Salutamassòreta

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Capo Ferrato - Costa Rei

Ieri mattina, dopo una settimana passata a fare il "pensionato" tra il Poetto e casa mia, io e la mia Signora ci siamo guardati negli occhi molto profondamente e verso le 11,30 - un po' tardino per decidere una gita, è vero -, ci siamo chiesti all'unìsono: «Perché non ce ne andiamo tutto il giorno al mare, quello "bello", delle "cartoline"?»
Effettivamente la giornata si preannunciava meravigliosa: credo che, senza esagerare, sia stata la più bella dall'inizio dell'estate. E' la verità. E passarla a casa sarebbe stato un vero delitto.
In meno di dieci minuti abbiamo preparato tutto, e con la nostra Panda giallo "ottimista", dopo aver messo i soliti 10 euri di benzina con l'Iva aumentata, siamo partiti di volata per Costa Rei: un posto bellissimo dove eravamo già stati da "ragazzi", in campeggio, almeno un trentina d'anni fa: «Chissà come sarà adesso?...» Ci siamo chiesti. Ma non all'unìsono. 
Abbiamo imboccato la nuova SS 125, che da Cagliari porta a Muravera, ma dopo un po' l'abbiamo dovuta abbandonare perché... era finita! Nel senso che la "nuova" si ricollegava alla vecchia, curviforme litoranea per Villasimius. Perbacco! Ma com'è 'sta storia... se mi avevano detto che la nuova 125 porta dritti dritti fino a Muravera, come mai questa si ferma prima? Ma se volevamo arrivare a Muravera, non ci restava che proseguire.
Dopo qualche chilometro siamo arrivati a una rotatoria - anche quella "nuova", perché ormai di rotatorie ne fanno quanto le finanziarie! - che c'è nei pressi di Geremeas, dove campeggiavano dei cartelli indicatori recanti scritto a chiare lettere: "Cagliari", "Villasimius", "Il Monastero" (c'era un letto disegnato... sarà un albergo) e... "Nuova 125"
Sconcerto & Turbamento.

Cagliari non m'interessava perché ero venuto da lì; Villasimius neppure perché era la strada vecchia e la conoscevo già: lunga, trafficata e piena di curve;  per il Monastero-con-letto era ancora presto perché ci eravamo alzati un paio d'ore prima. C'era poco da scegliere: non restava che "Nuova 125". Sì, ma dove ci avrebbe portato?

Perciò, prima di avventurarmi lungo una strada che non conoscevo, ho chiesto informazioni allo Snack-Bar-Tabacchi lì vicino, aperto 24 ore, dove il simpatico e loquace barista aiutato da due altrettanto amabili avventori mi hanno fornito tutte le indicazioni necessarie per proseguire il viaggio. La "Nuova 125-e-basta" portava proprio a Muravera, ma lo avrei saputo solo qualche centinaio di metri più avanti, se solo avessi osato proseguire.
Apro una parentesi: caro Assessorato Comunale Ai Cartelli, da cui dipende quel cartello indicatore, vi costava tanto aggiungere le località toccate dalla "Nuova 125" alle altre presenti sulla rotonda, o rotatoria che dir si voglia? Lo spazio non manca di certo! E questo discorso vale anche per gli altri svincoli dove c'è scritto "Nuova 125". Chiusa parentesi.
Il viaggio è proseguito lungo questo nuovissimo nastro d'asfalto che ogni tanto s'infilava dentro lunghe gallerie. A un certo punto ho visto sulla destra il cartello indicatore per Capo Ferrato-San Priamo.
San Priamo! Mi è venuto in mente che c'ero già stato, appena arrivato in Sardegna, quarantun anni or sono, ospite nella casa di un vecchio amico e collega, quando ancora il turismo era là da venire e tutto da quelle parti era così selvaggio da lasciarti senza fiato. E così, spinto dalla curiosità di vedere cosa fosse cambiato in tutti questi anni, ho seguito l'indicazione. 

Il villaggio di San Priamo, che conta poco più di un centinaio di abitanti, sorge a una quarantina di chilometri da Cagliari lungo la vecchia SS 125 che porta a Muravera e Tortolì. 
Fu edificato, e popolato, a partire dagli anni Trenta, durante il periodo fascista, in occasione della bonifica delle piane alluvionali del Sarrabus - una sub regione della Sardegna sud orientale - rese paludose dalle frequenti inondazioni del Flumendosa e di altri corsi d'acqua che l'attraversano. 

