Salutamassòreta

Salutamassòreta

Copyright

L'intero contenuto del sito, comprendente scritti, disegni, vignette, illustrazioni, fotografie non può essere né copiato né replicato su altri siti web, riviste, giornali, CD-ROM o altri tipi di supporto senza il consenso dell'Autore. L'autorizzazione deve essere richiesta per iscritto, via-posta elettronica, direttamente a francescodotti@alice.it e si ritiene accettata solo dopo esplicito assenso scritto dell'Autore.
Il silenzio, pertanto, non significa "assenso" e non dà diritto ad alcuna autorizzazione.
Grazie

The entire contents of the site, including writings, drawings, cartoons, illustrations, photographs can not be copied or replicated on other websites, magazines, newspapers, CD-ROM or other medium without the permission of the Author. The permit must be obtained in writing, via e-mail directly to francescodotti@alice.it and it is considered accepted only after explicit written consent of the Author.
The silence, therefore, does not mean "consent" and does not entitle it to any authorization.

Thanks

Thanks

Avvertenza

Alcuni testi o immagini inseriti in questo blog potrebbero essere tratti da internet e, pertanto, considerati di pubblico dominio. Qualora, però, la loro pubblicazione violasse eventuali diritti d'Autore, vogliate comunicarlo via email.
Saranno immediatamente rimossi.
L'Autore del blog non è responsabile dei siti collegati tramite link, né del loro contenuto che può essere soggetto a variazioni nel tempo.
Creative Commons License
Tutte le opere e le immagini di questo blog sono pubblicate sotto una Licenza Creative Commons.

Monti bis

Dice Monti che se ci sarà bisogno ancora di lui... è pronto a dare una mano. Tanto, ormai, senatore a vita l'hanno fatto... Un Monti-bis, insomma. Percaritàdiddìo!!
Però... se fosse quel "monti-bis" che penso io... Beh... allora se ne può parlare...

Renzi rottamatore

O bravo Renzi, gliè ora d'iffa' un bel repulisti! E se putahaso c'ènno ancora ' hontributi statali, foss'in te mi farei anche paga'... 
Se po' tu ce la fai, ti fo votà' anche da i' mmi' nonno! Ovvìa!

I costi della politica

Questo è un post che risale al lontano 31 ottobre 2011. Quasi un anno fa. 
Ve lo ripropongo, perché mi sembra attualissimo e in perfetta linea con ciò che alla radio, nelle televisioni, sui giornali, in fila alle poste, dal parrucchiere, negli ambulatori medici, fuori dai bar e aggiungete voi qualche altro posto, l'italico popolo "coglione" alla fine dei conti - e che conti! - si ritrova a commentare. Commenta, mugugnando e imprecando come sempre contro il governo "ladro", in certi casi estremi scendendo disordinatamente in piazza a far casino, a bruciare cassonetti e a fare danni, ma poi torna a quello che ha sempre fatto: firmare deleghe in bianco a chi lo dovrà rappresentare, nella maggior parte dei casi senza informarsi, leggere (di tutto, non solo un giornale) e farsi una propria opinione. E a mugugnare. 
Così siamo fatti. E siccome chi ci governa lo sa, quando può se ne approfitta. 
Le rivoluzioni non si fanno così. La violenza, come quella di questi giorni in Spagna, anche se è il frutto di una legittima esasperazione, alla fine non paga mai. Si rischia di farsi male, di far male agli altri e di... finire in galera! 
Le rivoluzioni, quando necessarie, si fanno con l'informazione e con la nostra partecipazione attiva alla res publica manifestando, quando lo riteniamo giusto e nei modi che la legge ci consente, il nostro dissenso. 
Siamo o non siamo noi i destinatari della "cosa pubblica"? Siamo un popolo sovrano, fatto da veri cittadini, o un popolo di sudditi? Abbiamo, sì o no, il diritto di tutelare la nostra esistenza, fino alla stessa nostra sopravvivenza, contrastando legittimamente tutte quelle dinamiche che ce lo vorrebbero impedire? 
E allora, diamoci da fare. Non facciamo gli spettatori. Diventiamo una buona volta attori. La resistenza, quando viene esercitata nei confronti dell'oppressione, fa parte dei "diritti naturali e imprescindibili dell'Uomo" che nessuno, e dico nessuno, ci potrà mai togliere.
Tornando a noi, dunque, e per capire meglio il federalismo, vi trascrivo il vecchio art. 119 della Costituzione che trattava le funzioni amministrative di Regioni, Province e Comuni. 
Mi dispiace costringervi a leggere, ma se vogliamo sapere come funziona questo Paese è necessario essere sempre informati.

(Vecchio):  

"Le regioni hanno autonomia finanziaria nelle forme e nei limiti stabiliti da leggi della Repubblica, che la coordinano con la finanza dello Stato, delle Province e dei Comuni.
Alle Regioni sono attribuiti tributi propri e quote di tributi erariali, in relazione ai bisogni delle Regioni per le spese necessarie ad adempiere le loro funzioni normali.
Per provvedere a scopi determinati, e particolarmente per valorizzare il Mezzogiorno e le Isole, lo Stato assegna per legge a singole Regioni contributi speciali.
La Regione ha un proprio demanio e patrimonio, secondo le modalità stabilite con legge della Repubblica"
.

