.
E ora non ditemi che è una lambretta, perché quella è una vespa. La riconosco, perché ce l'ho avuta anch'io. La lambretta aveva i cofani laterali più stretti.

Attentati 11 settembre

11 settembre

Rito dell'ampolla


Inizia domani, alle sorgenti del Po, la strepitosa cerimonia dell'ampolla.
Lì, facendo monviso a cattivo gioco, il ministro per la Semplificazione delle Acque Calderoli, convenuto con altri dal monte e dal piano, parlerà anche della questione meridionale. Nel senso che è inutile fare questioni: i meridionali restano al sud e i settentrionali al nord.

In mattinata, presa un po' d'acqua dal Po con l'ampolla, Bossi, in panciolle sulla poppa del battello coi piedi a mollo, scenderà a rotta di collo fino al Pian della Polenta con l'ampolla dell'acqua del Po. Ad attenderlo, ci dovrebbero essere anche trentatré trentini, tutti e trentatré di Trento.
(dal nostro corrispondente alle sorgenti terracquee Ugo La Bolla)

Cagliari


Questo è un acquerello, dipinto a Cagliari alcuni anni fa. Non ricordo bene però quale fosse l'esatto punto di vista: ovvero se lo ripresi dall'interno dello stagno di Molentargius, entrando dal Viale Marconi, oppure da un punto delle saline alle spalle della spiaggia del Poetto, o addirittura da Macomer, lungo la strada per Nuoro dopo il secondo bivio a sinistra della vecchia casa cantoniera di Gavino Puddu, che si vede quando si percorre la SS 131, usando un potente telescopio a raggi gamma che mi dà sempre l'esatta gamma dei colori che mi servono. Altrimenti non lo userei. Non sono mica scemo!
Infatti, partendo proprio dall'equazione di Porcu-Gustavsson, che se ben ricordo dovrebbe
essere questa



si ottengono di solito i seguenti vettori positivi


che determinano l'inclinazione delle linee d'orizzonte rispetto a quella dei raggi solari allo zenith, in base alle quali il quaternione che si ricava potrebbe anche far vincere delle discrete sommette al lotto. Altrimenti giocatevi l'ambo secco su Napoli, ché di solito esce sempre.
Oddìo, a ben vedere avrei potuto utilizzare anche l'altro telescopio, quello a raggi x, ma i risultati sarebbero stati un'incognita e così ho preferito andare sul sicuro.
Quello che mi colpì maggiormente, quel giorno, fu la luce calda del tramonto (o era l'alba?). Ma non stiamo a sottilizzare. Accidenti, quanto siete pignoli!
Se i miei acquerelli non vi piacciono ditemelo, vorrà dire che vi continuo a mettere le foto dei "giardinetti".
Cerèa, neh

Addio Mike



E così anche Mike ci ha lasciati...
Per me, come per molti della mia età, ha rappresentato un'epoca. Ciao Mike!

Casello ferroviario - 2



Alla periferia di Olbia, dalle parti dove abito, c'è una stradina che costeggia la ferrovia e che, dopo aver attraversato la bella campagna gallurese, fatti alcuni chilometri, porta alla piccola borgata di Enas. E' una stradina molto frequentata, soprattutto dagli amanti del footing e dai ciclisti, proprio perché lontana dal traffico cittadino e da qualsiasi genere d'inquinamento. Anche se non è raro scoprirvi, depositati in qualche angolo, dei vergognosi cumuli d'immondizia.
La ferrovia, poi, è quella "principale", nel senso che se vuoi andare a Cagliari o a Sassari i treni, ancora quelli coi motori diesel, passano solo di lì. E c'è anche un binario solo.
Io ci vado spesso, non in treno ma a piedi o in bicicletta, di solito prima che tramonti il sole, perché c'è una luce meravigliosa. Le ocre gialle dei campi e dell'erba secca si scaldano e virano al bruciato, così come le ombre gettate dai cespugli e dai lecci cangiano nelle garanze brune e nell'oltremare, mentre il cielo alterna le sue tinte tra il cobalto e la garanza rosa con lievi velature ocra all'orizzonte. Insomma è uno spettacolo! Ebbene, lungo questa stradina fuori dal tempo, seguendo la ferrovia, a distanza di alcuni chilometri l'uno dall'altro, ci sono alcuni vecchi caselli ormai dismessi, coi muri scrostati e sommersi alla base dai rovi, ma che per me hanno un fascino particolare.



Così, quando l'ispirazione mi assale (cosa sempre più rara in questi ultimi tempi), mi porto dietro gli attrezzi del mestiere e butto giù quello che posso. Più che altro sono appunti, impressioni tirate su carta con semplici matite acquerellabili e che poi, una volta rientrato a casa e seduto al mio deschetto, tento di sviluppare e rifinire mantenendo vive e intense quelle emozioni al momento suscitate.

Soldi in Svizzera

Frecce, tricolore e Libia



Hanno ragione, e fanno bene! La nostra Pattuglia Acrobatica si esibisce nei cieli di tutto il mondo coi colori della nostra bandiera. E sempre stato così e così dev'essere.
Se il Sig. Col. Gheddafi vuole un solo colore, il verde, sappia che noi lo abbiniamo sempre con gli altri due, che tra l'altro ci stanno benissimo, e che sono il rosso e il bianco.
Altrimenti, se proprio insiste col verde, per la sua celebrazione gli potremmo mandare qualche pensionato e qualche cassintegrato i quali, notoriamente avvezzi al "verde" e vieppiù allenati nelle acrobazie per arrivare a fine mese, farebbero sempre la loro bella figura...
Cerèa, neh!
 

Sbarchi e immigrati






Continuano gli sbarchi di poveracci che cercano, forse, lavoro e, forse, anche un po' di tranquillità. Molti di loro scappano dalla fame, dalla guerra e dalle persecuzioni.
Tutto questo è davvero molto triste, ma ormai
sono tanti, troppi, quelli che sono arrivati da noi e che continuano ad arrivare. E allora, come si fa? Li pigliamo e ce ne freghiamo, gridando però allo scandalo perché vogliamo dimostrare che siamo buoni? Ma in questo modo è probabile che, prima o poi, vadano a ingrassare le fila di sciagurati e disadattati che da noi abbondano e dei quali faremmo volentieri a meno.
E allora... li accettiamo, li censiamo e li controlliamo sotto l'aspetto sanitario, e poi, in base alle richieste di lavoro, li sistemiamo, magari dando loro anche un alloggio decente per evitare che cadano nelle mani dei soliti profittatori che li sfruttano e li ammucchiano dentro topaie immonde succhiando loro le poche stille di sangue rimastegli?
E' una bella domanda...
E così oggi, che sembra tornato l'anticiclone africano e sto sudando come una trota, ho ricominciato a pensare e mi sono chiesto: "Ma perché un po' di loro non se li piglia il Vaticano, visto che in genere si occupa di cose che riguardano la Carità cristiana? Magari inizialmente li potrebbe assumere come giardinieri, o come lucidatori delle corazze delle guardie svizzere, o come idraulici-tubisti-lattonieri-saldatori-elettricisti nelle papaline officine meccaniche, nella venerata centrale termica o nel santo acquedotto di Villa Carpegna dai quali, in seguito, dopo aver conseguito ulteriori specializzazioni, potrebbero far carriera e transitare, sempre all'interno dei sacri uffizi, a mansioni di tutto rispetto invidiate anche all'estero (cioè da noi)".

Francesco Dotti (il solito rompicoglioni)