Salutamassòreta

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Piste ciclabili urbane


Nel caso di piste ciclabili urbane, affiancate a un'area destinata al transito o alla sosta dei veicoli a motore, la pista ciclabile "dovrebbe" essere separata da uno spartitraffico fisicamente invalicabile (paletti verticali, cordolo semplice o doppio o altri tipi di protezione) della larghezza di metri 0,50 che affranchi i ciclisti sia dai pericoli derivanti dal traffico urbano, sia dall'apertura delle portiere di eventuali auto in sosta. 

fonti: (D.M. 30 novembre 1999, n. 557)  http://www.fiab-onlus.it/tecpist.htm  

http://www.archweb.it/progettazione/piste_ciclopedonali/piste_ciclabili.htm

http://www.provincia.milano.it/export/sites/default/mibici/doc/DM_30_novembre_1999_n557_piste_ciclabili.pdf

http://www.fiab.info/download/FIAB_scheda_div_2.pdf

http://files.meetup.com/3917042/PISTE%20CICLABILI.pdf
 
Tenendo presente che se la pista ciclabile - nel nostro caso quella ubicata nella Via Dante Alighieri (vedi foto), che è larga metri 1,10 contro i metri 1,50 previsti - è sprovvista sia dello spartitraffico che dei paletti e che uno sportello di un'autovettura media quando è aperto occupa circa 80-90 centimetri della sede ciclabile, è evidente che il ciclista in transito non solo ha pochissimo spazio a disposizione ma addirittura rischia di sbattere contro lo sportello o di cadere per evitarlo. 

 




Per non parlare delle caditoie per la raccolta dell'acqua piovana, larghe circa 50 centimetri e spesso "infossate" rispetto alla sede stradale, o della sosta di emergenza del ciclista al quale, per fare due esempi banali, "è uscita la catena" o "si è slacciata una scarpa" che sottraggono altri preziosi centimetri a quelli già esigui assegnati. Dicono che chi va in bici dovrebbe sapere che l'80 per cento degli automobilisti in città viaggiano da soli e hanno la guida a sinistra, e quindi, essendo la pista ciclabile a destra, il nostro ciclista ha solo il 20 per cento di probabilità di finire contro uno sportello aperto. Bella consolazione! Come dire, allora, che ogni volta che esci da casa per farti una passeggiata, se sei sfigato, in teoria potresti finire 20 volte contro uno sportello, magari 15 dentro una buca della carreggiata, forse 10 investito da una macchina o travolto da un camion, andando a incrementare il numero di morti e feriti che, nel solo anno 2000 e solo tra i ciclisti, sono stati circa 11 mila. Come se fossimo partiti per la guerra! 
Se ci aggiungiamo il fatto che la crisi di questi anni ha incrementato gli spostamenti sulle due ruote ma gli standard di sicurezza non sono stati conseguenti a questo incremento, ecco in che modo aumentano i rischi. Facendo due conti, converrebbe restare a casa a leggersi un libro! 
E ditemi un po': c'è per caso qualcuno tra voi che si azzarderebbe a percorrere il Viale Marconi in bicicletta, da Cagliari a Quartu o viceversa? Come mai nel Codice della Strada non si è previsto che i ciclisti possano procedere a sinistra, in pratica su una corsia contromano, in modo da poter vedere chi arriva ma anche essere visti? Almeno su quelle strade ritenute più pericolose. Perché un conto è essere tamponato all'improvviso e non avere vie di scampo, un altro è accorgersi in tempo che ti stanno venendo addosso e tentare il possibile per evitarlo.
E chi, come me, usa tutti i giorni la bicicletta sa di cosa sto parlando.

2 commenti:

Tomaso ha detto...

Credo caro Francesco che questo sia il problema da tutte le parti del mondo, l'Olanda è la più organizzata su questo problema.
Qui da noi non è tanto male, le piste ciclabili le gran parte sono separate, solo in casi eccezionali dove non è possibile separarle dalle auto. Ciao e buona domenica, amico.
Tomaso

Cecco Dotti ha detto...

Scusami anche tu, Tomaso, ma mi ero dimenticato di risponderti.
Naturalmente, quando dici "qui da noi", ti riferisci alla civilissima Svizzera. Dove, se non facesse così freddo, mi trasferirei con tutta la bicicletta e i pochi risparmi messi da parte in una vita :) :).
Comunque vedrai che tra una cinquantina d'anni anche in Italia si adegueranno agli altri Paesi...
Un caro saluto
Francesco