(Nuovo):  

“I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno autonomia finanziaria di entrata e di spesa.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno risorse autonome. Stabiliscono e applicano tributi ed entrate propri, in armonia con la Costituzione e secondo i principi di coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario. Dispongono di compartecipazioni al gettito di tributi erariali riferibile al loro territorio.
La legge dello Stato istituisce un fondo perequativo, senza vincoli di destinazione, per i territori con minore capacità fiscale per abitante.
Le risorse derivanti dalle fonti di cui ai commi precedenti consentono ai Comuni, alle Province, alle Città metropolitane e alle Regioni di finanziare integralmente le funzioni pubbliche loro attribuite.
Per promuovere lo sviluppo economico, la coesione e la solidarietà sociale, per rimuovere gli squilibri economici e sociali, per favorire l'effettivo esercizio dei diritti della persona, o per provvedere a scopi diversi dal normale esercizio delle loro funzioni, lo Stato destina risorse aggiuntive ed effettua interventi speciali in favore di determinati Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni.
I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni hanno un proprio patrimonio, attribuito secondo i princìpi generali determinati dalla legge dello Stato. Possono ricorrere all'indebitamento solo per finanziare spese di investimento. È esclusa ogni garanzia dello Stato sui prestiti dagli stessi contratti"
.

Le differenze tra il vecchio e il nuovo mi sembrano evidenti.
All'epoca della vignetta ripubblicata su questa pagina scrissi più o meno che "il federalismo, sbandierato come la panacea contro tutti i mali, anziché diminuirle, avrebbe invece aumentato le tasse". Sappiamo benissimo, per esperienza diretta (e indiretta), che chi ci amministra trova sempre il modo per inventarsi nuovi balzelli. Lo fa lo Stato, col governo centrale, e lo fanno Regioni, Province e Comuni con le "addizionali Irpef" e i relativi... ritocchini.  Senza contare tutto il resto delle imposte, come Irap, Tarsu, Imu, Ici, passi carrabili (Comuni); compartecipazione alle accise sulla benzina, sull'Irap, sull'Iva (Regioni); addizionale sulla bolletta dell'Enel, imposta di trascrizione per i veicoli (Ipt, che può arrivare a un massimo del 30%), sulla Rc auto (Province). E forse ne ho dimenticata anche qualcuna.
E non è per niente vero che utilizzando l'arma del voto potremmo così "premiare" le amministrazioni "virtuose" e "punire" quelle "scialacquone", come ci dicono.
Perché, come avviene per il governo, tutti si possono appellare alla cattiva gestione di chi li ha preceduti, dicendo che non ne hanno colpa, e che il "buco" glielo hanno lasciato gli altri. Gli esempi, anche di questi ultimi giorni, non mancano.
E siccome, anche se ne avresti la voglia, non li puoi cacciare a calci nel culo prima della scadenza del mandato elettorale (anche perché i calci nel culo non sono ammessi per legge), succede che te li devi puppare per tutta la legislatura.
Allora, quando viene il momento di "punirli", dici "Ora t'aggiusto io!" e decidi di dare il tuo voto ad altri, che però dopo qualche mese fanno come i loro predecessori: i "ritocchini fiscali". Perché hanno trovato dei "buchi" di bilancio fatti da chi li ha preceduti.
Gli anni passano, tu invecchi, hai sempre meno soldi e un giramento di coglioni tale che neppure alle giostre del parco giochi!


Ultime notizie, tratte da "Il Sole 24 Ore" di oggi (27 settembre 2012), a pag. 3:

"Fisco regionale da record: + 50% in dieci anni. Nello stesso periodo aumentano del 31,6% anche le imposte pagate allo Stato da cittadini e imprese"

Eccolo, il nuovo "federalismo all'italiana"!

Alcoa

Pare, e dico "pare", che la multinazionale svizzera Glencore sia interessata all'acquisto dell'Alcoa di Portovesme. 
A patto, però, che per i prossimi dieci anni il costo dell'energia sia fissato al prezzo di € 25/Mwh.
Cosa non si farebbe per risparmiare sull'energia! 

I costi della politica

Ora volano gli stracci! E con gli stracci volano anche palate di merda da una parte all'altra dei "palazzi", a dimostrazione che, come si usa dire, «il più pulito "cià" la rogna»!
Festini, cene, viaggi, meeting, vacanze di lavoro, macchine e ville spuntano come... ostriche da sotto i pepli. 

E probabilmente, in questa suburra istituzionalizzata che è diventata la politica del malaffare, la regola è questa. Perché a monte ci sono delle leggi che tutto questo consentono e giustificano. E anche quando non lo consentono e non lo giustificano apertamente, rendono però le cose talmente confuse e liberamente interpretabili che, quando succedono, diventa sempre difficile trovare il vero colpevole. E' il "sistema", che lo permette. 
Che fine ha fatto il finanziamento pubblico ai partiti che avevamo refendariamente abolito? Evidentemente, è stato abolito a... insaputa di chi lo doveva abolire. Perché non è cambiato nulla. Anzi. 
E allora, non sarebbe bastato più semplicemente cambiarle in "corso d'opera" queste leggi? Perché fa veramente imbestialire, per i motivi che tutti ormai conosciamo, che a parlamentari, consiglieri regionali, gruppi e capigruppo, commissioni e capicommissione dei partiti continuino a piovere addosso valanghe di soldi pubblici "per legge" sottratti ai cittadini e ai servizi che invece dovrebbero ricevere in cambio di quello che pagano. Nella maggior parte dei casi senza alcun controllo e con le addizionali regionali dovunque in costante, crescente aumento.

