Salutamassòreta

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Riforme: non passano



Mentre si libera il "canguro" (si... salti chi può!), la "tagliola" è in agguato (ricordo di aver visto, tempo fa, certe "bocche di lupo" davvero carine...). 
E... la "ghigliottina"? A quando la ghigliottina?

Cagliari


Ecco ancora qualche immagine dei fenicotteri sullo sfondo di Cagliari al tramonto. Aggiungo, sotto, un paio di albe... "inoltrate" (saranno state le 10 o le 10 e trenta), sempre di Cagliari, con primo piano di alcuni argini delle vasche delle Saline. Il tutto, mi dispiace, con retino "antiplagio".






Che ci volete fare... così è la vita del fotografo!

Guerra



E poi ci lamentiamo per il clima, che non è più quello di una volta; per i mari, sempre più inquinati, anche dai morti, e sempre meno pescosi; per i terreni avvelenati, dove non cresce più nulla perché ci hanno sepolto di tutto però ci pascolano le mucchepazze; e per i fiumi, diventati ormai immense cloache a cielo aperto. Che finiscono in mare. E poi delle frane e delle alluvioni sempre più frequenti, delle trombe d'aria e delle voragini che si aprono improvvise nelle nostre città. "Non pioveva così da oltre cent'anni!" scrive qualcuno. Ma se ora succede una settimana sì e l'altra pure, che dite: ci sarà un motivo?
E ancora le guerre: con le bombe, i missili, gli incendi di oleodotti e pozzi di petrolio, le nuvole di fumo nero che oscurano il cielo e rendono l'aria irrespirabile. E i morti. Tanti. Troppi. Soprattutto incolpevoli bambini. E poi gli esperimenti nucleari, anche sotterranei, dei quali non conosciamo le reali conseguenze ma li facciamo lo stesso. E chissenefrega se poi l'asse terrestre si sposta un po' più in là e il Polo si scioglie con tutta la banchisa. Ci abitueremo...
Bisogna essere davvero stronzi, dicevo, a lamentarci, quando la colpa di tutto ciò è solo nostra. E c'è chi addirittura pensa che altrove, nel nostro o in qualche altro sistema solare, potrebbe essere possibile vivere e per questo organizza viaggi interplanetari su Marte e spende un sacco di soldi per dimostrare che lì forse c'era l'acqua e magari anche qualche foresta. E per agevolare questi viaggi costruisce stazioni spaziali riempiendoci d'immondizia più o meno tecnologica, dopo la Terra, anche l'atmosfera. Ma scusate, l'atmosfera è solo vostra o è di tutti? Ce lo avete chiesto il permesso?  
Non vi passa mai per l'anticamera di quel vostro cervello bacato che avevamo un pianeta davvero ammodino, con tutte le cose al posto giusto, e lo abbiamo rovinato per sempre. E poi ne cerchiamo altri per fargli fare la stessa fine?
Sì. Bisogna essere davvero stronzi, che più stronzi non si può! 

Cagliari alba



Checché se ne dica in alta Italia, dove pare piova e tiri vento ma nessuno bussa a quel convento, qui invece, anche se tira vento sta facendo un caldo della malora. Perciò se vi aspettate che scriva un sacco di cose, e, per farlo, grondi prezioso sudore (sono pur sempre sali minerali dei quali potrei aver bisogno), vi sbagliate. Sappiate solo che l'altro ieri (ieri l'altro per chi legge, ndr) sono uscito prima dell'alba e ho scattato qualche "fotina" antelucana qua e là. 
E i posti, non me ne vogliate, gira gira sono sempre i soliti. Nell'immagine in alto, la prima, il sole nascente fa capolino dietro alle montagne. Di fenicotteri, neppure l'ombra perché erano ancora a letto!


Dall'altro lato, Cagliari, illuminata dai raggi del sole nascente. Anche se un po' sbiadita dalla foschia mattutina, fa sempre un bell'effetto!
Ricordate quella caratteristica doccia che, anche se di precarie e abborracciate fattezze, ornava la spiaggia del Poetto nei pressi della Bussola? Eh? La ricordate? Ebbene, non c'è più!  


