Salutamassòreta

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Ferragosto



L’altra mattina mi sono svegliato scoprendo di essere più incazzato del solito. Me ne sono accorto allorché, complice il caldo atroce che da giorni ci opprimeva e di notte non ci ha fatto chiudere occhio, ho tentato invano di far mangiare una manciata di semi di girasole al pappagallo per le incontinenze notturne che ho sotto al letto, convinto che, in quanto pappagallo, ne fosse ghiotto.
Poi, lasciato perdere il pappagallo schifiltoso, ho aperto le finestre al nuovo giorno e, vista la magnifica giornata di sole, mi sono fatto coraggio. Ho fissato nel profondo delle pupille la mia Signora, e le ho detto ghignando: “Basta, con la paura del traffico e delle file! Oggi si va al mare! E ci andiamo prima che arrivi Ferragosto, così troviamo le spiagge libere e freghiamo tutti!”.
Così abbiamo infilato a forza i due sgabelletti da spiaggia dentro la Panda color “giallo ottimista”, l’ombrellone grande, due asciugamani, la borsa-frigo con le bevande dissetanti, la scatola nera del nuovo progetto ministeriale “Guidi sicuro se eviti il muro”, il navigatore satellitare usato e acquistato su internet che mi avverte in gaelico degli autovelox e delle file, e ci siamo avviati felici come pasque verso i desïati lidi.
Per l'occasione avevo preso con me, non si sa mai, anche la nuova “Piantina degli Ingorghi e dei Lavori in Corso”, stampata appositamente per i turisti, con allegato il “Vademecum del Sopravvissuto alle Code e alle Buche”. Poi, a 30 all’ora, dietro una colonna infame diretta verso il mare, ci siamo trovati quasi subito imbottigliati per 45 minuti nella fila formatasi agli svincoli e alle rotatorie, non segnalata dal navigatore usato che ha solo la mappa dell’Alta Brianza scritta in iraniano antico.
“Oggi ci facciamo un bel bagno nelle acque cristalline del golfo!”, ho gridato esultante alla mia Signora imboccando contromano lo svincolo per Marebello ed evitando una carovana di cicloturisti affiancati per quattro che mi hanno gridato dietro parole incomprensibili, tranne una indirizzata a mia mamma.
Arrivati nel borgo di Quisisuda verso le 11, superati tre ingorghi rapidi da soli 25 minuti cadauno e attraversato il centro dell’amena cittadina in meno di mezz’ora, finalmente potevamo dire di avere a nostra disposizione l’intero litorale. Verso le 13,30, sotto un sole di rame a 40 gradi che non se ne poteva più dal caldo,
abbiamo visto in lontananza qualcosa che luccicava e che vagamente ci ricordava il mare. "Vado a vedere com'è il posto. Tu aspetta qui. Torno subito!", ho detto alla consorte dopo aver parcheggiato la macchina in quadrupla fila con le ruote davanti dentro la cunetta fino al parafango incamminandomi verso quella che doveva essere una spiaggia. Arrivato a destinazione, mi ha festosamente accolto la muraglia umana di bagnanti con ombrelloni, sdraio con bagnanti, pedalò a due piani muniti di scivolo e trampolino olimpionico, telefonini squillanti, ambulanti abusivi semoventi carichi fino all'inverosimile e mamme urlanti "Gianfilippo, mettiti subito i braccioli", "Pier Ugo, devi aspettare tre ore prima di fare il bagno!", "Guidubaldo, controlla tuo figlio perché è sparito sott'acqua da dieci minuti e io sono impegnatissima a cambiarmi il profilo su feisbùc!".  
"Strano", ho pensato, "un amico ci aveva detto che qui avremmo trovato facilmente posto; che lui c’era stato due volte, a dicembre e a marzo, e non aveva trovato nessuno". Già, ma ora siamo in agosto e, nonostante la crisi sbandierata ai quattro venti, lì, dove diceva il mio amico, c’erano solo posti in piedi. Intanto, a proposito di venti, se n’era levato uno di scirocco, mostruoso, le cui raffiche fortissime facevano volare via ombrelloni, stuoie e sgabelletti, lasciando solo i pedalò a due piani, i bagnanti coi telefonini e i venditori abusivi semoventi.
Così, alle due del pomeriggio, siamo tornati sulla strada con un sole a piombo che scioglieva l’asfalto. Abbandonati sul ciglio della strada i sandali, la cui suola si era nel frattempo vulcanizzata col manto bituminoso della SS 125, evitando i miraggi e raccomandandoci ai santini da collezione
acquistati in edicola che ho sul cruscotto, – prima uscita sei santini, più una vite del Jumbo Jet, a € 1,99 –, abbiamo deciso di rifugiarci all’ombra di una pineta qualsiasi, da quelle parti numerose lungo il litorale. Però non avevamo tenuto conto che da qualche anno le amministrazioni locali hanno la facoltà di imporre un pedaggio per molti accessi al mare, pinete comprese, e se non hai quella che si chiama una botta di culo a trovare un ingresso libero, se devi parcheggiare l'auto ti devi svenare. 
A meno che tu non decida di lasciarla lungo la carreggiata, prima dell’ingresso, farti un paio di chilometri a piedi sotto il sole carico come un mulo alpino e poi passare il resto della giornata a pregare che nessuno nel frattempo ti abbia fatto la multa per divieto di sosta. Anche se l’hai parcheggiata bene e hai lasciato lo spazio sufficiente per due Tir.
Ma chi se ne frega! ho pensato. In fondo, la giornata era ancora all'inizio, avevamo i panini col salame, l’acqua fresca, gli sgabelletti e gli asciugamani. Così, ci siamo infilati in una polverosa stradina sterrata in mezzo al bosco e finalmente, senza pagare pedaggi e altri esosi balzelli, verso le 15.30 siamo giunti ai margini di una pineta a caso, proprio sul mare che lambiva una bassa scogliera aguzza di punte rocciose disseminata di croci, nei pressi della borgata di Lu Bagnu Disperatu.
Il vento di scirocco intanto era rinforzato, il mare spumeggiava e gli spruzzi ci arrivavano addosso. Una ventata, più forte delle altre, mi ha fatto volare via lo sgabelletto scagliandolo sulla portiera della Panda sempre meno ottimista e, proprio mentre aprivo il panino per chiedere alla mia Signora se mi poteva aggiungere una fettina di salame in più, la malefica folata scirocchesca mi ha portato via tutte le altre fette lasciandomi il panino vuoto. Sono stato salvato solo dalla generosità della consorte, che mi ha dato una parte del suo al quale era volata via solo la metà del coperchio lasciando per fortuna intatta l’imbottitura salamesca.
Finito il “pranzo” e dato fondo a tutte le bevande, non potendo fare il bagno per le condizioni del mare e della infìda scogliera, fatta almeno la pipì (non controvento, perché non sono mica scemo!), abbiamo deciso che forse sarebbe stato meglio rientrare a casa. 