grafico tratto da: "La casta invisibile delle Regioni", di Pierfrancesco De Robertis

grafico tratto da: "Il Sole 24ORE" - "Le classifiche dell'inefficienza"

Ora che la "fogna" è esplosa, però, tutti vogliono tagliare, ridurre, censurare, proponendo restituzioni dei "maltolti" da destinare a più nobili fini per rifarsi una verginità che, al punto in cui siamo, ritengo sia molto difficile da ristabilire. Certo è pur vero che non tutti sono dei farabutti. 
Ci sono anche molti politici onesti, che questo lavoro non lo fanno per "mestiere" ma per passione politica e spirito di servizio. E allora non pensate che sarebbe giusto che questa "banda degli onesti", pur se risultasse inferiore di numero alle altre bande, si unisse in una ideale "crociata" per votare una legge contro gli scandalosi costi della politica? In modo trasparente e facendo sapere a tutti noi chi questa legge ha votato e chi invece si è opposto. Almeno alle prossime elezioni ci regoleremo.
Ha ragione da vendere, il Cardinale Bagnasco, quando grida che è una vergogna. Per restare in tema, ve la ricordate la scena di Gesù quando scaccia i mercanti dal tempio? Ecco, siccome Gesù lo abbiamo messo in croce da qualche annetto, io spero che presto qualcun altro si offra di entrare nel tempio per scacciare questo genere di mercanti. 

Chissà... magari anche a calci nel culo! 

Aquiloni al Poetto

"C'è qualcosa di nuovo oggi nel sole, anzi d'antico: io vivo altrove, e sento che intorno sono nate le viole." Dice il Poeta. 
E' vero: oggi, nel sole e nel cielo azzurro del Poetto, c'è davvero qualcosa di nuovo. Sono quelle strane forme variopinte, leggere, che si librano sorrette dal vento e vincolate da un filo sottile, appena visibile, sapientemente controllate da mani esperte. 



Dalla Cina, dove furono inventati quasi 3000 anni fa, inizialmente costruiti con bambù e carta (o seta), sono giunti fino a noi anche attraverso i Romani. 




Si racconta che lo stesso Beniamino Franklin, l'inventore del parafulmine e di tante altre cose, dopo che scappò di casa, lo sperimentò durante un temporale. Peccato che non abbiamo mai saputo come sia andata a finire, perché del buon Beniamino, a terra, restò solo un annerito mucchietto di cenere. 
Fu per questo che in seguito alla crisi e alla svalutazione monetaria il suo volto andò a finire sulla banconota da cento dollari americani.
Anche i fratelli Wright, verso la fine dell'Ottocento, fecero uso dell'aquilone per i loro esperimenti sull'aeroplano. Famoso il "tetraedro", con due superfici portanti sovrapposte per meglio utilizzare due flussi d'aria separati, che negli anni seguenti fu migliorato con l'utilizzo di forme dai profili alari che ne aumentavano la portanza.
Fu proprio così che i fratelli Wright, forti della maggiore portanza e delle considerevoli dimensioni del loro aquilone, riuscirono a convincere un certo Wise, luogotenente dell'esercito americano, a farci un voletto dimostrativo sopra New York. Quella mattina, Wise si librò fino a circa 70 metri dal suolo, ma improvvisamente, a causa di un'improvviso sbandamento laterale dovuto al cambiamento del vento, iniziò a piquer du nez precipitando vertiginosamente al suolo. 

Da quel momento i fratelli Wright - in seguito soprannominati Wretch - abbandonarono gli esperimenti e si rimisero a fabbricare biciclette.








Ce n'erano di ogni forma e dimensione: polipi, pesci, lumache, granchi, ragni e galline ... 


Perfino uno, denominato "Spending Review" in onore al glorioso governo Monti, che una famiglia di buontemponi è riuscita a far volare. 
Così, hanno convinto il nonno - pensionato Inps al minimo che di solito con la pensione arriva sì e no al 10 del mese - a legarsi a un filo e a farsi trascinare in cielo dagli alisei. 
E trattandosi del 22 del mese, dopo aver digiunato per una decina di giorni, l'allegro ottuagenario è volato in cielo in un battibaleno!
 


Ma torniamo al Poetto e ai suoi aquiloni, ché è meglio. Io, purtroppo, mi lascio trascinare dalla Storia e poi perdo il filo di quello che volevo dire. 
Così, mentre "ognuno manda da una balza la sua cometa per il ciel turchino" che "ondeggia, pencola, urta, risale, prende il vento; ecco pian piano tra un lungo dei fanciulli urlo s'inalza. S'inalza; e ruba il filo dalla mano, come un fiore che fugga su lo stelo esile, e vada a rifiorir lontano...", al Poetto, oggi, 22 settembre 2012 alle ore 13.30, anch'io stavo lì, col naso per aria come tutti gli altri, a guardare estasiato quelle strane forme variopinte, leggere, che si librano in cielo sorrette dal vento e vincolate da un filo sottile, appena visibile, sapientemente controllate da mani esperte. 
Che fossero tornati i fratelli Wright?   
 

