Salutamassòreta

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Imu e anziani


Se nel frattempo non cambia qualcosa, pare che a giugno anche gli anziani lungo degenti - che sono circa 300 mila - nelle case di riposo o in altre simili strutture di accoglienza saranno costretti a pagare l'Ici (o Imu), in base a quanto stabilito dall'art. 13 del Decreto "Salva Italia"(?)
Anzi, proprio perché non abitano stabilmente nell'abitazione principale (anche se possiedono solo quella) dovranno pagare, pensa un po', l'Imu come se fossero proprietari di una seconda casa. A meno che non si consideri l'ospizio come seconda casa, e quindi si debba pagare l'Imu per conto... dell'ospizio! 
Con tutto ciò che ne consegue per loro, soprattutto se titolari di pensioni povere, ma anche per figli e nipoti qualora fossero senza lavoro, precari, o lavoratori percettori di bassi stipendi e con famiglia al seguito da mantenere, che per non perdere la casa avìta dovranno sobbarcarsi questa ulteriore spesa. Oltre, in certi casi, anche alla retta pagata per l'assistenza del familiare anziano. 
D'altra parte, nell'anno dell'Equità e del "salvataggio" del Paese, tutto è permesso.
E che bisogna sostenere il governo senza discutere troppo lo ha detto anche l'On. Casini in una recente intervista: "... Questo governo, in soli tre mesi ha fatto quello che gli altri non sono mai riusciti a fare..."
Mi scusi, Onorevole, ma... "gli altri" chi?

Riforma lavoro



Il ministro,... la ministra,... la Forn,... la responsabile del dicastero del Lavoro, Elsa Fornero, è molto addolorata - anche se questa volta senza lecrime - per il mancato accordo sulla riforma del lavoro e sulle critiche che il piano del governo ha riscosso più o meno dappertutto. O per ogni dove.
La rottura, quindi, è già nell'aria. Specialmente per chi deve tirare la carretta. E il governo, a quanto pare, francamente se ne infischia.

Articolo 18

STATUTO LAVORATORI - LEGGE 20 MAGGIO 1970, N. 300

Art. 13 - Mansioni del lavoratore 

L'articolo 2103 del codice civile è sostituito dal seguente: 

"Il prestatore di lavoro deve essere adibito alle mansioni per le quali è  stato assunto o a quelle corrispondenti alla categoria superiore che abbia successivamente acquisito ovvero a mansioni equivalenti alle ultime effettivamente svolte, senza alcuna diminuzione della retribuzione. 
Nel caso di assegnazione a mansioni superiori il prestatore ha diritto al trattamento corrispondente all'attività svolta, e l'assegnazione stessa diviene definitiva, ove la medesima non abbia avuto luogo per sostituzione di lavoratore assente con diritto alla conservazione del posto, dopo un periodo fissato dai contratti collettivi, e comunque non superiore a tre mesi. Egli non può essere trasferito da una unità produttiva ad un'altra se non per comprovate ragioni tecniche, organizzative e produttive. Ogni patto contrario è nullo".

Art. 15 - Atti discriminatori

"E' nullo qualsiasi patto od atto diretto a: subordinare l'occupazione di un lavoratore alla condizione che aderisca o non aderisca ad una associazione sindacale ovvero cessi di farne parte; licenziare un lavoratore, discriminarlo nella assegnazione di qualifiche o mansioni, nei trasferimenti, nei provvedimenti disciplinari, o recargli altrimenti pregiudizio a causa della sua affiliazione o attività sindacale ovvero della sua partecipazione ad uno sciopero.
Le disposizioni di cui al comma precedente si applicano altresì ai patti o atti diretti a fini di discriminazione politica, religiosa, razziale, di lingua o di sesso".