Incazzati come iene e col fegato a pezzi, io, la mia Signora e la Panda ormai giallo epatite, abbiamo preso la via del ritorno.
Giunti a casa verso le 19, nella fresca penombra delle pareti domestiche e sotto una doccia ristoratrice, ci siamo abbandonati a una isterica risata liberatoria sognando spiagge deserte e mari meravigliosi.
Francesco Dotti (turista a caso)


4 commenti:

Tomaso ha detto...

Caro Francesco, ferragosto se ne è andato, e io mi è arrivato un'altro grattacapo, ci mancava che mi venissero le piaghe in bocca causate sempre dal sangue, qualcosa manca ma ancora non è chiaro, la vitamina B12 è nuovamente a posto ma il male in bocca è rimasto, devo mangiare solo frullati per che mi è doloroso masticare, spero che trovino rimedio!!!
Ciao e buona giornata con un forte abbraccio e un sorriso:-)
Tomaso

Flo ha detto...

Dimmi che è una bufala feisbuk-style e che ieri non sei andato al mare!!!!
Io alle 15:40 ho messo in moto la mia vettura e mi sono diretta verso casa. Ho guidato pianissimo perché non avevo voglia di fare il pieno e avevo il serbatoio mezzo vuoto, ho occupato diligentemente la prima corsia per i 302 km di autostrada e, siccome chi va piano arriva tardi ma arriva, alla fine sono arrivata. Tanto non mi aspettava nessuno, quindi perché correre?
E che traffico, signor mio, che traffico!!! Evidentemente troppi milanesi hanno pensato bene di fare partenze intelligenti!!!

Cecco Dotti ha detto...

Caro Tomaso, che dire se non che mi dispiace un sacco che tu stia poco bene...
Io di queste cose non m'intendo, e darti consigli che tu non abbia già sperimentato mi sembra quasi inutile.
Io, quando mi è capitato di avere un po' d'infiammazione in bocca causata dalle arachidi o dai pistacchi (ne vado matto), l'ho risolta facendo per qualche giorno degli sciacqui con lo Iodosan diluito in 1/2 bicchier d'acqua e tenuto per un po' in bocca... Se non hai ancora provato, chiedi prima consiglio al tuo medico e poi provaci. In fondo, gli sciacqui non dovrebbero avere controindicazioni.
Mi dispiace davvero! Ti auguro che trovino la giusta cura e cerca di guarire presto!
Grazie per essermi venuto a trovare nonostante tutto, e forza Tomaso!
Un forte abbraccio e a presto con notizie migliori,
Francesco

Cecco Dotti ha detto...

Ciao Flo! Evviva che sei tornata!! ♥ ♥ ♥
Ma quale bufala! Che non vado al mare a ferragosto è da quando ero bambino. Anzi, quando ero bambino non sapevo neppure che giorno era ferragosto, perché con tutta la famiglia partivamo per le vacanze appena finite le scuole (mi pare i primi di giugno).
Al mare, a Forte dei Marmi o a Tonfano, dove il babbo prendeva in affitto una casa, ci restavamo fino alla fine di luglio; poi, ad agosto partivamo per la montagna (Prunetta o Prataccio, sopra Pistoia) e restavamo lì per tutto il mese. A settembre, fino verso la metà, tornavamo al mare sempre al Forte. Bei tempi!! Ricordo che alla Bussola c'erano Mina e la Vanoni, alla Caravella Renato Carosone e Gegè di Giacomo, e al Cinquale Fred Bongusto!
E da grande, almeno per quanto riguarda il ferragosto, non ho mai abbandonato le tradizioni di famiglia: a casa! Poi, da sposato, per subentrate ristrettezze economiche, ho dovuto dire addio anche alle vacanze. Tanto ero in Sardegna ed ero in vacanza tutto l'anno! ;)
Scusami, ma invece che intelligenti certe partenze le definirei "avventate". Ma capisco anche che chi lavora tutto l'anno ha scelte limitate e si deve adeguare...
Probabilmente dovrebbero differenziare le chiusure delle aziende e delle attività, suddividendole tra luglio e agosto, in modo da limitare anche il traffico. E poi oggi, a differenza del babbo che aveva la 600 e in casa c'era una macchina sola, tutti hanno più di una macchina e ognuno va per conto suo!
Ciao, grazie, un caro abbraccio e a presto,
Francesco