Fiori

Questi sono dei fiori. Mi sembra evidente. Per ottenere questo sbalorditivo effetto, prima li ho fotografati in bianco e nero, e poi ne ho colorati due. 
Anzi, no. Erano tutti a colori e ne ho scoloriti taluni lasciandone solo due colorati. A dire il vero, ora non mi ricordo più. 
Può anche darsi che fossero già così quando li ho fotografati. D'altra parte la fotografia è un'Arte misteriosa, e se non ti scrivi prima degli appunti su un foglietto è probabile che a distanza di tempo ti dimentichi quello che hai fotografato. 
Comunque, sono dei fiori veri. Almeno credo... 
Devo solo trovare il foglietto.

Inchiesta Regione Lazio


Mentre gli italiani si stringono la cinghia, in certi casi fino alla misura del collo, gli sperperi delle Regioni continuano nell'indifferenza del Parlamento. 
Perciò sarebbe il caso che la Corte dei Conti intervenisse in modo deciso e facesse chiarezza su un metodo di gestione del denaro pubblico a dir poco scandaloso o in certi casi a... "insaputa" di taluni. Questo, a prescindere che poi a fare i conti, quelli finali, saranno gli elettori quando verrà il momento. 
Che, infine, considerati gli ultimi accadimenti alla Regione Lazio, il governatore minacci di dimettersi mi sembra giusto. E se nessuno vuole metterne in dubbio l'onestà, ancora più giusto sarebbe se a questi annunci seguissero realmente le sue dimissioni. O almeno potrebbe farlo dopo aver operato quei tagli promessi sugli emolumenti della "Casta Due" e aver dato una bella ripulita tutt'intorno, onorando quella "trasparenza" tanto invocata da tutti e mai messa in atto. 
E, anche questo, non dovrebbe valere solo per la Regione Lazio. 

Rinnovo contratto telecomunicazioni 2012


Cagliari, lunedì 17 settembre, ore 10,30.

Alla mobilitazione nazionale del settore telecomunicazioni per il rinnovo del contratto di lavoro e per la tutela dei diritti occupazionali, hanno partecipato anche circa 1500 lavoratori dei call center sardi che a Cagliari, con partenza da Piazza del Carmine e percorrendo la Via Roma, hanno sfilato in corteo davanti ai "palazzi"


Per tutti, infatti, c'è il forte rischio che queste società, come va di moda ultimamente, delocalizzino le sedi e si trasferiscano al "solito" estero: Romania, Serbia, Albania, dove il costo del lavoro è più basso e dove in certi casi le aziende ricevono vantaggiosi incentivi dagli Stati ospitanti.



La manifestazione, composta e sufficientemente rumorosa quanto bastava per farsi sentire, ha sfilato sotto il Municipio per poi dirigersi alla volta del palazzo del Consiglio Regionale. 



Ed erano tutti giovani, molti al di sotto dei trent'anni. Quei giovani, per i quali il governo da tempo parla di "impegno" e di "progetti" che, nel nome dell'"equità", aspettano ancora di essere realizzati.

Banca Centrale Europea


Cernobbio


Il raffinatissimo appuntamento gastrointestinale al forum di Cernobbio, al quale i nostri aristocratici trappolatori sono stati chiamati per rimediare ai destini del mondo (fate of the world), è iniziato sotto i migliori auspici culinari. 
Cucina molecolare a base di appetitosi tortini freestyle, mango sferico (o altre "cose" sferiche a scelta, ché di questi tempi abbondano...), tartare (tartar sauce) di tonno cruise al sesamo flambé con crema di asparagi, vellutata di pesce pèrsico vellicato in crosta di piantaggine pelosa, papaya, apemaya, avocado e candycandy. 
E ancora, mousse di yogurth e crema di pistacchi rubacchi con lime del 6 - o raspe, a scelta -, vaniglie e lamponi polverizzati al moscato di sedano con jalapeno in escabèche
Il tutto, innaffiato da damigiane di Sauvignon del '32, autobotti di Morellino del 64, bettoline di Greppone del '56 e un Ugo del '48 (il giardiniere esodato del restaurant in attesa della riforma sul lavoro). 
Intervistato, il premier Monti ha subito risposto: "My horizon ends in 2013", mettendo in forte imbarazzo il nostro inviato che parlava solo il latino. 
Ma non sono mancati gli imprevisti. 
La vibrata protesta di Sir Aloisius Archibald Blythe, senior advisor certified della Goldman Sachs, non si è fatta attendere. Falliti i tentativi di diversificare il rischio per alcune obbligazioni emesse tempo fa da sua sorella a 176 punti oltre il tasso swap, al grido di "Alcoa, Alcoa!", è salito improvvisamente sul carrello degli antipasti dal quale ha minacciato di gettarsi nel vuoto. 
Solo a tarda sera, ancora digiuno, implorato dalla moglie e dai nipotini subito accorsi accompagnati dai sindacati, ha desistito dall'insano gesto dopo aver acconsentito a buttar giù alcune violette candite e tre piatti di fegato di mongana alla veneziana. 
Ma fateci il piacere!  