Art. 18 - Reintegrazione nel posto di lavoro

"Ferme restando l'esperibilità delle procedure previste dall'articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604, il giudice con la sentenza con cui dichiara inefficace il licenziamento ai sensi dell'articolo 2 della predetta legge o annulla il licenziamento intimato senza giusta causa o giustificato motivo, ovvero ne dichiara la nullità a norma della legge stessa, ordina al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che in ciascuna sede, stabilimento, filiale, ufficio o reparto autonomo nel quale ha avuto luogo il licenziamento occupa alle sue dipendenze più di quindici prestatori di lavoro o più di cinque se trattasi di imprenditore agricolo, di reintegrare il lavoratore nel posto di lavoro. Tali disposizioni si applicano altresì ai datori di lavoro, imprenditori e non imprenditori, che nell'ambito dello stesso comune occupano più di quindici dipendenti ed alle imprese agricole che nel medesimo ambito territoriale occupano più di cinque dipendenti, anche se ciascuna unità produttiva, singolarmente considerata, non raggiunge tali limiti, e in ogni caso al datore di lavoro, imprenditore e non imprenditore, che occupa alle sue dipendenze più di sessanta prestatori di lavoro. Ai fini del computo del numero dei prestatori di lavoro di cui primo comma si tiene conto anche dei lavoratori assunti con contratto di formazione e lavoro, dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato parziale, per la quota di orario effettivamente svolto, tenendo conto, a tale proposito, che il computo delle unità lavorative fa riferimento all'orario previsto dalla contrattazione collettiva del settore. Non si computano il coniuge ed i parenti del datore di lavoro entro il secondo grado in linea diretta e in linea collaterale. Il computo dei limiti occupazionali di cui al secondo comma non incide su norme o istituti che prevedono agevolazioni finanziarie o creditizie.
Il giudice con la sentenza di cui al primo comma condanna il datore di lavoro al risarcimento del danno subito dal lavoratore per il licenziamento di cui sia stata accertata l'inefficacia o l'invalidità stabilendo un'indennità commisurata alla retribuzione globale di fatto dal giorno del licenziamento sino a quello dell'effettiva reintegrazione e al versamento dei contributi assistenziali e previdenziali dal momento del licenziamento al momento dell'effettiva reintegrazione; in ogni caso la misura del risarcimento non potrà essere inferiore a cinque mensilità di retribuzione globale di fatto.
Fermo restando il diritto al risarcimento del danno così come previsto al quarto comma, al prestatore di lavoro è data la facoltà di chiedere al datore di lavoro in sostituzione della reintegrazione nel posto di lavoro, un'indennità pari a quindici mensilità di retribuzione globale di fatto. Qualora il lavoratore entro trenta giorni dal ricevimento dell'invito del datore di lavoro non abbia ripreso il servizio, né abbia richiesto entro trenta giorni dalla comunicazione del deposito della sentenza il pagamento dell'indennità di cui al presente comma, il rapporto di lavoro si intende risolto allo spirare dei termini predetti.
La sentenza pronunciata nel giudizio di cui al primo comma è provvisoriamente esecutiva.
Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'articolo 22, su istanza congiunta del lavoratore e del sindacato cui questi aderisce o conferisca mandato, il giudice, in ogni stato e grado del giudizio di merito, può disporre con ordinanza, quando ritenga irrilevanti o insufficienti gli elementi di prova forniti dal datore di lavoro, la reintegrazione del lavoratore nel posto di lavoro.
L'ordinanza di cui al comma precedente può essere impugnata con reclamo immediato al giudice medesimo che l'ha pronunciata. Si applicano le disposizioni dell'articolo 178, terzo, quarto, quinto e sesto comma del codice di procedura civile. L'ordinanza può essere revocata con la sentenza che decide la causa.
Nell'ipotesi di licenziamento dei lavoratori di cui all'articolo 22, il datore di lavoro che non ottempera alla sentenza di cui al primo comma ovvero all'ordinanza di cui al quarto comma, non impugnata o confermata dal giudice che l'ha pronunciata, è tenuto anche, per ogni giorno di ritardo, al pagamento a favore del Fondo adeguamento pensioni di una somma pari all'importo della retribuzione dovuta al lavoratore".



