Salutamassòreta

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Grazie, Agenzia delle Entrate!



Agenzia delle Entrate, grazie! 
Ovvero: nel nostro Paese c’è ancora qualcosa che talvolta funziona.


La storia: 

Il 17 giugno scorso, poco prima di sedermi al mio parco desco di pensionato davanti a un piatto di semolino e un uovo sodo, mi suonarono alla porta. «Postaaa! Deve scendere a firmare!»
Immediatamente incrociai lo sguardo atterrito di mia moglie, e mentre anche il semolino vacillava nella scodella lessi nei suoi occhi lo stesso terrore che probabilmente lei lesse nei miei. «Ahh, noi lassi!! E ora... che vorranno?», mormorò con la voce che le si strozzava in gola. «Scendi tu a vedere... a me manca il coraggio!».
A tal uopo, indossai per la bisogna parrucca e naso finto con baffi incorporati e scesi, simile a fosca notte, pronto a replicare che «L'interessato è momentaneamente assente... riferirò quando rientra!».
Poi, però, mi feci coraggio, mi "struccai", tosto abbandonando i carnascialeschi addobbi nella fioriera all'ingresso e, a testa alta e con lo sguardo fiero, offersi il petto mio al plotone d'esecuzione "postale" che mi attendeva davanti al cancello.
«Buongiorno, c'è una notifica di Equitalia», mi disse il latore della ferale missiva, «Deve firmare qui sotto!». E mi porse la busta chiusa, con empia mano innanzi.
Dopo un leggero sbandamento iniziale con piegatura gambe all'altezza delle ginocchia, qual naviglio sospinto da inesperti nocchieri nel tempestoso pèlago, mi ripresi e firmai, seppur con incerta grafia, l'ancor misterioso involucro.
Salutato il brutal messo, ripresi parrucca e naso occchialbaffuto dalla fioriera e risalii a casa dove mi attendeva la consorte in gramaglie che nel frattempo, soccorsa da una vicina, si stava riprendendo da un mancamento. Rassicurata la vicina sulla nostra salute, dopo averla congedata ringraziandola per le premure, ci sedemmo, aprimmo la busta e ne estraemmo il contenuto.
Trascorsi alcuni interminabili minuti necessari per raccapezzarci tra la decina di pagine scritte in "fiscalese", temendo tra le altre cose che si trattasse di una di quelle famigerate "cartelle pazze" che, legge Basaglia a parte, hanno preso a circolare nel nostro Paese, riuscimmo a capire che avrei dovuto pagare la bellezza di 160 euri & spiccioli per un bollo auto del 2007 di una macchina che avevo rottamato nel medesimo anno.



Nel frattempo il semolino era diventato una sorta di intonaco premiscelato, e con l'uovo sodo ci avremmo potuto giocare a tennis, se però fossimo stati previdenti nella prenotazione del campo perché ormai era tardi e l'avevano già assegnato a due giocatori di Maracalagonis.
«Ci rifaremo a cena!», dissi a colei che a me s'unì di maritali nodi quarantun'anni orsono e che col semolino stava intanto stuccando due crepe in salotto. «Loro tentano di rapir de' miei sudori il frutto, ma non sanno con chi hanno a che fare! Non sanno, gli stolti, che io conservo tutto; vuoi che non abbia conservato un bollo del 2007?»
In effetti, quando ci trasferimmo, al camion del trasloco che ci portava il mobilio - pieno fino all'inverosimile - dovemmo aggiungere un furgoncino solo per il trasporto dei documenti e delle fotocopie, doppie e triple, che da anni son solito fare per ciaschedun documento.
Perciò anche il bollo del 2007 era stato regolarmente traslocato e si trovava, in originale e in fotocopia, in ben degna compagnia.



Così, frenato l'iniziale sdegno, qual cane da tartufi trifola fiuta, tirai fuori prestamente dalla mia ricca raccolta di documenti quelli che riguardavano l'equitalica richiesta. Il bollo, non solo era stato pagato, come risultava dalla ricevuta, ma la stessa autovettura, cinque mesi prima della scadenza della tassa era stata radiata dall'albo delle circolanti e sostituita dalla ben nota Panda "giallo ottimista".