Crisi e Risanamento


"Lavoro". Questo, dice la Costituzione. Non disoccupazione, o cassa integrazione pagata da tutti per la pervicace cecità del governo. Con buona pace della Fornero e delle sue lacrime, e dei messaggi del ministro Passera che sembra non sapere che pesci pigliare. E nella confusione generale si finisce per trincerarsi come sempre dietro ai manganelli. 
Ma la profonda crisi non riguarda solo quegli impianti industriali più noti alla ribalta della cronaca, come Portovesme, il Sulcis, Porto Torres e Ottana. Le realtà sono molteplici e, anche se poco se ne parla, toccano altri settori in sofferenza dell'industria e dell'imprenditoria isolana. Sul lastrico, centinaia di famiglie che nel lavoro hanno riposto le loro speranze di vita. E dignità. La stessa cosa vale per il resto del Paese, dove questi "tecnici", tanto voluti e tanto osannati, hanno solo peggiorato le cose.
Il governo, dice, sta facendo tutti gli "sforzi necessari" per tenere in piedi tutti quei posti di lavoro "economicamente sostenibili". Tradotto: se non lo sono, addio lavoro? E allora a chi tocca renderli "economicamente sostenibili" quei posti di lavoro? 

Non sarà invece per l'eccessivo costo del lavoro, per l'esosità delle tasse e l'invadente burocrazia del nostro Paese, che molte imprese, prima di chiudere definitivamente, si giocano l'ultima carta decidendo di andare altrove per risparmiare e semplificarsi la vita? O quelle che in Italia verrebbero ma alla fine restano dove sono? Oppure la colpa è di Bruxelles e delle sue rigide leggi "ad insulam" o "ad Peninsulam", che non ammettono "aiuti di Stato"? E a tutto questo chi ci deve pensare, se non chi governa?
Le risposte? Le solite: "bisogna"... "si deve"... "il governo sta lavorando"... "noi siamo coi lavoratori"... "è una vertenza che va risolta"... "le soluzioni sono difficili da trovare, ma le troveremo"... e bla... bla... bla...
Quanti anni sono che lo dicono?
Prendiamo per esempio la "tassa sul lusso" (ideata quando c'era Tremonti), e commutata in "tassa di proprietà" dal governo tecnico. Se analizziamo la parte che riguarda la nautica da diporto - considerando che l'Italia ha migliaia di chilometri di coste, con portualità turistica annessa e servizi, cantieri nautici e assistenza per un considerevole indotto -, quanto questa tassa ci è costata, se prima lo immaginavamo, oggi, tirate le somme, ce ne stiamo accorgendo. 

Su 390 milioni di euro che i "tecnici" contavano d'incassare da questa tassa, ne hanno incassati solo 92! Solo per la nautica, 23 milioni incassati sui 150 previsti, con un calo spaventoso delle presenze che hanno scelto altri lidi (Croazia, Slovenia, Malta, Albania, Corsica e addirittura Costa Azzurra), e conseguente perdita considerevole dell'occupazione e blocco degli investimenti.
Poi vengono gli aerei e gli elicotteri, coi quali prevedevano d'incassare 85 milioni a fronte di 1,8 milioni realmente incassati. Se poi vogliamo anche parlare delle auto di lusso e di grossa cilindrata, anche in questo settore i "tecnici" hanno toppato di brutto. Lasciando perdere il nuovo, che ormai non se lo compra più nessuno, per l'usato i dati parlano di circa il 60% in meno del valore effettivo, con conseguente esodo verso le concessionarie estere immediatamente confinanti per tentare di recuperare qualcosa dalla vendita. Naturalmente, anche qui entrano in sofferenza i relativi settori annessi: officine, concessionarie, assistenza, ricambistica e via dicendo, dove sì ci lavorano dei veri tecnici, ma con stipendi molto più bassi. In attesa che anche la Fiat, tutta, da nord a sud, chiuda i battenti mettendo col culo per terra altre famiglie. Infine, a tutto questo si aggiungono gli spasmodici controlli fiscali nelle località turistiche, che hanno causato il crollo delle presenze. Insomma, a conti fatti, il danno è stato peggiore del rimedio. 

Perché, è bene saperlo, i ricchi restano tali dovunque e comunque, e se li mandi via se ne vanno da un'altra parte. Ma rimangono ricchi lo stesso e non ti danno più un euro. Perciò, tanto vale tenerceli e cercare di farli pagare in maniera più intelligente.
Eccoli, i nostri eroi, che "tentano di risolvere", barcamenandosi tra i "bisogna" e i "si deve". E mentre il tempo passa, il pil scende e la disoccupazione sale, loro continuano a restare dove sono, ammorbandoci coi loro stancanti e scontati comizi e mantenendo inalterati lavoro e stipendio; noi, invece, che dei loro sbagli subiamo le conseguenze, li perdiamo. Per di più pagando un sacco di tasse. 