Vale come rettifica a quanto da me scritto ieri sera:
 
Dopo aver informato la Redazione del blog che mi aveva pubblicato l'immagine contestata, subito dopo mi hanno gentilmente risposto per rimediare all'accaduto pubblicando questa volta l'immagine originale e il nome dell'autore. Potete vedere qui la correzione:
 
 http://tottusinpari.blog.tiscali.it/2012/01/01/al-poetto-e-dintorni-senza-motori-prove-generali-di-piste-ciclabili-e-percorsi-natura-lungo-costa-a-cagliari/

Ringrazio per la pronta risposta e la disponibilità i Redattori. Se vi serve qualcosa (e questo vale per chiunque), chiedetemelo. Se mi trovate nella giornata buona so anche essere generoso.


Ciò nonostante, siccome è una vera fatica andare a caccia dei... propri duplicati sul web, da un po' di tempo a questa parte sono costretto a "retinare" le mie immagini, purtroppo a discapito della loro risoluzione. Anzi, d'ora in poi, invece di una retinatura "leggera" ne metterò una in... ferro battuto!!


Riprendendo il discorso sulla fontana con doccia, al suo posto hanno messo questa: verde, invero più distinta e seria ancorché utile, almeno per la passerella cementata che evita fastidiose insabbiature delle umide estremità, ma ahimè senza la doccia.
Però, anche l'altra era caruccia... eppoi mi c'ero abituato...


Se avete pensato di essere su Marte o su qualche altro pianeta, avete sbagliato. E' l'immagine di un incendio che alcuni giorni fa ha devastato una parte dei canneti che circondano le saline e gli stagni nei pressi di Quartu Sant'Elena. Un'immagine triste e spettrale che nessuno di noi vorrebbe mai vedere...
Per ora vi saluto con simpatia e spero di ritrovarvi qui al mio ritorno, la cui data non conosco neppure io che sono la persona interessata. Però, tornare torno. 
Ciao!

Meno tasse per tutti



Dove saranno finiti (o finiranno) gli ottanta euri elargiti dal governo? Pensate anche voi, come chi ve li ha dati, che rilanceranno davvero i consumi? O forse verranno messi da parte per pagare le tasse che verranno: Tasi, Tares, Iuc, mini-Imu, aumenti Iva, benzina e ho perso il conto, oltre a quella sul "caro estinto" voluta dall'Unione Europea e introdotta dal governo Letta? 
fonte: http://www.liberoquotidiano.it/news/economia/1388101/Ce-lo-chiede-Bruxelles---arriva-l-Iva-sul-funerale.html
Mi stavo dimenticando del prelievo fiscale sui conti correnti e sui depositi di varia natura, aumentato dal 20 al 26% e che, dato che è uguale per tutti, colpisce sia i grossi depositi sia quelli dei piccoli risparmiatori. A questo punto, dice un lettore (e sottoscrivo), conviene tenere i soldi in banca? Me li tengo a casa e aspetto i ladri. Almeno, se ce la faccio, a casa mia mi posso anche difendere a bastonate! 
fonte: http://www.huffingtonpost.it/2014/04/24/irpef-conti-correnti_n_5207844.html  
Perché, teniamolo bene a mente, se la crisi bussa sempre e solo alla porta dei poveracci, di contro c'è che i responsabili - governi, banche, grandi gruppi finanziari ecc. - difficilmente ne soffriranno, perché a salvarli ci saranno sempre leggi appositamente confezionate per loro. La beffa, alla fine di tutto, è che i danni provocati saranno di nuovo scaricati sulle spalle degli innocenti. E non ci vengano a dire che la colpa è della spesa pubblica, intesa come pensioni da 500-700 euri al mese, o degli operai o degli insegnanti che prendono stipendi da fame; e poi della sanità, della scuola e in pratica di tutta quell'ossatura sociale che dovrebbe rendere più vivibile la vita in una Nazione degna di chiamarsi tale. Ogni tanto salta fuori qualcuno che ci racconta che il Pil aumenterà e che la ripresa, anche se avanza piano, s'intravvede già. Gli consiglierei di cambiare gli occhiali. Mah...
Però si continua a parlare di partiti, di nuove coalizioni, di sondaggi e di primarie. Tutti argomenti interessantissimi per i disoccupati, i precari, le aziende che hanno dovuto chiudere, i pensionati da fame che davvero non aspettano altro. Continuate pure con l'austerità, aumentateci ancora le tasse "perché l'Europa ce lo chiede e dobbiamo rispettare i patti". Il risultato finale sarà solo quello di ottenere il crollo totale dei consumi e sempre meno entrate fiscali. Niente di più. Hai voglia poi di darci ottanta euri da spendere! E' già successo: ricordate gli aumenti della benzina, delle sigarette, la tassa sulle barche e, "last, but not least", quella del 30% sulla birra? Senza contare la perdita di posti di lavoro che questi aumenti comportano. Perché se vendo birra e per colpa delle tasse ne vendo meno - e incasso meno -, se voglio continuare a fare più o meno la stessa vita da qualche parte dovrò tagliare le spese. Ecco che allora ti licenzio il commesso. O no?