Il giorno successivo, individuati su Internet i recapiti dell'Agenzia delle Entrate, feci presente le mie ragioni ad esse allegando tutta la documentazione a mia discolpa, e addirittura il giorno seguente ricevetti la risposta che aspettavo: nulla dovevo e nulla dovrò. Non solo. Perché l’efficiente Agenzia mi inviò per email la completa documentazione che mi sollevava da qualsivoglia pagamento, liberandomi definitivamente dai tassativi, soverchi gravami.
Che dire, il servizio al cittadino, checché se ne dica, nel mio caso ha funzionato alla perfezione.
Grazie, Agenzia delle Entrate!


La storia, infine, ha una morale: conservate tutti i documenti importanti, magari facendone come me delle copie. Solo così sarà possibile dimostrare le vostre ragioni. E se vi avanza un po' di tempo, invece di perderlo tentando di abituare il gatto a usare la lettiera, imparate l'uso del computer, senza il quale, al giorno d'oggi, al contrario del gatto, si va poco lontano... 


Decreto del fare


Premesso che personalmente ritengo più concreto e affidabile Letta di Bersani, e il fatto che questa nuova, strana coalizione stia reggendo lo dimostra, bisogna vedere se agli annunci (perché anche questo governo è bravissimo nel farli) seguirà la messa in pratica di quanto annunciato. Perché Quinto Enrico Letta, il novello "temporeggiatore", a parte aver rimandato a data da destinarsi alcuni provvedimenti tipo l'Imu e l'Iva, ancora non ci ha fatto sapere, concretamente, come intende ridurre la spesa pubblica: intendo quella dei palazzi e dei carrozzoni, non quella che riguarda il welfare. A meno che non si vada in Europa e si rinegozino seriamente i trattati, anche impuntandosi e facendo la voce grossa se necessario.
D'altra parte, negli 80 provvedimenti ultimamente varati dal consiglio dei ministri ci sono molte cose utili che però onestamente si sarebbero potute anche fare prima, anziché aspettare all'ultimo momento con un piede nella fossa.
Perché presentandoci il decreto del "fare" si sono dimenticati di tutti i precedenti decreti del "dire", che da un bel po' si sarebbero dovuti tradurre in "fare-fatti", coi quali i nostri politici in questi mesi-anni ci hanno riempito, oltre agli zebedei, le pagine dei giornali e le trasmissioni televisive perdendo tempo inutilmente.
Così, siccome a causa delle continue liti "condominiali" non si arrivava mai al capo della matassa, è stata la volta dei "tecnici", ai quali dopo un po' si è unito "il saggio" Enrico Bondi, nominato commissario per la "Spending review", che dopo un po' si è dimesso; ma siccome anche così non si risolveva nulla, si è reso necessario nominare 10 (dieci) "saggi".

 
fonte:  http://www.repubblica.it/politica/2013/04/12/news/saggi_relazione-56488726/

Siccome i "saggi" portano bene e il nome stesso è una garanzia, ne vengono nominati 35 (trentacinque), ai quali se ne aggiungono altri 7 (sette) con la mansione di "scribi" per "tradurre" in gergo giuridico le proposte presentate dai 35; infine 1 (uno) con la qualifica di "esperto in collegamento" tra i "saggi" e la Commissione Affari Costituzionali della Camera. 

fonte:  http://www.leggioggi.it/2013/06/06/riforme-costituzionali-chi-sono-i-35-saggi-piu-7-oggi-da-napolitano/ 
 
Onestamente, siccome a questo punto ho perso il conto, non so dirvi se i primi 10 (dieci) siano rimasti o se siano stati sostituiti dai successivi 35 (trentacinque). Spero che non me ne vogliate.
Verrebbe però da chiedersi cosa ci stiano a fare in Parlamento un migliaio di persone, pagate piuttosto bene, alcune delle quali elette dal popolo perché lo rappresentino e soprattutto risolvano i problemi del Paese, quando invece non sono capaci di risolvere nulla? Perché non si nominano direttamente dei "saggi" e ci facciamo governare da loro? Eviteremmo un sacco di spese inutili per le elezioni, e si risparmierebbero anche un sacco di soldi in stipendi, diarie e tutto il resto.
Concludendo, il "dire" lo hanno detto; il "fare" lo hanno fatto se sarà convertito in legge; ora non ci rimane che aspettare il "baciare", la "lettera" e il "testamento", così con le penitenze siamo al completo!  