Art. 40 - Abrogazione delle disposizioni contrastanti

"Ogni disposizione in contrasto con le norme contenute nella presente legge è abrogata.
Restano salve le condizioni dei contratti collettivi e degli accordi sindacali più favorevoli ai lavoratori".


  
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Sempre che nel frattempo qualcuno degli articoli citati non sia stato sostituito da nuove norme - che però non conosco -, ho qualcosa anch'io da dire in proposito all'articolo 18 di cui tanto si discute in questi giorni. 
Per prima cosa non vedo perché non si debba applicare anche ai dipendenti pubblici. Sono forse cittadini diversi da quanto sancisce l'art. 3 della Costituzione? Quella nostra, non quella del Burundi, che recita:

Art. 3 
"Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".

E quindi non vedo perché, l'articolo 18, non si debba applicare a tutti i cittadini, indistintamente.

Ora parliamo un po' delle imprese, soprattutto di quelle piccole.
Niente credito dalle banche - alle quali ultimamente pare essersi ulteriormente "accorciato il braccino" -, in certi casi alcune sono soffocate da mancati pagamenti da parte dello Stato (o di chi per lui), subiscono aumenti paurosi di tasse e balzelli tipicamente italiani, oltre al calo sensibile dei consumi perché la gente non ha soldi e compra sempre meno. E scusatemi se ho trascurato qualcosa. 
Quindi, di quale "crescita" vogliamo parlare? Così, se non ce la fanno più ad andare avanti, il "padrone" è costretto a licenziare qualcuno. 
Ma da chi comincia? Dal più vecchio e più vicino alla pensione? Sempre che gliela diano subito, la pensione, e che non debba aspettare alcuni anni durante i quali dovrà tirare a campare con gli "ammortizzatori sociali". Se glieli danno, e per quanto tempo. Oppure da chi ha la salute più instabile e troppo spesso... "marca visita", o dal rompicoglioni di turno (ché, prima o poi, uno lo trovi sempre)? 
Senza contare che i "licenziandi" potrebbero avere sulla gobba, oltre alla famiglia da mantenere, un mutuo da pagare e tutte le nuove tasse sulla casa (che magari è ancora della banca). Oltre agli incrementi Irpef che Regioni, Province e Comuni ogni anno si affrettano ad aumentare.
E se l'impresa licenzia perché gli affari vanno male, come farà a pagare da 15 a 27 mensilità - come vorrebbe il nuovo art. 18 - quelli che licenzia? Dove li prende i soldi? 
Poi ci sono anche i "furbetti dell'aziendina": cioè quelli che dall'Italia se ne vanno all'estero (ultimamente pare che vada molto di moda la Serbia o la Romania), dove la manodopera costa molto meno e dove lo stato ospitante elargisce sussidi pubblici e cospicui sgravi fiscali di varia natura che da noi se li sognano! 
Perciò, in tutta sincerità, mentre aspettiamo tutti col fiato in gola la tanto sbandierata "crescita", mi pare che ci sia qualcosa che non va. 
Come la "nuova"(?) legge sui... ludopatici. Che praticamente sono quelli che non riescono a smettere di giocare con le macchinette, coi grattevinci, coi giochi d'azzardo on-line e con tutte le altre diavolerie che spesso lo Stato reclamizza e promuove anche negli spot televisivi (pelosamente raccomandando di "giocare con giudizio", o qualcosa di simile; come, nelle pubblicità sugli alcolici, suggerisce: "bevi con moderazione").
Ebbene, questi malati, più o meno istituzionalmente "sponsorizzati", ora finalmente potranno essere curati dal Servizio Sanitario Nazionale. 
Cioè a spese nostre...
 