P.S.

Perdonatemi se ogni tanto trovate il testo cambiato, ma siccome lo scrivo di getto in "bella" e poi lo rileggo, spesso mi capita di fare degli errori.
Spero di correggerli tutti... Grazie

Pace nel Mondo



E... se una mattina ci svegliassimo e scoprissimo che improvvisamente è scoppiata la Pace in tutto il Mondo? 
Sarebbe bellissimo!

Berlusconi assolto in appello



Dopo questa assoluzione che, diciamolo pure, in molti si aspettavano, il dubbio che Silvio Berlusconi per anni sia stato vittima di una persecuzione mediatico-giudiziaria ora sembra diventata una certezza.
E con la sua estromissione forzata dalla politica per le infamanti accuse da più parti rivoltegli e che ha dovuto subire, oltre all'uomo Berlusconi ne ha patito soprattutto la nostra democrazia. Ferve l'attesa che, su questo delicato tema, venga finalmente fatta chiarezza.
Auguri, Presidente!

Renzi e l'inglese



Chissà perché si debba chiamare "Digital Venice" e non "Venezia digitale", forse al giorno d'oggi non se lo chiederà più nessuno. Poiché, cari i miei arretrati sostenitori dell'italico idioma, l'inglese impèra ormai dappertutto e, volenti o nolenti, ci sbattiamo il muso tutti i giorni.
Mi riferisco ai tavoli di lavoro dell'high-level meeting (vedete? ci risiamo con l'inglese) sul contesto digitale per costruire l'Europa del futuro, tenutosi in questi giorni nella città lagunare. Per seguitare con l'informatica, che tra "phishing", "phreaking", "tracking" e "wallet case" ci sta facendo perdere il senso della vita normale. Certo che se entriamo in un negozio per comprare un "apparecchio portatile con cuffia per l'ascolto di musica", è più facile farsi capire dal commesso se gli chiediamo un "walkman"; ma tutto questo inglese, diciamolo pure, almeno a me comincia proprio a stufare. E' capitato anche al nostro vulcanico e toscanissimo Presidente del Consiglio, il quale, nonostante al meeting veneziano sfoggiasse un inglese dall'incerta purtuttavia comprensibile fonetica - se non vogliamo fare i pignoli (o i "fussy", come direbbero loro) - è stato preso per il... "bottom" (volgarmente e italianamente "culo") da un sacco di gente. 
Perché non l'imparano loro, l'italiano? Non gli farebbe mica male!
In passato, molti illustri letterati, dal Monti al Manzoni (tra l'altro educato alla Scuola degli Enciclopedisti francesi), per non parlar dell'Alighieri e del suo "De vulgari eloquentia" (o, come si direbbe oggidì, "About ordinary eloquence"), si sono occupati della nostra bella lingua e soprattutto del suo uso parlato. 
E non di semplice tecnica letteraria; perché essa lingua rappresenta, oltre che un potente strumento di formazione, anche un valido e prezioso elemento di unità nazionale.
Viva l'Italia! Viva l'Italiano! 

