Salutamassòreta

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Cagliari Poetto degrado


Dopo la passeggiata all'interno del Parco, le "scie" nel cielo e... l'assalto delle formiche, il giro dell'altra mattina è proseguito fino al Poetto, all'interno del parcheggio di fronte al Lido. E quello che lì ho visto, anche se mi dispiace dirlo, non mi ha meravigliato più di tanto. Infatti, soprattutto la mattina che segue i bagordi domenicali dei maiali che frequentano quel parcheggio, non è raro assistere a simili "spettacoli". Dopo, è chiaro, qualche "anima buona" dotata di ramazza e pazienza farà pulizia e tutto tornerà normale; ma non è affatto normale che questo sconcio si ripeta ogni dì di festa.







 
Vi metto le solite foto, che spero servano a far vergognare almeno un po' gli autori di gesti simili, ma soprattutto siano utili a chi amministra la città per porvi rimedio. Magari sarebbe utile qualche vigile urbano che... vigili e, perché no, tornare indietro di qualche lustro quando si pagava, per il vetro - che estenderei anche alla plastica e alle lattine, sue degne succedanee - , il "vuoto a rendere".
Vuoi un beveraggio qualsiasi? Bene. Mi paghi una cauzione - che dovrebbe essere tale da scoraggiare l'abbandono del contenitore: vetro, plastica o lattina che sia - che ti restituirò quando mi riporti il vuoto. Potrebbe essere un'idea. Magari piacerà di meno ai commercianti che potrebbero temere un calo delle vendite, ma di sicuro vedremo in giro meno sporcizia.

2 commenti:

Flo ha detto...

Dai, su, avranno fatto una festa...
Sono gggiovani, ti ricordi quando eri giovane tu? Tu non hai mai fatto feste da gggiovane etcetc...
Che squallore, signora mia, che squallore!

Cecco Dotti ha detto...

Pur se sono stato giovane anch'io, non ricordo che i miei mi abbiano mai permesso di fare una festa. Soprattutto a casa. Anche perché, avendo la mamma molto ammalata sin da quando ero piccolo, mi sono dovuto sorbire diversi anni di collegio (meno male che nessuno era a conduzione pretesca, ma laica) e di trasferimenti presso parenti in altre città, prima di partire militare. Mi sono sbronzato solo una volta in vita mia, a una festa a casa di una compagna di scuola, non per la quantità di alcol ingerito ma probabilmente per la mescolanza di elementi, tra loro (e me) evidentemente incompatibili. E poi non ricordo cosa voglia dire sbronza, perché quella fu l'unica volta. A Venezia, molti anni fa, a una festa con alcuni amici universitari uno dei quali, cileno, aveva con sé un po' di hashish, provai a metterne una presina mischiata a tabacco dentro la pipa e a fumarlo, ma non mi fece alcun effetto. Anche in quel caso fu la prima e l'ultima volta, e da allora non ho mai avuto la tentazione di riprovare, né con l'hashish né con altra robaccia. Mi bastano - e avanzano - le mie care e amate Muratti, che ormai fumo da una cinquantina d'anni. Per tutto il resto, intendo i rimasugli di ciò che giornalmente consumo: fazzolettini di carta, cicche e altri piccoli avanzi, se sono in macchina li lascio lì (ho due bicchieri di vetro che uso come portacenere, visto che le auto "moderne" pare che ne siano sprovviste) e poi, quando quasi traboccano, provvedo a ripulire. Se invece sono per la strada, la carta me la metto in tasca e per i mozziconi spenti non ho problemi perché quando cammino non fumo. Al massimo, se mi capita, c'è sempre un contenitore dove depositarli. E nello stesso modo ho abituato i miei figli, che mai e poi mai si sognerebbero di gettare sporcizia per terra! Credo che i giovani d'oggi, a parte le eccezioni che fortunatamente esistono, abbiano sofferto sin da piccoli di una patologica mancanza d'educazione, che sarebbe dovuta partire dalla famiglia per continuare a scuola e da perpetuare nelle istituzioni. Da impartire, all'occorrenza, anche in modo rigido, deciso, ma soprattutto costante e coerente. Se ti dico che questo non si fa o non si tocca, te lo ripeto al massimo due, tre volte, poi ne subisci le conseguenze. Che possono andare dal leggero scapaccione/sculaccione alla punizione di varia ed eventuale natura. Prova un po' a toccarli oggi! Come minimo ti denunciano!
Mi ricordo che quando i miei figli erano ancora piccoli (tra loro ci sono quattro anni di differenza) desideravo che vedessero l'alba, una qualunque, che avevo programmato nei giorni di festa o di vacanza. E siccome non si volevano alzare presto perché era festa, dopo averli avvertiti che la mattina seguente sarei andato a svegliarli, alle loro rimostranze replicavo che almeno un'alba nella vita bisognava vederla. Una volta vista, avrei lasciato loro la scelta se vederne altre oppure no. Oggi, che hanno una quarantina d'anni tutti e due, quando possono, certi spettacoli della natura non se li perdono! Non sono né frustrati, né repressi e/o si sentono oppressi, ma con il dovuto insegnamento si sono... autodisciplinati nel corso degli anni. Hanno un buon lavoro da diversi anni e si sono resi indipendenti da subito. E, se ci pensi bene, quella prima volta dell'alba in fondo hanno rinunciato a un paio d'ore di sonno e basta...
Se anziché nascere in Toscana e vivere in Sardegna fossi nato in Libia, è probabile che avrei proposto loro una traversata del deserto Libico-Nubiano a piedi. Perché almeno una volta nella vita una traversata a piedi di un deserto, qualunque esso sia, te la devi fare! :)
Come al solito mi abbandono a romanzate risposte che spero non ti annoino. Altrimenti ti prego di scusarmi. Avrei potuto sintetizzare con un "hai ragione, è proprio uno squallore", ma mi sembrava davvero pochino...
Se per qualche giorno sarò assente, non ti preoccupare. Ho degli impegni che ti racconterò in privato. Anche per non dilungarmi oltre.
Un abbraccio e a presto!