Come si direbbe popolarescamente: "cornuti e mazziati"! 
Perciò, se loro "sono coi lavoratori", ho l'impressione che d'ora in poi siano i lavoratori a non essere più con loro. E questo lo vedremo alle prossime elezioni. Sorrido, davanti alle declamazioni di Casini che dice: "dopo Monti, per noi c'è ancora Monti", perché con questa dichiarazione il Pierferdy si è giocato anche quei dieci voti che avrebbe potuto prendere il suo "nuovo" partito. Tutte le altre aggregazioni politico-partitiche, poi, se realmente fossero state capaci di fare qualcosa lo avrebbero dovuto fare prima, e l'aver lasciato carta bianca ai "tecnici" la dice molto, molto lunga. I quali "tecnici", per loro recente ammissione, per curare i mali del Paese ora pare si siano affidati all'omeopatico "per risanare era necessario aggravare"
E se si fossero invece affidati all'allopatia, come sarebbe andata a finire? Hahnemann, dunque, o Ippocrate? Ai posteri, l'ardua sentenza. A noi non resta che chinar la fronte al Massimo Fattor, con la speranza che questa volta ce la mandi davvero buona...
E, per favore, non parliamo di "populismo". Il nostro è solo un forte richiamo dal basso alle responsabilità e alla credibilità di chi ci governa.

Tarsu 2012 aumenti

Oggi, certo di farvi felici, vi racconto un'altra bella storia. Parla della Tarsu - quella tassa, o tributo, o tariffa, che tutti noi paghiamo per lo smaltimento dei rifiuti solidi urbani -, che ogni anno aumenta in maniera quasi esponenziale. 
Non dimentichiamo che le categorie come quella cui appartengo - pensionato a reddito fisso - ma anche altre egualmente "sciagurate" quanto la mia, quest'anno non hanno avuto il becco di un euro di aumento. Anzi, ci hanno bloccato tutto e ci stiamo sorbendo tutto il resto dei rincari promossi dall'attuale governo e da quello precedente. E poi l'amico Monti parla di "ricrescita" e di crisi "ormai alle spalle"...
Qui di seguito vi faccio vedere le cartelle che ho ricevuto per gli anni 2010, 2011 e 2012 e i loro importi, rispettivamente di € 183,00, € 274,00, € 323,00 (con un "TAR": 2,9, rispetto al 2,51 del 2011, e al "non-so-quanto" del 2010 perché non lo hanno neppure scritto). E poi, cos'è questo "TAR"? E come si misura? In percentuale? In metri? In litri? Lo posso sapere, o è... segreto?



Anno 2010 (€ 183,00)

Anno 2011 (€ 274,00)

Anno 2012 (€ 323,00)

La bellezza di 140,00 euro in più in soli due anni, e per la solita utenza, senza che questi progressivi aumenti fossero accompagnati, nella cartella che li richiede-esige, da gradite spiegazioni su cosa e chi li abbia di volta in volta determinati. 
In pratica, non credete che soprattutto in materia di provvedimenti impositivi e loro motivazioni sarebbe il caso di adeguare il "contenuto esplicativo" alle "esigenze cognitive specifiche" di ciascuno di noi? Ovvero elencando nell'atto le varie, singole voci che determinano il prelievo, e non solo il totale dovuto, in modo che ciascuno di noi sappia esattamente cosa sta pagando, a chi e perché. Per esempio: quanto si paga di "addizionale provinciale", o "regionale", se c'è? Se mi scrivi tutto, mi eviti la seccatura di recarmi presso gli uffici preposti e perdere mezza giornata in fila davanti agli sportelli per venirtelo a chiedere. Anche se in materia di tributi comunali gli artt. 42 e 48 del D.Lgs. 267/2000 attribuiscono alla Giunta comunale la competenza a determinare le tariffe e le aliquote, il finanziamento di un servizio pubblico i cui oneri vengono ripartiti fra tutti gli utenti dovrebbe prevedere che l'Ente impositore motivi le ragioni dell'incremento di questi oneri, qualora ve ne fossero. In poche parole: lo posso sapere il perché di questi aumenti?
Ciò, nel rispetto del "contribuente" e dei suoi diritti. Se ancora gliene vogliamo riconoscere qualcuno.

