Salutamassòreta

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Emergenza carceri

Basta scorrere le notizie di "nera" che i media quotidianamente ci propongono, per scoprire che ogni giorno, nel nostro Paese, si consumano rapine, omicidi, stupri e violenze di ogni genere. 
Ogni giorno mangiamo pane e massacri, di fratelli, fidanzate, nonni e genitori, vicini di casa e conoscenti con un'intensità che cresce gradualmente e indipendentemente dal luogo dove questi delitti vengono consumati. Il degrado sociale che abbiamo raggiunto è tale che se davvero qualcuno non ci mette una pezza, e per "qualcuno" intendo lo Stato, tra un po' ne resteremo tutti quanti schiacciati. 
Ma se ci sono rapine, stupri, accoltellamenti, traffici di droga e omicidi, ci sono anche gli autori di questi delitti. E quando vengono presi per assicurarli alla "giustizia", ammesso che vengano presi e assicurati alla "giustizia", che devi fare? 
Dove li metti, se non in galera? Però le galere sono piene, ormai non ci stanno più e bisogna trovare una soluzione. Anche perché, pare, non tutti sono colpevoli e molti sono ancora in attesa di giudizio. 


Io, a dire il vero, un'idea ce l'avrei... non so se a voi potrebbe piacere, però ve la butto lì lo stesso. Anche in considerazione del fatto che sono sempre di più quelli che scontano le pene agli "arresti domiciliari". 
Stavo pensando che, come è stato fatto per le pensioni, si potrebbero prolungare i tempi dei processi. Già, direte voi, e allora il processo breve di cui tanto si è parlato che fine farebbe?
Non lo so. Ma se un processo è breve, capirete che così si arriva subito alla sentenza. E una volta emessa quella definitiva, il reo dovrebbe finire in galera ad alimentare quell'emergenza ormai conclamata delle italiche prigioni. Perciò mi è venuto in mente che, invece di giungere a sentenza in tempi brevi ed eseguire una pena da scontare in strutture definite inadatte, se si prolungasse il processo il reo, o presunto tale, nel frattempo potrebbe continuare a vivere tra casa propria e il tribunale, e le carceri, almeno per un po', non si riempierebbero più. Una specie di... "pendolarismo giudiziario", se così potremmo chiamarlo, in attesa della sentenza definitiva. 
Voi mi direte: ma quando verrà emessa la sentenza, se sarà acclarata la sua colpevolezza, dovrà scontare la pena, sì o no? 
Certo che dovrà scontarla. Ci mancherebbe! Ma se fosse prevista una retroattività della pena con decorrenza, per esempio, a partire dal giorno del rinvio a giudizio o della fondatezza dell'ipotesi accusatoria, al momento della convalida della sentenza, se colpevole, con l'allungamento del processo avrebbe già scontato buona parte della pena tra casa propria e il tribunale. Una sorta di "arresti domiciliari mobili". 
D'altra parte, non esistono già quelli... "fissi"? Già, mi contesterete voi, dannati furboni che fareste di tutto pur di complicarmi la vita, e se è innocente? 
Ebbene, se risultasse innocente potrebbe godere di un buono sconto per il prossimo reato, trasferibile per successione anche ai diretti discendenti, che potrebbero delinquere gratuitamente secondo una scala di... disvalori opportunamente adattata alle circostanze. Una sorta di "giustizia a punti", come già avviene per i prodotti dei supermercati o dei distributori di carburante. 
Senza andare tanto lontano, facendo benzina un mio amico ha preso un lettore Cd, e la moglie una padella antiaderente per il sugo. 
Altrimenti, scusate, perché si dice "scontare la pena" se poi gli sconti non si fanno?
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