Acqua, bene pubblico


L'art. 1 della Costituzione ormai ci appare sempre più svuotato del suo reale significato, e la stessa sorte sembrano seguire altri articoli, come per esempio il 3, il 4, il 9, il 35, il 36, il 38, il 47, il 53, il 54, il 71 e il 75, che riguardano i referendum popolari, ammessi ma "non concessi", con la sovranità del popolo finita anch'essa nel dimenticatoio.
Il quale popolo spesso è chiamato anche a decidere su cose che lo riguardano direttamente esprimendo il proprio voto, che talvolta non viene neppure preso in considerazione. E anche qui gli esempi non mancano.
Il referendum sull'acqua, pubblica o privata, del 13 giugno di due anni fa, per fare un altro esempio, è finito a tarallucci e... acqua, come del resto finiscono da un po' di tempo a questa parte molte cose in Italia. La gente allora decise perché l'acqua restasse pubblica e non diventasse una merce, e invece sappiamo tutti com'è andata a finire. 

Un po' come la legge sul finanziamento pubblico ai partiti: si cambiano tre o quattro parole e quello che abbiamo fatto uscire dalla porta ci rientra in casa dalla finestra! Ci fanno andare ai referendum, si spendono soldi per farli e ci illudono, e poi non c'è una legge nazionale per la loro attuazione. Per inspiegabili cavilli. Allora viene da chiedersi quanto contiamo noi in questo modello di democrazia. Nonostante ci sia stata una sentenza della Corte Costituzionale (la n. 199 del 2012) che ha dichiarato illegittima l'applicazione di quanto stabilito dall'articolo 4 del decreto-legge 13 agosto 2011, n. 138 (quello sulla nota "Spending review", che tra l'altro mi pare fosse del governo Berlusconi), che non tiene affatto conto dell'espressione della volontà popolare e che parzialmente vi riporto, ma che se avete voglia di massacrarvi i genitali leggendolo tutto potete cercare in rete: 

"L’impugnata disciplina sarebbe, inoltre, costituzionalmente illegittima proprio in quanto riproduttiva di quella oggetto dell’abrogazione referendaria. Infatti, pur ritenendo che lo Stato goda, attraverso la tutela della concorrenza, di una competenza trasversale ed abbia la capacità di incidere sulle modalità di affidamento dei servizi pubblici locali, a seguito dell’abrogazione referendaria di analoga disciplina legislativa statale, un simile intervento del legislatore statale «dovrebbe essere in concreto ritenuto radicalmente escluso», in conseguenza dell’effetto vincolante che su di esso deriva dalla suddetta abrogazione, incidendo in modo illegittimo, attraverso la concorrenza, su una materia di legislazione esclusiva della Regione".

A completezza di quanto scritto, il tema viene ampiamente discusso nella puntata di "Coffee Break", su La 7 del 16 giugno (oggi, per chi legge) che trovate al seguente indirizzo:

http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50344887
 
e anche sulla campagna di Obbedienza Civile (AUTORIDUZIONE DELLA BOLLETTA) riportata qui:


 
e qui: 

http://www.acquabenecomune.org/raccoltafirme/index.php?option=com_content&view=article&id=1340&Itemid=128

Infine, sul sito:  http://www.change.org/it

la piattaforma delle petizioni per mobilitare la gente e realizzare, con la raccolta delle firme, quei cambiamenti che vogliamo, trovate importanti informazioni.
Piuttosto, per restare in tema di acqua, sarebbe il caso che si limitassero le perdite lungo le condotte. 

Dato che nella bolletta ci fanno pagare anche quelle!