Povertà in aumento



Mancanza di lavoro, disagio, povertà sempre più diffusa e pensioni insufficienti per poter condurre una vita "normale" non sono più un'eccezione ma la regola.
E siccome, pur leggendolo e sentendocelo raccontare un po' dappertutto si continua ad ignorarlo, alla fine viene quasi il dubbio che certi drammi siano utili solo per... "fare notizia".

Da Quartu S. Elena a Quartu in bici


Ci è piaciuto così tanto andare in bici da Quartu a Cagliari, che ieri siamo rimasti tutta la sera seduti su una panchina. A... quasi Quartu. Si stava benissimo, c'era un bel frescolino, il panorama come sempre magnifico e la panchina, sotto un albero di mimose, invitantissima (si può dire? allora lo dico!).
A dire la verità, se fosse stato per me sarei arrivato a Cagliari e anche più lontano, ma Alberto, che è anziano e pieno di acciacchi, non se la sentiva proprio. Ho provato a insistere: "Dài, non fare così... se ti vedessero le tue amiche chissà cosa direbbero... sei anche più giovane di me e guarda come sei ridotto...". Macché, non c'è stato verso di convincerlo: si è seduto, e non si è più alzato se non all'ora di rientrare a casa. Io, per un po' ho saltellato nei paraggi facendo yoga, la spalliera svedese sulle ringhiere di fronte, qualche verticale e due o tre salti mortali all'indietro - imparati su Youtube proprio ieri -, poi però mi sono convinto che l'amico Alberto non aveva tutti i torti e che sulla panchina si stava da pascià. E così, per non farlo sentire inferiore a me, ma anche perché ero un po' stanchino, mi sono seduto vicino a lui e ci sono rimasto fino a quando non mi ha svegliato. Prima di andare via, per viaggiare più comodi, abbiamo provato a montare la panchina al posto del sellino, ma l'operazione s'è rivelata più difficile del previsto e così abbiamo lasciato tutto com'era.


Gironzolando nei paraggi della panchina, ho scattato le solite foto, che come di consueto vi mostro certo che saranno gradite.


Qui, siòre e siòri, potete vedere la Sella del Diavolo che si specchia in una delle vasche delle saline le cui acque, simili a un lago, a quell'ora della sera erano leggermente increspate da una fresca brezza di maestrale.  Mentre sotto, la solita panoramica...


Immaginandomi solitario e remigante viaggiatore lacustre barcamunìto, pervaso da un'irrefrenabile vena poetica, nella calma piatta che di lì a poco ha seguito l'anèlito di vento nel frattempo cessato, ho buttato giù alcune frasi che mi sono venute in mente lipperlì, segnandomele nel timore di perderle. 
"Il barcaiolo, puntando un remo alla proda, se ne staccò; afferrato poi l'altro remo e vogando a due braccia prese il largo verso la spiaggia opposta. Non tirava un alito di vento; il lago giaceva liscio e piano, e sarebbe parso immobile se non fosse stato il tremolare e l'ondeggiar leggero della luna che vi si specchiava da mezzo il cielo. S'udiva solo il fiotto morto e lento frangersi sulle ghiaie del lido, il gorgoglìo più lontano dell'acqua rotta tra le pile del ponte, e il tonfo misurato di que' due remi che tagliavano la superficie azzurra del lago, uscivano a un colpo grondanti, e si rituffavano. L'onda segata dalla barca, riunendosi dietro la poppa, segnava una striscia increspata, che s'andava allontanando dal lido..." Certo che quando uno è pervaso dalla vena poetica, chi lo ferma più?
Nel corso dei miei appostamenti da consumato birdwatcher, ho notato che in una salina lì dappresso v'erano, intenti a rovistare coi becchi adunchi il fondo delle acque salmastre, uccelli acquatici in gran numero. "Son essi dei fenicotteri! - ha esclamato Alberto, saltando a piè pari sulla panchina come per incanto sanato da' suoi mali - Dell'ordine dei Phoenicopteriformes, famiglia Phoenicopteridæ, genere Phoenicopterus ruber!", ha precisato facendo sfoggio della sua vastissima cultura avicola.
Così, senza por tempo in mezzo, ho avviato l'autofous della mia digitale e... clic!... clac!... clic!... clac! ho scattato una cinquantina di foto, alcune delle quali vi mostro qua sotto.