Festa del Papà

Oggi è la Festa del Papà. Di tutti i Papà. E quindi pure di quello nuovo, il nostro, che anche se "putativo" e in qualche modo ci è stato imposto, in pochissimo tempo, col suo governo, ci ha restituito gran parte di quello che avevamo perduto: credibilità, ricrescita, riforma delle pensioni, spread, mercato del lavoro, Ici, Imu, aumenti della benzina e dell'Iva... 
Insomma, un sacco di novità che davvero non ci aspettavamo in così poco tempo e che ci cambieranno davvero la... vita.
Molti, infatti, hanno fatto nuovi buchi alla cintura dei pantaloni così d'ora in poi tireranno meglio la cinghia.
Grazie, Babbo. Cento di questi giorni!

Primavera

Oggi, finalmente, è una bella giornata! O almeno lo era... perché nel pomeriggio s'è levato un fastidioso e umido venticello teso da est che prelude al mio mal di testa serale. 
Ma stamattina, che il vento ancora non s'era alzato, ho preso la bicicletta e mi sono fatto il solito giro. Ho trovato aperto uno dei tanti cancelli che immettono all'interno del Parco di Molentargius, e così sono entrato.

Ai piedi degli ulivi mi attendeva un tappeto di fiori gialli del trifoglio, che sembrava mi dicesse: "Evviva! La primavera è arrivata!"

Ho scattato le solite foto, alcune delle quali, come questa, mi sono permesso di modificare leggermente sfruttando la mia poliennale esperienza di polimorfico fotoamatore...

Perché notiate le differenze, metto prima l'originale e, a seguire, quella modificata. 

Niente di eccezionale, per carità, ma certi effetti a volte possono anche risultare piacevoli...

Come questo albero, ancora spoglio e scheletrito, che mi ha lasciato di stucco.
Non sapendo un granché dell'affascinante mondo vegetale che ci circonda, nonostante i lunghi studi di Botanica sulle Opere di Pokorny e Caruel, vedendo nei pressi un villico intento a dissodare le terre circostanti, sapientemente manovrando stegole e vomere, gli ho chiesto che specie d'albero fosse. 
"Un fico!", mi ha risposto guardandomi con sospetto e sollevando di poco la testa dal suo lavoro. 
"Ma... è secco!", gli ho subitamente risposto. 
"Per forza. E' un albero di fichi secchi!". E troncando ogni mia replica, dopo aver fissato meglio lo scoticatore sul bure davanti al coltello, s'è rimesso sul ceppo a rovesciar le sue zolle.

"Chissà se ne esiste anche uno ripieno di noci", ho pensato mentre mi allontanavo. "Quasi quasi lo cerco..."
Ma prima di andarmene ho voluto fotografare più da vicino questa meraviglia della Natura, e così vi prosto la froto che vi mosto... no... e così vi moto la frosta che vi proto... uffaaa!... e così vi posto la foto che vi mostro...

... che è la variante "truccata" di quella precedente.

Ora, in attesa che mi colga il consueto mal di testa serale, ancora lucido e raziocinante, vi lascio e vi auguro buona fine di domenica.
Ciao!

Festa della Donna

Scusate il ritardo. Questa volta mi stavo dimenticando di... farvi la festa!
Spero che finalmente qualcuno riconosca il vostro ruolo, intendo veramente, sul serio e non a chiacchiere, all'interno della famiglia e della società. Che puniscano severamente ogni forma di violenza nei vostri confronti, e che cambi la cultura della prevaricazione a senso unico.
Inoltre - perché mi ero dimenticato e un lettore, giustamente, me l'ha segnalato nel suo commento - aggiungo che "spero che non ci sia mai più un'amnistia per chi ha commesso violenza alle donne; liberando tali delinquenti si diventa complici delle violenze future e di quelle passate (se si può dire passata una violenza)".
Infine, che la piantino con le "quote rosa" perché non se ne dovrebbe neppure parlare; e il fatto che se ne parli sottolinea la disuguaglianza con l'altro sesso. 
E poi, vivaddìo, che vi aumentino anche gli stipendi...