Campagna elettorale


 E' iniziata la campagna elettorale, e come sempre ognuno tira l'acqua al suo mulino. Però di programmi in giro se ne sentono pochi, e di idee ancora meno.
Mettiamocelo in testa una volta per tutte: la politica ha finito. Almeno quella con la "p" minuscola; per l'altra, quella "seria", anche se non disperiamo mai, ci sarà da aspettare ancora parecchio.
Li avete visti anche voi, no? E li avrete anche sentiti: non è cambiato nulla. Il Paese sta andando letteralmente a puttane e loro hanno già iniziato il balletto delle poltrone da spartirsi, continuando a tirarsi addosso palate di merda e rinfacciandosi fallimenti & "fallimonti". Resta da vedere però chi di loro si siederà, su quelle poltrone. Perché non credo proprio che la gente questa volta si lascerà infinocchiare tanto facilmente. 
Ho sentito qualcuno parlare d'investimenti, di "ripartenze" dell'economia, di "sforzi" delle imprese. Ma chi volete che venga a investire in Italia? Con le leggi finanziarie attuali, con la burocrazia elefantiaca che ci asfissia e con le tasse che si pagano neppure un pazzo lo farebbe.
A meno che fino a oggi non ci abbiano raccontato un sacco di balle per continuare a farsi i cazzi loro. Cioè che: "il Paese è sull'orlo del baratro... lo spread sale... il lavoro è finito... bisogna che tutti facciano dei sacrifici... non ci possono essere più i pensionati di una volta... e neppure le pensioni... chi ha il lavoro deve lavorare fino a novant'anni... chi non ce l'ha se lo trovi...", e via dicendo. E mentre ci propinano queste baggianate, loro continuano a cuccare vitalizi e stipendioni, a pagare consulenze milionarie e a sperperare i nostri soldi alla faccia dei poveracci. Mai sentito uno di loro che proponga di togliersi tremila euro per darli a chi è rimasto senza lavoro. E con tremila euro, con gli stipendi che ci sono in giro, ci campano tre famiglie per un mese.
Senza contare che, per esempio, gli operai dell'Alcoa di Portovesme che resteranno senza lavoro e che hanno una casa, a dicembre si dovranno pagare anche l'Imu. Più tutto il resto. E la stessa cosa dovranno fare i terremotati. 
Mi pare che per parlare di "ripresa", come va dicendo Monti, e andare in giro a tagliare nastri e ricevere onorificenze, ci vuole parecchio coraggio. Tagliate i costi di esercizio dello Stato e delle imprese, invece, e abbassate le tasse, anziché riempirvi la bocca con le solite panzane. E tagliate anche le spese militari, ché non è certo questo il momento di pensare alle guerre.
Invece continuano a crogiolarsi nel solito, vuoto brodo di fraseggi che spesso azzardano in dichiarazioni pericolose tipo questa, che semplifico così: "Più s'invecchia e meno si dovrebbe guadagnare, perché con l'età si diventa meno produttivi e il cervello comincia a perdere colpi..." (letta su Libero, e pare che l'abbia detto il Ministro del Lavoro, vedi:  http://www.liberoquotidiano.it/news/home/1069472/Gioca-a-fare-la-tedesca-sulla-pelle-dei-lavoratori-italiani--Di-Franco-Bechis.html), e nel frattempo noi dobbiamo tirare la cinghia. 
Se la tesi "ministeriale" dovesse valere per tutti, propongo di iniziare la sperimentazione a partire proprio da loro, i parlamentari, il cui cervello ho l'impressione che di colpi abbia cominciato a perderne parecchi. Basta vedere i risultati...

Locomotiva Giara R202

Questa vecchia vaporiera di nome "Giara", che fu costruita nel 1914 dalle Officine Meccaniche Breda, forse, dovrebbe essere la R202.


   La Storia ci racconta che alcuni di questi modelli furono ceduti all'Eritrea per facilitare gli spostamenti del Negus Menelik, rimasto improvvisamente appiedato. Da indiscrezioni storiche apprese sul luogo, pare che la polizia locale dell'epoca, appartenente al nuovo protettorato italiano, lo avesse pizzicato fuori dall'oasi a bordo del suo cammello con la revisione scaduta e gli avesse anche sequestrato il libretto.


Per farselo ridare, e non pagare la multa, Menelik aveva dovuto chiedere aiuto a un faccendiere della zona amico dell'ambasciatore italiano ad Addis Abeba e conosciuto in Procura per una storia d'intercettazioni che non sto a raccontarvi per non farla troppo lunga anche se ci sarebbe molto da dire ma è meglio di no. L'intrallazzevole figùro promise tosto di aiutarlo, e gli avrebbe anche fissato un appuntamento col diplomatico se questi al momento non si fosse trovato in villeggiatura a Portorotondo dove possedeva una villa sul mare.


Così Menelik, con una lettera di presentazione firmata di proprio pugno dal maneggione, decise di fargli visita di persona e partì alla volta della Sardegna. Giunto in paese, chiese informazioni a un vigile urbano, tale Albenzio Addis di Buddusò fu Arduino, il quale lo mise al corrente che l'ambasciatore ancora non si era visto ma che alla villa, però, era da qualche giorno arrivata Beba, sua sorella più piccola, con alcuni amici abissini amanti del wind surf e della bella vita. Siccome Menelik non poteva fermarsi per molto tempo, Addis si offrì di parlare personalmente con Beba e fattosi lasciare il numero di cellulare promise a Menelik che lo avrebbe richiamato al più presto.


Il Ras, che stava perdendo tempo e pazienza ed era già incazzato negus, anche se a malincuore acconsentì, ringraziò, salutò e prese il primo traghetto per Massaua delle 19:30 perché la mattina seguente avrebbe dovuto incontrare alcuni ministri italiani per una storia di accise sulla benzina e sulle clausole, per lui vessatorie, a proposito di un certo trattato di Uccialli che aveva firmato ma che a freddo, a distanza di tempo, non reputava più tanto chiaro. Quei furbacchioni dei ministri, pensando di farla franca, avevano messo bianco su nero, invece che nero su bianco come secondo lui sarebbe stato più giusto. 
Rientrato in patria, attese invano per mesi notizie dell'ambasciatore: "Mi ha cercato qualcuno?", chiedeva preoccupato quasi ogni giorno alla servitù, alla moglie Taitù e al nipote Iasù. "E' mai possibile che dopo un anno l'ambasciatore non si sia ancora fatto vivo?... Mi piacerebbe proprio sapere cosa le avrà mai detto Addis a Beba!"
Ma non lo seppe mai. E, con lui, anche noi.