   
Infine, proprio mentre stavo per riporre l'adorato strumento, ho fatto appena in tempo a scattare quest'ultima, curiosa estin... itsant... tistan... istint... fotografia, prima che l'inusitata visione si dileguasse, sì come s'era palesata a' miei occhi increduli.


E lo stesso Alberto, córso tosto a cercare informazioni su internet col suo palmare lagunare four seasons, che porta seco dovunque vada, non ha trovato alcunché.
Eh, sì! E' proprio vero. Quando la Natura è in vena di stranezze, non manca mai di sorprenderci!

Cordiali saluti a tutti,
Francesco

Nuove lotterie




Violenza sulle donne



A proposito di quei due rumeni che a Milano avrebbero aggredito e violentato una studentessa polacca, pare che fossero senza fissa dimora e che vivessero dentro i condotti di aereazione del metrò sopravvivendo, si dice, di piccoli furti e rapine.
Uno di loro (il complice è ancora ricercato) pare che avrebbe detto tranquillamente: "Tanto in Italia esco subito!" 


fonte:  http://www.palermomania.it/news.php?milano-studentessa-erasmus-stuprata-arrestato-un-rumenobrlui-tranquillo-tanto-in-italia-esco-subito&id=63696
vedi anche:  http://www.tgcom24.mediaset.it/cronaca/lombardia/2014/notizia/milano-studentessa-polacca-stuprata-da-due-romeni-ubriachi_2056506.shtml


Ciò detto mi torna alla mente quando, anni fa, chiunque non fosse in grado di provare di avere un reddito sufficiente per vivere veniva in qualche modo "schedato" e tenuto sotto controllo. Questo, detto in parole povere. Poi, con le successive leggi sull'immigrazione, i trattati di Schengen e Maastricht, e tutto ciò che regola - o che "dovrebbe" regolare - i flussi di persone e i relativi controlli alle frontiere, si sono inseriti nuove leggi e decreti talmente controversi e farraginosi che oltre ad aprire la strada a variopinte interpretazioni da parte dei collegi giudicanti, spesso per colpa dell'inadeguato dibattito politico, sono la causa del "casino" che è sotto gli occhi di tutti. Perché se il viaggiatore in ingresso prima di Schengen veniva considerato "straniero", dopo la sua introduzione diventa a tutti gli effetti un "cittadino comunitario" che ha diritto alla libera circolazione e, per questo motivo, non è soggetto a controlli più restrittivi.
In pratica, nei Paesi dell'Unione - tra i quali figura anche l'Italia - per avere il visto d'ingresso lo "straniero" deve dimostrare di possedere "un minimo di sussistenza per esigenze personali" (in media una cinquantina di euro al giorno) a copertura del periodo di soggiorno previsto e in certi casi anche dei costi del viaggio di ritorno (e la legge parla chiaro). Interessante la lettura de "ALLEGATO 25 del Manuale pratico delle guardie di frontiera, e ALLEGATO 18 del Manuale per il codice dei visti 11/03/2013" in merito agli "Importi di riferimento richiesti per l'attraversamento delle frontiere esterne fissati dalle Autorità nazionali", dove sono elencate le definizioni, Paese per Paese (Italia compresa), di tali importi. Siccome è un documento PDF, oltre che leggerlo, potrete anche scaricarlo e conservarlo per leggervelo con comodo. 