Funerali Lucio Dalla


Lucio Dalla è morto, e ora, dovunque ti giri, spuntano le polemiche a proposito della sua omosessualità "nascosta". Secondo alcuni, avrebbe dovuto fare "coming out". 
In pratica: "uscire allo scoperto" e dirlo a tutti.
Nel filmato di "Radio Londra" di Giuliano Ferrara, che vi allego, e che è tratto da 
http://tv.excite.it/lucio-dalla-gay-ferrara-contro-annunziata-V121214.html  del 6 marzo scorso, possiamo ascoltare il "predicozzo" di Lucia Annunziata, secondo me fuori luogo, dal tono completamente distaccato e lontano anni-luce dai sentimenti e dalle emozioni che aleggiavano sulla folla che domenica scorsa ha riempito Piazza Maggiore; e poi il commento di Giuliano Ferrara. Che invece dice le cose come stanno.
Che senso aveva, proprio quel giorno, disputare inutilmente sulla vita privata di Lucio Dalla? Che della propria vita, delle proprie intimità, non ha mai parlato pubblicamente e, proprio per questo, era libero di disporne come meglio credeva. E' stata una sua scelta, peraltro rispettabile quanto le altre di chi, invece, queste intimità ha inteso renderle pubbliche.
Come se, per fare un esempio, quando morì un altro Lucio (Battisti), proprio il giorno del suo funerale o immediatamente dopo, le dietrologiche elucubrazioni giornalistiche, tanto per fare "notizia", avessero legato la sua morte - le cui cause credo non siano mai state rese note - a chissà quale inconfessabile malattia o ad altre improbabili malignità.
E' morto, sono morti dei poeti, dei cantanti, dei menestrelli, che ci hanno accompagnato negli anni della nostra vita e che per sempre rimarranno nei nostri pensieri. Perciò, ricordiamoli per gli attimi indimenticabili che ci hanno regalato. Tutto il resto è puro pettegolezzo. Compresa l'eredità di Lucio.
O, per caso, ai "Grandi" ora si cominciano a invidiare anche i funerali?

Pistoia


Ieri sera, mentre stavo cacciando due topi dalla mia cameretta-studio, ho trovato questa "matita grassa" (circa 12-13 kg, senz'osso) di Pistoia che i Mùridi, forse proprio perché "grassa", avevano già registrato tra le future pietanze alle quali interessarsi. Guardando con più attenzione, tra le altre cose, mi sono accorto anche che mi avevano quasi rosicchiato un Cezanne preso alcuni anni or sono a un mercatino rionale di Amsterdam da un oscuro trafficante d'opere d'Arte, e pagato una miseria perché il meschino lo aveva creduto una copia scadente di un suo nipote aspirante pittore. 



Così, vestiti i panni del "Cavaliere Nero" - vendicatore dei deboli e degli oppressi, nonché sterminatore di sorci & ratti -, li ho rincorsi per tutta la casa fino a quando non sono riuscito a passarli a fil di spada. Avevano ancora in bocca il... corpo del reato!

No Tav chiede scusa

Ho apprezzato molto le pubbliche scuse di quel "No Tav" che giorni fa aveva manifestato contro le forze dell'ordine indirizzando tutta la sua rabbia unicamente sul carabiniere che aveva di fronte. 
In qualche modo ha inteso fare ammenda del suo gesto, peraltro dettato unicamente dalla tensione del momento. Il dissenso è ammesso, ma deve stare entro certi limiti. Tutti possiamo sbagliare, l'importante è ammetterlo e tentare di rimediare.
Anch'io l'altro giorno ho agito d'impulso e in qualche modo ho dato sfogo, nel mio post, alla rabbia che ho provato guardando quelle immagini e sentendo quelle parole. Perciò, proprio per questo, prima di lasciarsi sommergere dagli istinti che ci portano verso comportamenti di cui spesso dopo ci pentiamo, bisognerebbe riflettere di più e pensare sempre a ciò che stiamo per fare.