Salutamassòreta

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Il Pd molla Bersani


Bersani, lo "smacchiatore di giaguari", il "pettinatore di bambole", "l'asciugatore di scogli", abbandona. Anche se avrebbe potuto reggere un altro paio di round, qualcuno tra i suoi secondi - anzi, tra i suoi... "primi" - gli ha gettato la spugna e lui è crollato al tappeto. 
Poveraccio, un po' mi dispiace perché in fondo non mi era antipatico. A parte alcuni errori, tipo la "manifestazione contro la povertà" e la discutibile chiarezza di taluni messaggi, credo sinceramente che sia stato la vittima sacrificale di un gioco alla fine diventato troppo grande anche per lui. Lo hanno mandato avanti, incompreso portabandiera di un manipolo di ambiziosi, per offrire il petto a un "nemico" che, quando s'è accorto di non avere solo di fronte ma che addirittura stava diventando invisibile perché irriconoscibile, era ormai troppo tardi. 
E senza dubbio degli errori, Piergigi, ne ha fatti. Soprattutto in campagna elettorale, nelle "primarie", per non aver aperto ad altri - Renzi per esempio -, lasciando ai soli iscritti il compito di scegliere. Una campagna elettorale troppo blindata e con troppi recinti, al cui interno pascolano da tempo "animali" di razze diverse, talune anche pregiate, che magari in situazioni diverse potrebbero perfino andare d'accordo. Ma solo fino al momento della distribuzione del fieno e delle granaglie. Dopo, liberi tutti e si salvi chi può! 
Forse sono state le troppe, cervellotiche diversità, gli spietati opportunismi e i machiavellismi del "fine che giustifica i mezzi" a determinare la caduta, in qualche modo prevista, di Bersani. Che non è stato prudente, furbo, ma contemporaneamente spietato e sufficientemente nefando per conquistare un potere che adesso toccherà ad altri. 
Tutto sommato, meglio per lui.  

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