Così, per vendicarsi dell'affronto subìto, per prima cosa decise che alla prima occasione avrebbe dato una sonora strigliata a un tale Baratieri (amico dell'ambasciatore), ad Adua e alle compagne, poi lasciò intonse le accise sulla benzina e restituì le locomotive agli italiani, i quali, non sapendo cosa farsene perché avevano già dei treni modernissimi, le cedettero alle Ferrovie Complementari Sarde - una linea isolana a scartamento talmente ridotto che ora non esiste più - per migliorare la continuità territoriale. Pensate che esse vaporiere raggiungevano la vertiginosa velocità di 30 Km/ora, in discesa e col maestrale eritreo a favore, ma in salita anche Menelik doveva scendere perché bisognava spingerle e il carbone lo doveva portare la Befana sulla scopa. 
C'è da dire che ancora oggi, in ambito ferroviario isolano, le cose non sono migliorate di molto e chi è costretto a usare il treno lo fa più per spirito d'avventura che per necessità. E anche per farsi quattro risate.

Sardegna e Industria



E' chiaro che quando c'è una crisi questa pesa per tutti. Ma non allo stesso modo. Le vicende storiche attraverso le quali l'italico popolo è passato, da nord a sud, ma soprattutto al sud e nelle isole - con un particolare riferimento alla Sardegna "industriale" degli anni Sessanta - dovrebbero far riflettere chi ci governa. Perché se a sviluppo dovrebbe corrispondere adeguata economia e qualità della vita, fermando il primo si ferma anche la seconda. Mettendo in sofferenza la terza. 
Ne deriva che, in tutto questo, è importante una seria programmazione. Che però deve essere accompagnata da scelte adeguate per quanto riguarda gli orientamenti industriali, senza mai perdere di vista quelli naturali degli abitanti dove queste industrie si impiantano, e gli altri di tipo "geografico-territoriale". Ebbene, quando tali equilibri - specialmente se già costruiti su fragili fondamenta o, peggio, su interessi pubblici che poi diventano privati - vacillano e si spezzano, è segno che qualcosa di molto importante ci è sfuggito di mano. Così, mentre si apparecchiano vertenze sui tavoli del Ministero dello Sviluppo Economico, il... coperto è sempre il solito: esuberi, esodi più o meno incentivati, cessioni, chiusure, cassa integrazione. 
Proprio una bella tavolata, non c'è che dire! 
Per quanto riguarda la crisi in Sardegna, pare che la causa tirata in ballo più spesso sia quella dei costi di produzione, forse troppo elevati, in concorrenza con gli altri d'importazione più convenienti. Da lì alla chiusura degli impianti il passo è breve. Io non me ne intendo, d'accordo, ma i "tecnici" - e non mi riferisco solo a quelli dell'attuale governo - che ci stanno a fare? Non dovevano essere proprio loro, i "cervelloni", che di problemi simili ne hanno fatto il pane quotidiano, a trovare le soluzioni più adatte?
E, specialmente per la Sardegna, quand'era tempo di farlo, non pensate che avrebbero dovuto usare un occhio di riguardo prima di snaturarne del tutto, e in modo irreversibile, tradizioni e stili di vita che l'hanno condotta verso quel cataclisma antropologico che è sotto gli occhi - bendati - di tutti? Se prima era terra di pastori e agricoltori, oggi è terra di operai e disoccupati in cassa integrazione. Se questa la chiamate "rinascita", vi conviene cambiare mestiere. O trovare nuove definizioni. Se si voleva industrializzare l'Isola con poli chimici, metallurgici e petroliferi, prima di farlo non sarebbe stato il caso di crearle intorno un mantello protettivo statale, duraturo ma non assistenziale, che invece agevolasse il trasporto del prodotto finito abbattendo perlomeno i costi doganali per favorire la concorrenza? 

E ora che siamo in Europa è anche peggio. Quanto pensate che gliene freghi, al "Grande Manovratore", della Sardegna e dei suoi operai?
Intanto, le tasse aumentano, la benzina ha raggiunto costi insostenibili, i consumi calano, chi produce ancora qualcosa non riesce a venderlo e il governo, che tira dritto per la sua strada convinto di racimolare più soldi, alla fine ne incassa meno di prima. W i "tecnici"!


P.S. (aggiunto in data 3 settembre 2012):

Gironzolando per il web, ho trovato un bellissimo sito: http://www.ferrovieitaliane.net/ferrovie-della-sardegna/ 
che se ancora non conoscete vi consiglio di visitare perché ne vale la pena, dove c'è tutta la storia delle ferrovie in Sardegna e anche di più.
Ebbene, già dal 1870 l'allora ministro delle Finanze Quintino Sella aveva sostenuto che se non si risolvevano prima i problemi legati ai trasporti, la produttività e la competitività di alcuni settori ne avrebbero risentito. 
In questo caso si riferiva alla redditività dell'industria mineraria del territorio dell'iglesiente ancora privo di collegamenti su rotaia (treno) con il resto dell'Isola. Infatti, se è del 1872 la linea Cagliari-Iglesias, solo a partire dal 1896-98 si realizzò il breve tratto da Monteponi a Iglesias (circa Km. 2), e da Monteponi a Portovesme (una ferrovia "mineraria" privata, a scartamento ridotto, aperta nel 1875). 
Insomma, se nel 1873 io avessi voluto andare da Monteponi a Portovesme avrei dovuto aspettare 2 anni, e la bellezza di 23 anni per andare da Monteponi a Iglesias. 
Per questo non ci sono mai andato. Almeno col treno...