Lo trovate qui:  
https://www.bfm.admin.ch/content/dam/data/bfm/rechtsgrundlagen/weisungen/visa/vhb/vhb1-anh18-i.pdf 
 

Resta da vedere se, soprattutto da noi, tutto ciò viene realmente applicato.
Allora dovrebbero sorgere spontanee le domande: potrebbero, per esempio, i due rumeni in questione "vivere" nei condotti di aereazione del metrò? Hanno un lavoro, una fonte di sussistenza tale che consenta loro di campare? E se non l'hanno, di cosa e con cosa campano? Perché, una volta provata la loro colpevolezza (pare che fossero già pluripregiudicati), invece di spedirli a spese nostre nelle nostre galere (già piene zeppe e che, per decreto, stiamo per liberare in parte) non li rispediamo, accompagnandoli, a casa loro? Ci costerebbe senza dubbio molto di meno.
Inoltre, credo sia utile ricordare che, per le variegate sfumature garantiste che caratterizzano la nostra legislazione, talvolta utili ma talvolta anche dannose, da noi si tende generalmente a complicare le cose semplici. E mi immagino quanto dovrà penare il funzionario di polizia costretto a dibattersi tra "commi", "deroghe", "capoversi" e "modifiche" nel momento in cui dovesse applicare una legge. Ne sanno qualcosa purtroppo anche i Carabinieri, i cui sforzi per assicurare alla giustizia i delinquenti in gran parte vengono vanificati da indulti e decreti svuota carceri, e che il prossimo 14 luglio festeggeranno i 200 anni di fondazione dell'Arma e di fedeltà alla Repubblica.
Perché la violenza, tutta ma in questo caso di genere, dovrebbe essere sempre severamente punita a prescindere da qualsivoglia cavillo giuridico che tenda a sminuirne il vero significato. Ma soprattutto senza sconti di pena. 

Da Quartu a Cagliari in bici


P.S.

Oggi (sabato, per chi legge) ho rifatto il solito giro, però di pomeriggio, e sono rientrato al tramonto. Domani aggiungo nuove foto per completare il percorso.  
Peccato che a un certo punto le batterie della fotocamera si sono scaricate, e quelle di scorta le avevo dimenticate in un'altra borsa... :-(

Come andare da Quartu a Cagliari in bici, e vivere felici!

Stamani mi sono svegliato prestissimissimo e così, invece di perdere tempo a gironzolare per la casa a riparare guasti fino all'ora di pranzo, dopo una frugale colazione a base di cozze alla catalana e pane e mortadella con panna e noci, ho inforcato il mio fedele cavallo d'acciaio deciso a farmi una bella girata.
Degli amici ciclisti tempo fa mi avevano informato dell'esistenza di una pista ciclabile "seria" che da Quartu S. Elena porta direttamente a Cagliari, e che a sentir loro addirittura terminerebbe nella centralissima Via Roma. Bella trovata! Si sa che tutte le strade portano a Roma, e quindi non è certo una novità. E così, anche se non vivo a Quartu ma molto più lontano, dopo averci caricato la bici, ancor prima del levar del sole, ho preso il treno e sono partito da lì.  
Zaino in spalla, riempito con tutte le macchine fotografiche che ho trovato, una borraccia d'acqua fresca a tracolla e un'altra nell'apposito porta borraccia sulla canna della bici, mezzo tegame di polenta avanzata dalla sera prima nel caso che durante il viaggio mi venisse fame, e per finire della grappa di un amico nuorese - che da queste parti chiamano "fileferru" -, utile nel caso dovessi avere dei problemi di digestione dopo il viaggio, perché di solito mi dà noia il treno. C'erano, è vero, avanzati insieme alla polenta, anche dei gustosi moscardini alla diavola, ma ho preferito conservarmeli per pranzo. E poi, se mi si fosse rovesciato il sugo nello zaino, ti saluto macchine fotografiche!
Arrivato a Quartu che il sole stava spuntando, senza niuno indugio ho preso la strada che mena all'interno del Parco del Molentargius - a quell'ora quasi deserto - e mi sono diretto subito alla vòlta dell'idrovora del Rollone. Che ormai conosco a memoria e me la sogno anche di notte! Colà, dalle pendici scrostate dei suoi muri adusti, si diparte una straducola che fiancheggia un canale, in certi punti spesso putido(sic!) per le acque ferme e infette, ma che proseguendo si purga e diventa quasi (ho detto quasi) trasparente. Frattanto il cielo si stava pennellando qua e là di nuvole quanto basta, e il fresco vento di maestrale che principiava a levarsi mi avrebbe reso più agevole il cammino se innanzi il pie' sul pedal colmo fia di fatiche e d'angoscia.