Per ulteriori e più dettagliate informazioni sulla zona da me visitata, consultate:

http://it.wikipedia.org/wiki/Sarrabus-Gerrei


Da qui al mare la strada è breve. Basta chiedere qualche informazione (i cartelli indicatori scarseggiano) e soprattutto cercare di sentire l'odore del mare portato dal vento.
Da San Priamo, attraverso una strada ampia, dal fondo alquanto sconnesso che dopo un po' diventa uno sterrato comunque ben percorribile, si arriva a Capo Ferrato e... si fa subito il bagno!

Spiaggia bianchissima, pulita e soprattutto libera, due soli ombrelloni - il mio e un altro - nel raggio di almeno duecento metri e... un mare da favola!

Si può chiedere di più? No. Non si può!

Già, perché qui il mare è di un color smeraldo talmente invitante che ti ci tufferesti anche a gennaio.
Per l'occasione, mi ero fatto pettinare dal barbiere di Celentano...

Siamo rimasti un po', giusto il tempo di fare qualche bagno e riprendere fiato e poi siamo ripartiti. Quella giornata me la dovevo godere proprio tutta, vedendo tutto ciò che potevo!
Ricaricati gli attrezzi da mare sulla Panda giallo "ottimista", da Capo Ferrato abbiamo continuato lungo la litoranea e dopo qualche chilometro siamo arrivati a Costa Rei: ville, alberghi, ristoranti, spiagge meravigliose... insomma, il paradiso per le vacanze!


Ci siamo presi un gelato - avevamo nello stomaco solo un paio di pacchettini di creckers dalla mattina - e poi abbiamo proseguito per Cala Sinzias: un'altra spiaggia meravigliosa, con un mare che pareva dire: "bùttati!"


E come potevo resistere davanti a cotante trasparenze? Avreste potuto, voi? Io, no. Praticamente, sono stato tutto il pomeriggio a mollo come una papera. 
Dice: «Ma a noi che ci frega?» Lo so, magari non ve ne importa un fico secco, ma a qualcuno lo dovevo pur dire!

 Questa è la spiaggia di Cala Sinzias, e quello sotto sono io.


Verso sera, infine, quando ormai non ce la facevo quasi più a stare a galla, abbiamo deciso di rientrare a casa. E ora eccomi qui, stanco morto, dopo aver "scaricato" una marea di foto, a raccontarvi questo mio spendido sabato di metà settembre che collezionerò tra i miei ricordi più belli.
Ciao a tutti

P.S. 
Ogni tanto, quando ripenso a quel fessacchiotto del mio ex comandante che il 1° luglio 1970 mi spedì in Sardegna per punizione, mi viene da ridere!



4 commenti:

bluoso ha detto...

E noi ce la godiamo pure sta giornata indimenticabile, la tua gioia è contagiosa e perchè dunque non la dovresti regalare? Ciao, un abbraccio. Luigi.

CeccoDotti ha detto...

Carissimo, grazie per la visita che, come sempre, mi ha fatto un immenso piacere.
Abbiamo trascorso veramente una meravigliosa giornata e, come ho scritto nel post, lo dovevo dire per forza a qualcuno!
Appena in tempo, però, perché oggi il tempo è cambiato improvvisamente.
Da stamani si è rannuvolato e c'è un fortissimo e freschissimo vento di maestrale che sembra preannunciare una brusca fine dell'estate.
Spero che sia una perturbazione passeggera e che ci lasci godere ancora per un po' il mare e la spiaggia. Perché quest'anno, come quello passato, a causa della malattia di mia moglie, di mare ne abbiamo fatto davvero pochissimo.
A presto, caro Amico, buona serata e un abbraccio anche a te, Francesco

Lubumba ha detto...

... secondo me se la ride ancora Lui (il fessacchiotto) ... la punizione è stata esemplare: ti sei beccato una Moglie, un cognato e due suoceri ... e dimmi se è poco.
... mah ... a pensarci bene ... il punito dovevi essere tu e non NOI!!!
Mannaggia!!!

CeccoDotti ha detto...

Caro Lubumba (ma chi sei, il cugino cannibale di Mobutu?) devo dirti che, insieme alle bellezze della Sardegna, sono ben felice di essermi "beccato" una famiglia come la vostra.
Se fossi rimasto in (staccato) Continente, pur liberandovi così della mia ingombrante e talvolta fastidiosa presenza, chissà chi mi poteva capitare...
Quindi, mi è andata bene in tutti i casi.
Ciao e un bacione, Francesco