Questa è sempre l'idrovora del Rollone, vista dalla parte opposta, dove c'è l'altra pista ciclabile, esterna e parallela a quella che vediamo nelle immagini che seguono.





Dal Canale La Palma (che scorre davanti alla palazzina delle Saline), attraverso una rete di altri canali collegati tra loro e che sfociano in mare - tutti navigabili ma senza... inchino -, dalla Marina di Sant'Elmo (dove c'è la Rari Nantes), si arriva proprio di fronte all'idrovora del Rollone. E' da alcuni giorni che questi canali pullulano letteralmente di arditi canoisti che si divertono come matti!



Qui siamo dall'altra parte del canale (sulla strada che c'è di fronte al Rollone), e di fronte c'è la via che costeggia la Direzione dell'Ente Parco del Molentargius e le officine delle ex Saline di Stato.



Questo è il ponte che si vede nell'immagine seguente (visto dall'altro, riservato a ciclisti e pedoni, dal quale ho scattato la foto). Mentre quell'edificio alto, a più piani, che c'è sullo sfondo a sinistra, è la Direzione dell'Ente Parco.



Superato il ponticello della "dogana" che unisce il lembo di terra del Parco con quello dei primi quartieri di Cagliari (siamo nel rione La Palma), e superate anche le numerose vasche di evaporazione, si arriva alle "vecchie" officine delle Saline al cui interno sono custoditi veri e propri tesori di archeologia industriale.




In questa immagine, e nella seguente, le caratteristiche architetture delle Saline di Stato immerse in una selva di foltissimi pini. Se vi dovessero servire i pinoli per il "pesto" perché li avete finiti, potreste venire a raccoglierli qui...


 

Proseguendo, dopo l'officina e la direzione delle Saline di Stato e superati quei pini immensi attraverso le cui foltissime chiome non passa un raggio di sole (dei pinoli vi ho già parlato?...), si arriva al ponte che, a destra, conduce all'Asse mediano - una strada urbana a scorrimento veloce che unisce diversi quartieri cittadini e che termina, dopo gli Ospedali, sulla strada per Nuoro-Sassari-Olbia. 


Poco prima del ponte, sempre a destra e verso il canale, c'è l'ingresso della pista ciclabile che ci interessa (vedi foto seguenti). 


Entriamo, stando attenti perché è a doppia corsia di marcia ed è frequentata anche dai pedoni, e si comincia a pedalare fino a Cagliari dove si giunge, andando piano, in meno di un quarto d'ora.



Questo canale (che in pratica è quello che proviene dal Rollone e che abbiamo visto prima) arriva direttamente al mare, nei pressi della Marina di Sant'Elmo, a fianco della Rari Nantes. Anche qui, felici canoisti si avventurano pagaiando allegramente. Quella costruzione "cementizia" che s'intravede a destra in mezzo alle fresche frasche, è nientepopòdimenoché lo Stadio di Sant'Elia. Dove giocava il Cagliari di Gigi Riva! Bei tempi!



Veloce e comoda, è però un vero peccato che in molti punti ci siano delle erbacce che la... imbruttiscono un po'. E per non farla sfigurare sarebbe sufficiente una più attenta e costante manutenzione. Nell'immagine che vedete, anche se la bici è al contrario, siamo all'arrivo.


Cioè proprio davanti al molo di Sant'Elmo (protettore dei naviganti, e quello dei "fuochi" che durante i temporali in mare talvolta apparivano lungo le alberature dei piroscafi in navigazione). Qui la pista termina. Si prosegue perciò sulla destra, percorrendo per intero il vasto piazzale antistante il porticciolo della Rari Nantes, e qui l'occhio inevitabilmente cade sugli yath…, sulle joch…, sui yoch…, insomma, sulle barche che vi sono attraccate numerose e belle.

  





Di tanto in tanto, volgendo il guardo altrove, Cagliari appare in tutta la sua sfolgorante bellezza. Quanto mi piace questa città! E se vi dicessi, come vi dico, che mi ci hanno mandato "per punizione" il primo di luglio di quarantaquattro anni fa, quasi non ci credereste. Eppure è così. E me ne sono innamorato a tal punto che è come se ci fossi nato...



Da uno dei numerosi moli che si gettano in mare lungo la strada Rari-antistante-Nantes, sono visibili la Basilica di N. S. di Bonaria (sulla destra), e all'estrema sinistra la parte alta del "castello" di Cagliari.


Un centinaio di metri oltre la fine del porticciolo, la pista ciclabile riprende. Questa volta seguendo la costa e fiancheggiando l'altra, pedonale, molto bella e realizzata in listelli di legno marino con una "battagliola" di acciaio inossidabile, ma senza catenelle, che le fa da parapetto.
A destra, una folta e fresca pineta il cui profumo balsamico si diffonde tutt'intorno e smorza l'odore acre delle benzine bruciate dai motori delle auto che percorrono il vicino Viale Cristoforo Colombo.



La nostra pista continua e s'interrompe in prossimità del Liceo Scientifico Leon Battista Alberti, per riprendere più avanti "ambiguamente" insieme a quella pedonale. In pratica, si dovrebbe scendere dalla bici e proseguire a piedi. Ma siccome c'è abbastanza spazio per tutti, è sufficiente un po' di educazione da parte dei ciclisti... abusivi, e di tolleranza da parte dei pedoni d'ordinanza e la convivenza tra specie diverse dello stesso genere è assicurata.


Si passa di fronte alla sede dell'Ammiragliato della Marina Militare (dove c'è quel pontile), mentre comode e accoglienti panchine invitano il passeggero a fermarsi per un meritato riposo. Sullo sfondo, lontano, al centro, si riconosce la sagoma della Basilica di Bonaria, mentre a destra è inconfondibile il profilo della Sella del Diavolo. 




Il nostro viaggio finisce qui. Per ora. Se volete restare a Cagliari. Io, invece, che devo tornare indietro, mi devo affrettare. Prima che le cozze con la mortadella alle noci catalane e la polenta facciano il loro effetto. Meno male che il "fileferru" mi ha fatto digerire...
Infine, ma è giusto un dettaglio, non sono riuscito a capire il senso della segnaletica: cioè, divieto per le biciclette, anche se bisogna stare attenti a quelle che "procedono contromano"(?). E poi, se la legnosa passerella si può percorrere all'andata, cioè verso Cagliari (vedi segnaletica della sest'ultima foto), come mai non è consentito il viceversa?
Ecchévordì?...


Rientro a casa a sera inoltrata, a piedi, causa deprecabile foratura della ruota anteriore del mio birotato cavallo d'acciaio. Un'ora abbondante di scarpinata, e fotofinish di nuvole sulle montagne verso Serpeddì (quel monte sulla cui sommità, a destra, si vedono le antenne). 


Avevo finito tutta l'acqua, la polenta e il fileferru. Se l'avessi saputo, sarei rimasto a casa...
Cordialità & inchini,
Francesco